
Ochoa e il sesto Mondiale: il Messico già qualificato può concedergli il traguardo
La vittoria con la Corea del Sud ha blindato il primo posto del Gruppo A, aprendo alla staffetta tra i pali contro la Repubblica Ceca e sciogliendo i dubbi sul distintivo FIFA.
Il Messico ha ipotecato il primo posto del Gruppo A con la vittoria per 1-0 sulla Corea del Sud, firmata da Luis Romo dopo un errore del portiere avversario. La Nazionale di Javier Aguirre, co-organizzatrice del torneo, è la prima ad accedere agli ottavi di finale, forte di due successi senza reti al passivo.
L’allenatore, al terzo incarico sulla panchina del Tri, ha zittito le critiche che accompagnavano la sua nomina. «Il calcio giudica solo l’ultimo risultato: se vinci sei il migliore, se perdi il peggiore», ha commentato con pragmatismo dopo la gara. Il clima disteso ha spinto Aguirre a concedere un pomeriggio libero alla squadra, permettendo ai giocatori di riabbracciare le famiglie prima di preparare la sfida con la Repubblica Ceca.
Con la qualificazione già in tasca, l’attenzione si sposta sul turnover. In particolare, su Guillermo Ochoa: il quarantenne portiere, convocato per il sesto Mondiale consecutivo (eguagliando Messi e Cristiano Ronaldo), non ha ancora giocato un minuto. La FIFA aveva annunciato un distintivo onorario per chi raggiungesse il traguardo delle sei partecipazioni, ma il regolamento prevede almeno una presenza in campo: Ochoa, rimasto in panchina nel 2006, 2010 e nelle prime due gare del 2026, rischiava di non riceverlo. Oltre a lui, Carlos Acevedo, Mateo Chávez e Guillermo Martínez attendono il debutto.
Il Messico non utilizza due diversi portieri in una fase finale dal 1978. Raúl «Tala» Rangel, protagonista di parate decisive contro i sudcoreani, resta il titolare designato, ma Aguirre ha ammesso che la situazione di classifica consente di gestire le energie. «Non sono qui per distribuire onori», ha precisato il tecnico, lasciando però intendere che contro la Repubblica Ceca potrebbero esserci cambi. Per Ochoa, scendere in campo all’Estadio Azteca – tana del club América dove è cresciuto – avrebbe un valore simbolico straordinario.
La partita di Città del Messico si annuncia dunque come un crocevia di emozioni e calcoli. Gli europei cercheranno punti per sperare nel passaggio del turno, mentre il Tri potrà gestire con serenità, regalando forse l’ultimo palcoscenico al suo veterano più illustre. Un atto conclusivo di una carriera mondiale che, senza questo scampolo, resterebbe monco di fronte alla storia.
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