
Oro e argento in caduta libera: dollaro forte e timori d'inflazione mettono in fuga gli investitori
I metalli preziosi registrano i minimi di maggio. Pesano la forza del biglietto verde, l'impennata dei rendimenti e le tensioni geopolitiche.
L'oro ha toccato ieri il livello più basso in oltre una settimana, con un tonfo del 2,6% a 4.527 dollari l'oncia, mentre l'argento è precipitato del 9% a 77,5 dollari, in quella che si profila come la peggiore settimana per il comparto da molti mesi. La stretta è arrivata da una combinazione micidiale: il dollaro ha guadagnato oltre l'uno per cento in sette giorni, rendendo più costoso il metallo per chi detiene altre valute, e i rendimenti dei Treasury sono risaliti alimentati dalle attese di una politica monetaria ancora restrittiva. Secondo gli analisti dei mercati mediorientali, il rialzo dei prezzi energetici legato alle tensioni in Medio Oriente ha riacceso lo spettro dell'inflazione, spingendo gli investitori a scommettere su un rialzo dei tassi già a dicembre del 2026, ipotesi che ha tolto appeal al lingotto privo di rendimento.
Il contesto geopolitico ha aggravato il clima di incertezza. Il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping, seguito con massima attenzione da Pechino a Washington, non ha prodotto passi avanti significativi, deludendo le aspettative di una distensione capace di allentare le pressioni sui mercati. Per gli osservatori di Mumbai, dove il mercato interno è stato scosso anche dalle misure restrittive indiane sulle importazioni d'oro, la mancanza di accordi concreti ha tolto ogni sostegno al metallo giallo. I futures sul greggio intanto continuano a salire, e in questo quadro l'argento – più sensibile al ciclo economico – ha subito perdite ancora più pesanti: il contratto luglio sulla borsa di New York ha chiuso a 77,5 dollari, con un tonfo settimanale del 4,1%.
Le implicazioni per la politica monetaria sono ormai al centro del dibattito. Gli operatori di San Paolo e di Londra convergono nel ritenere che la Federal Reserve potrebbe rinviare ulteriormente il taglio dei tassi, mentre la Banca Centrale Europea si trova di fronte a un dilemma analogo, con l'inflazione di fondo ancora lontana dagli obiettivi. Per l'Italia, che importa quasi tutto l'oro e l'argento di cui ha bisogno per la gioielleria e l'industria, il calo dei prezzi potrebbe tradursi in un sollievo temporaneo sui costi di approvvigionamento, ma la volatilità resta alta e le banche centrali emergenti continuano ad accumulare riserve auree per diversificare gli asset.
Guardando avanti, gli analisti di Bruxelles sottolineano che la traiettoria del dollaro e delle materie prime energetiche resterà decisiva. Se il conflitto in Medio Oriente dovesse allargarsi, il recente rimbalzo dell'oro potrebbe rivelarsi solo una pausa prima di una nuova fiammata speculativa. Ma per ora, con la liquidità che torna a preferire il reddito fisso, i metalli preziosi pagano il conto di una crescita troppo rapida delle aspettative inflazionistiche. La prossima settimana, i dati sull'occupazione americana e le mosse della Fed saranno il vero test per capire se questa correzione è destinata a proseguire o se si tratta di un'occasione per rientrare a costo inferiore.
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
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| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
L'oro e l'argento perdono terreno sui mercati indiani, con i futures in netto calo a causa del rinnovato timore inflazionistico legato all'impennata del greggio e alle tensioni con l'Iran. L'attenzione è tutta sull'imminente vertice Trump-Xi, mentre il dollaro forte e i rendimenti obbligazionari in rialzo allontanano la prospettiva di tagli dei tassi. La cronaca resta tecnica e orientata ai dati, senza allarmismi.
L'oro accelera la discesa verso la peggiore perdita settimanale, stretto nella morsa tra l'impennata dei prezzi energetici che alimenta l'inflazione e la persistenza di tassi d'interesse elevati. Il mercato trattiene il fiato in attesa del vertice Trump-Xi, mentre il metallo pregiato scivola ai minimi da oltre una settimana. Il tono è teso e allarmato, con termini come 'emorragia' per descrivere il calo continuo.
L'oro scende fino all'1% dopo che i dati statunitensi sulla produzione industriale hanno mostrato un'accelerazione dell'inflazione ad aprile, rafforzando le scommesse che la Federal Reserve manterrà i tassi elevati a lungo. La prospettiva di tagli dei tassi si allontana, mentre il mercato guarda al vertice Trump-Xi come possibile fonte di ulteriore incertezza. La copertura è misurata e si basa sui dati macroeconomici, con un tono distaccato.
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