
Putin gela Zelensky: «La sua lettera è maleducata, non ci sarà incontro»
Il leader russo bolla come 'grossolana' la lettera di Zelensky che proponeva un vertice per il cessate il fuoco. Kiev: 'Putin sceglie ancora la guerra.'
La porta del Cremlino si richiude senza appello sulla proposta di Volodymyr Zelensky di un faccia a faccia per negoziare la fine della guerra. Dalla plenaria del Forum economico internazionale di San Pietroburgo, Vladimir Putin ha liquidato la lettera aperta del leader ucraino definendola “grossolana” e “maleducata”, e ha ribadito che un vertice al momento “non ha alcun senso”. Il presidente russo ha insinuato che l’invito di Zelensky fosse in realtà una mossa studiata per rendere impossibile un incontro, anziché facilitarlo, e ha fissato una condizione preliminare: prima dovranno essere gli esperti a definire i termini di un accordo di pace. Fino ad allora, ha aggiunto, le operazioni militari continueranno fino al raggiungimento degli obiettivi strategici, che includono il controllo del Donbass e della Crimea e una sostanziale resa politica di Kiev.
La missiva di Zelensky, indirizzata direttamente a Putin e inviata per conoscenza a diverse cancellerie occidentali, aveva rotto un lungo silenzio epistolare proponendo un cessate il fuoco immediato e un incontro in un paese terzo – Svizzera, Turchia o una nazione araba – per un negoziato che mettesse fine a oltre quattro anni di conflitto. Il leader ucraino non aveva risparmiato critiche pungenti ai ventisei anni di potere del suo omologo, arrivando a sfiorare l’ironia sull’età. Il portavoce Dmitry Peskov aveva immediatamente ribattuto che “Zelensky può venire a Mosca quando vuole”, ma la risposta diretta di Putin ha spento ogni spiraglio.
Secondo le analisi circolate nelle capitali europee, la mossa di Zelensky era calibrata per smascherare l’intransigenza di Mosca in un momento in cui l’attenzione americana appare assorbita dalla crisi iraniana, e per parlare a un pubblico interno russo che – come sostenuto nella lettera – sarebbe stanco di missili, inflazione e scarsità di carburante. Dalla prospettiva del Cremlino, invece, accettare un summit significherebbe legittimare un’interlocuzione paritaria con una leadership che la propaganda ufficiale descrive come illegittima e “nazista”. Gli osservatori del Medio Oriente e dell’Asia notano come il rifiuto confermi la consolidata dottrina russa di “negoziare combattendo”, nella convinzione che il tempo giochi a favore di Mosca.
La replica di Kiev non si è fatta attendere: “La Russia sceglie ancora la guerra”, ha dichiarato Zelensky, accusando Putin di debolezza e di voler proseguire un conflitto che favorisce solo i profittatori. Nelle stesse ore, droni ucraini hanno colpito un terminale petrolifero nei pressi di San Pietroburgo, a poca distanza dalla sede del forum, in un’escalation dal forte valore simbolico. Mentre le diplomazie europee esprimono sconforto, resta viva la sensazione che lo stallo non sarà rotto da gesti plateali, ma solo dalla pressione militare o da un cambiamento degli equilibri internazionali.
L’Italia e l’Unione Europea osservano con crescente apprensione: il fallimento della via diplomatica prolunga una guerra che incide sui prezzi dell’energia e sulla stabilità del continente. L’ipotesi di un nuovo negoziato mediato da Donald Trump, evocata in passato, appare oggi più distante che mai. Se Mosca continuerà a subordinare ogni dialogo alla capitolazione ucraina, e Kiev a difendere la propria sovranità senza cedere territori, l’orizzonte rimarrà quello di un logoramento reciproco in cui l’unica certezza è l’assenza di pace.
| Stampa europea continentale | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
| Stampa iraniana e affini | +0.30 | aligned |
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
Putin rifiuta l'incontro invocato da Zelensky, liquidandolo come privo di interesse. Il leader ucraino accusa Mosca di scegliere ancora la guerra, alimentando l'indignazione europea per la chiusura russa.
La stampa atlantica sottolinea la lettera pungente di Zelensky e il rifiuto secco di Putin, con lo sguardo rivolto all'Iran come distrazione statunitense. Prevale lo scetticismo sulla realizzabilità dell'incontro, sottolineando che la proposta arriva mentre Washington è assorbita dalla crisi iraniana.
I media legati al regime iraniano interpretano la lettera di Zelensky come un gesto disperato e privo di concretezza, subito liquidato da un Putin sicuro di sé. L'analisi suggerisce che il leader ucraino cerchi di scaricare su Mosca la responsabilità del conflitto, ma senza credibili prospettive di pace.
La stampa latinoamericana a orientamento pragmatico legge la lettera aperta come una mossa calcolata, destinata più alle élite russe e ai governi occidentali che a Putin stesso. Il rifiuto di Mosca viene registrato senza particolare indignazione, sottolineando piuttosto la logica strategica dietro entrambe le posizioni.
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