
Ormuz, lo specchio di una guerra senza tregua: fallita la diplomazia, ripartono gli attacchi
Il fragile altolà che per due settimane aveva sospeso le ostilità nel Golfo Persico è crollato senza che le delegazioni di Teheran e Washington trovassero la forza di sedersi al tavolo di Islamabad. Gli iraniani hanno accusato gli Stati Uniti di aver imposto condizioni vessatorie; dall’altra parte, l’amministrazione Trump ha esteso a tempo indeterminato la tregua in attesa di un piano di pace che, al momento, nessuno sembra intenzionato a presentare. Il risultato è un ritorno al copione già visto: intercettazioni, assalti e rivendicazioni di sovranità sullo stretto di Ormuz, il passaggio attraverso cui transita un quinto del petrolio e del gas mondiale.
Dal punto di vista di Washington, la cattura di tre petrolieri iraniani in acque asiatiche – al largo di India, Malaysia e Sri Lanka – rappresenta un allargamento del blocco navale già imposto, un modo per stringere la morsa senza però varcare la soglia di una guerra aperta. La prospettiva di Teheran è speculare: due portacontainer sono stati attaccati nel tratto di mare conteso, a dimostrazione che il regime non tollererà violazioni del proprio spazio marittimo finché durerà l’embargo. La diplomazia, insomma, langue, e intanto le cancellerie europee guardano con crescente ansia a uno scacchiere che rischia di destabilizzare le catene di approvvigionamento energetico.
Per l’Italia, che importa una quota significativa di greggio dal Medio Oriente e ha interessi diretti nella stabilità del Mediterraneo allargato, ogni scossone a Ormuz si traduce in un rialzo dei prezzi alla pompa e in pressioni sui conti pubblici. Gli analisti di Bruxelles sottolineano che, senza un mediatore credibile, il conflitto rischia di trascinarsi in un eterno stallo fatto di rappresaglie calibrate. L’ottica di Pechino, nel frattempo, è quella di chi osserva da lontano ma subisce il contraccolpo: la Cina è il primo importatore di greggio iraniano e qualsiasi interruzione marittima mette in crisi le sue raffinerie.
In assenza di una ripresa del dialogo, il prossimo passo potrebbe essere un inasprimento del blocco o un incidente capace di trasformare la guerra strisciante in un conflitto aperto. Il tempo della tregua è finito, quello della trattativa non è ancora cominciato.
Allarga lo sguardo
Trump sospende l’attacco all’Iran, ma Teheran smentisce di aver chiesto la tregua
2 lingue · 74 testate
Da Economy & MarketsIl Messico rimbalza dell’1,5% nel secondo trimestre, il miglior dato in oltre cinque anni
1 lingua · 18 testate
Da TechnologyGIIAS 2026: Chery lancia la Q con prenotazione solo online, 6.000 ordini in poche settimane
1 lingua · 15 testate