
New York sfida i super-ricchi: il sindaco Mamdani impone la tassa, il miliardario Griffin fugge a Miami
Tasse sulle seconde case di lusso a New York per racimolare 500 milioni. Il fondatore di Citadel Ken Griffin reagisce trasferendo investimenti e posti di lavoro in Florida.
Lo scontro tra il sindaco di New York Zohran Mamdani e il miliardario Ken Griffin segna un punto di svolta nella politica fiscale americana. Tutto è nato da un video diventato virale – oltre cinquanta milioni di visualizzazioni – in cui Mamdani, davanti all’attico di Griffin sulla Fifth Avenue, annunciava una nuova imposta sulle proprietà di lusso destinate a seconde case, i cosiddetti pied-à-terre. La tassa, già inserita nella legge finanziaria dello Stato di New York con il sostegno della governatrice Kathy Hochul, mira a raccogliere cinquecento milioni di dollari l’anno per colmare il deficit cittadino.
Griffin, dal palco della Milken Conference di Beverly Hills, ha definito il video «inquietante e strano», accusando il sindaco di attaccare il successo altrui. Con un annuncio che ha fatto tremare Manhattan, il fondatore di Citadel ha dichiarato di voler raddoppiare gli investimenti a Miami, trasferendo uffici e occupazione in Florida. La polarizzazione tra una New York che alza le tasse e una Florida che corteggia i capitali è il nuovo spartiacque della geopolitica economica statunitense.
A Washington, intanto, l’ex presidente Barack Obama ha elogiato Mamdani come «un talento straordinario», segnando una spaccatura nel Partito Democratico tra l’ala progressista e quella moderata. La stampa conservatrice, con il Wall Street Journal e il Washington Post in testa, ha invece bollato l’iniziativa come una «tassa sull’invidia» destinata a fallire sia sul piano fiscale che su quello morale. L’effetto concreto, per ora, è che un contribuente miliardario sposta il suo quartier generale altrove: un campanello d’allarme per ogni città che tenti di tassare la ricchezza senza offrire contropartite credibili.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la lezione è chiara. Città come Milano e Roma, che da anni discutono di misure analoghe sugli immobili di lusso, osservano con attenzione: il rischio di un effetto fuga dei capitali verso paradisi fiscali interni – come Miami per gli Usa, o il Lussemburgo per il Vecchio continente – potrebbe vanificare ogni tentativo redistributivo. Il confronto tra Mamdani e Griffin non è solo una scaramuccia mediatica: è il banco di prova di un modello di governance che prova a conciliare equità e attrattività, in un’epoca in cui i grandi patrimoni si muovono con la velocità di un clic.
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