
Trump ordina a Pulte di ridurre massicciamente gli organici dell'intelligence
Il presidente americano chiede al nuovo direttore ad interim, Bill Pulte, lealista senza esperienza, di avviare licenziamenti di massa all'ODNI, sollevando timori tra gli alleati europei e l'attenzione di Mosca e Pechino.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha incaricato il nuovo direttore ad interim dell'Intelligence Nazionale, Bill Pulte, di avviare un vasto licenziamento di funzionari della comunità d'intelligence, in un'operazione che dalla Casa Bianca viene definita una necessaria razionalizzazione ma che all'estero viene letta con crescente preoccupazione. In un'intervista al Wall Street Journal e in dichiarazioni ai giornalisti a bordo dell'Air Force One, Trump ha sostenuto che l'ufficio che sovrintende alle 18 agenzie d'intelligence federali è «troppo grande» e che al suo interno vi sarebbero «molte persone che non dovrebbero esserci». La mossa giunge all'indomani della nomina di Pulte, fedelissimo del presidente e finora a capo della Federal Housing Finance Agency, chiamato a sostituire Tulsi Gabbard, dimessasi per gravi motivi familiari.
Pulte assumerà l'incarico il 30 giugno, ma già ora Trump gli avrebbe confidato privatamente di ritenere l'ODNI «inutile o sovradimensionato», secondo quanto ricostruito dalla stampa internazionale. La nomina di un esterno privo di esperienza di intelligence ha sollevato critiche negli ambienti politici americani, ma secondo analisti vicini all'Amministrazione il carattere temporaneo dell'incarico – sottolineato con compiacimento dallo stesso Trump in un colloquio con Le Figaro – renderebbe Pulte «meno ostacolato» da quei vincoli burocratici che hanno frenato i suoi predecessori. Non è la prima volta che il presidente cerca di ridimensionare un apparato che non ha mai nascosto di considerare ostile: già durante il primo mandato i rapporti con l'intelligence furono segnati da accuse reciproche di parzialità e inefficienza.
Dalle capitali europee, e in particolare da Parigi, si osserva con inquietudine l'indebolimento di un pilastro della sicurezza transatlantica. Se per gli Stati Uniti la snellezza operativa può tradursi in una catena di comando più reattiva, dall'ottica di Bruxelles la decapitazione di figure esperte rischia di compromettere la qualità delle analisi condivise in sede NATO e di minare la lotta comune al terrorismo e alla disinformazione. Mosca e Pechino, per parte loro, seguono gli sviluppi con malcelato interesse: le agenzie russe come Interfax riportano la notizia senza commenti, ma gli analisti suggeriscono che un'amministrazione Trump sempre più scettica verso l'intelligence tradizionale potrebbe offrire inattesi margini di manovra ad attori strategici sulle scene regionali, dal Mar Cinese Meridionale all'Ucraina.
Mentre le agenzie federali attendono le prime circolari di licenziamento, resta da chiedersi se il ridimensionamento annunciato porterà a una reale maggiore efficienza o se, al contrario, allontanerà competenze insostituibili. L'Europa e l'Italia, che dalla cooperazione con i servizi americani traggono informazioni vitali per la propria sicurezza nazionale, non possono permettersi che l'alleato principale imbocchi la strada di un isolamento informativo che lo stesso Trump aveva già evocato in più occasioni. La partita è appena iniziata, ma il suo esito riguarderà l'intero Occidente.
| Stampa iraniana e affini | −0.50 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.80 | critical |
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.40 | critical |
La stampa iraniana presenta la nomina di Bill Pulte come l'ultimo shock per le élite politiche di Washington, interpretandola come una mossa politica deliberata per premiare i fedelissimi, sfidare le istituzioni tradizionali e galvanizzare la base MAGA. La scelta è inquadrata meno come una decisione di sicurezza nazionale e più come un atto di teatro politico che ha suscitato rabbia e incredulità nell'establishment.
Il blocco atlantico inquadra la nomina come uno sviluppo profondamente controverso e pericoloso, sottolineando l'entusiasmo del presidente Trump nel vedere ridimensionato l'ufficio di intelligence e licenziati i dipendenti 'superflui' per mano di un leale privo di esperienza specifica. La copertura avverte che la sicurezza nazionale viene minata a favore della fedeltà politica, con editoriali che definiscono la mossa appena competente e sconsiderata.
La stampa latinoamericana riferisce lo sviluppo in modo diretto e fattuale, citando l'intervista al Wall Street Journal in cui Trump indica che il suo capo ad interim dell'intelligence dovrebbe avviare licenziamenti su larga scala per ristrutturare la comunità dello spionaggio. Il tono è neutrale, e funge da resoconto distaccato degli eventi in corso a Washington.
I media dell'Europa continentale, in particolare francesi, riprendono l'espressione di soddisfazione di Trump per aver nominato un capo dell'intelligence 'meno imbrigliato', inquadrandola con ironia. La copertura riporta l'appello del presidente a tagliare il personale e ridimensionare l'agenzia, con un tono scettico che considera l'episodio come un ulteriore segno dello stile dirompente e anti-istituzionale dell'amministrazione.
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