
Ondate di calore: l’accesso al raffrescamento è il nuovo indicatore di disuguaglianza
Con 60mila morti l’anno in Europa per il caldo, l’aria condizionata è ormai una protezione sanitaria, ma in Italia una famiglia su due ne è sprovvista e i costi gravano sui più poveri.
La prima ondata di calore dell’estate ha causato 2.000 morti in eccesso in Francia in una settimana e 200 in Svizzera. Il corpo umano tollera poco: la temperatura interna deve restare a 37 gradi; a 39 si sta male, a 40 si rischia la vita, ricorda il medico Christophe de Jaeger. Il sudore è il meccanismo di raffreddamento più efficace, ma fallisce con la disidratazione. L’acclimatazione a breve termine è possibile solo per alcuni – come gli atleti ai Mondiali di Doha 2019 in condizioni controllate – ma il susseguirsi rapido delle ondate impedisce all’organismo di recuperare, avverte l’epidemiologo Rémy Slama.
In Europa il caldo uccide circa 60.000 persone l’anno. L’aria condizionata riduce la mortalità e migliora sonno e capacità cognitive, ma in Italia solo una famiglia su due la possiede. Il suo uso aumenta del 15% i consumi elettrici annui, con un costo fortemente regressivo: in uno studio su 25 Paesi, le famiglie più ricche spendono tra lo 0,2 e il 2% del reddito per il raffrescamento, quelle più povere fino all’8%, spiega Giacomo Falchetta del Cmcc. La spesa per rinfrescare casa è così diventata un indicatore di povertà energetica, che in Italia riguarda 2,4 milioni di famiglie (9,1%).
La crisi climatica è anche il prodotto di scelte politiche. Un rapporto del Réseau Action Climat (luglio 2026) documenta come destra ed estrema destra europee abbiano smantellato le protezioni ambientali in venti provvedimenti Ue. In Italia, il presidente del Senato La Russa ha minimizzato: «Ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo». Persino in Svezia, dove l’ondata del 2018 fece 700 morti, gli anziani nelle case di riposo devono pagarsi l’aria condizionata, nonostante l’Oms la consideri salvavita. Il governo svedese ha annunciato un tetto massimo di temperatura interna nelle strutture sanitarie, ma a Helsingborg i fondi per l’isolamento degli edifici non coprono i climatizzatori.
La protezione dal caldo, sostiene Falchetta, non può dipendere dal reddito. Servono aiuti pubblici per le fasce più esposte e una rapida decarbonizzazione. Il fotovoltaico sui tetti può compensare circa metà dell’aumento dei consumi da condizionatori, secondo uno studio Cmcc. A livello globale, i consumi per il raffrescamento residenziale potrebbero raddoppiare entro il 2050: l’impatto climatico dipenderà dalla velocità con cui le rinnovabili sostituiranno le fonti fossili.
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