
Prezzi del petrolio in calo nonostante la guerra Usa-Iran e le rotte ancora attive
Dopo il balzo di mercoledì, Brent e WTI perdono terreno giovedì mentre le petroliere continuano a transitare nonostante i blocchi.
I prezzi del petrolio sono scesi nelle contrattazioni di giovedì 30 luglio, invertendo parzialmente il rally della vigilia. Il Brent, quotato a Londra, è arrivato a 89,45 dollari al barile con un calo dell’1,42%, mentre il West Texas Intermediate statunitense ha perso lo 0,66% scendendo a 83,90 dollari. Il giorno precedente entrambi i benchmark avevano registrato rialzi eccezionali – quasi l’8% per il Brent e oltre il 6% per il WTI – dopo un’escalation militare tra Washington e Teheran.
Il movimento riflette la valutazione dei trader sulla tenuta delle forniture mediorientali. Nonostante la quasi totale chiusura dello Stretto di Hormuz, bloccato dall’Iran, e la minaccia degli Houthi yemeniti di bloccare le navi saudite nel Mar Rosso, le petroliere continuano a muoversi. Secondo Rystad Energy, circa 13 milioni di barili al giorno vengono ancora esportati dal Golfo Persico. I dati preliminari mostrano che martedì 39 navi cargo hanno attraversato lo Stretto di Bab el-Mandeb verso il Mar Rosso, il numero più alto dal 19 luglio.
Gli analisti sottolineano che i volumi complessivi sono ridotti ma il greggio continua a uscire dalla regione attraverso canali alternativi. «Finché la possibilità di attraversare Hormuz è una questione di fortuna, il premio di rischio nei prezzi rimarrà», ha commentato Tim Waterer di KCM Trade. Tony Sycamore di IG ha aggiunto che più a lungo persiste la situazione, più le rotte alternative eroderanno la capacità iraniana di usare lo stretto come leva.
Intanto gli attacchi continuano. Nella notte tra mercoledì e giovedì le forze statunitensi hanno condotto una serie di bombardamenti di due ore su decine di obiettivi dei Guardiani della Rivoluzione in Iran. Mercoledì l’Arabia Saudita aveva partecipato per la prima volta pubblicamente a raid aerei americani contro milizie filoiraniane in Iraq. Il prossimo elemento da osservare è l’evoluzione della diplomazia: l’Iran ha respinto la proposta dell’Oman per una gestione regionale congiunta di Hormuz, mentre Riad cerca di costruire una coalizione per proteggere il traffico nel Mar Rosso.
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La Russia osserva con distacco i movimenti del greggio, inserendo gli attacchi americani in un quadro di normalità.
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