
Putin ringrazia Pyongyang per i soldati in Kursk, si consolida l’asse militare
Il presidente russo ha incontrato la ministra degli Esteri nordcoreana esprimendo gratitudine per il contributo bellico e annunciando onori di Stato per i combattenti di Kim.
Domenica 19 luglio il presidente russo Vladimir Putin ha ricevuto al Cremlino la ministra degli Esteri nordcoreana Choe Son-hui, accompagnata dal capo della diplomazia russa Sergej Lavrov e dal consigliere presidenziale Jurij Ušakov. Nel corso del colloquio, Putin ha ringraziato la Corea del Nord per il «sostegno all’operazione militare speciale» e per la decisione di inviare reparti dell’Esercito popolare coreano nella regione di Kursk, teatro di combattimenti con le forze ucraine. Il leader russo ha dichiarato che «l’eroismo e il coraggio» di quei soldati saranno ricordati e onorati «al pari dei nostri compatrioti», precisando che alcuni di loro hanno già ricevuto decorazioni di Stato della Federazione Russa.
La visita si inserisce in una sequenza di contatti ad altissimo livello che dal 2022 ha ridisegnato le relazioni bilaterali. Secondo fonti di Mosca, il trattato di partenariato strategico globale firmato nel giugno 2024 e ratificato dalla Duma costituisce la cornice giuridica di un’alleanza che prevede assistenza militare reciproca in caso di aggressione. In quell’occasione Kim Jong-un aveva definito «sacra» la guerra russa in Ucraina. Da parte sua, Choe Son-hui ha ribadito che Pyongyang «sosterrà in modo incrollabile gli sforzi della Federazione Russa per eliminare le cause profonde della crisi ucraina», una formula che, nell’ottica nordcoreana, legittima la presenza di proprie truppe e la fornitura di sistemi d’arma.
Per gli analisti occidentali e le cancellerie europee, l’incontro conferma un salto qualitativo nella cooperazione militare tra i due Paesi. Bruxelles e Washington ritengono che la Corea del Nord abbia già trasferito quantità significative di munizioni e missili, e che in cambio riceva tecnologia missilistica, carburante, derrate alimentari e assistenza finanziaria, aggirando il regime di sanzioni internazionali. L’invio di soldati in territorio russo – circostanza ammessa pubblicamente da Putin – rappresenta un precedente che, secondo fonti della NATO, potrebbe estendere il conflitto ben oltre i confini ucraini, con ripercussioni dirette sulla sicurezza del fianco orientale dell’Alleanza e sugli equilibri nella penisola coreana.
Il dossier resta in piena evoluzione. La ratifica del trattato e la continuità degli incontri – dopo le visite a Pyongyang del ministro della Difesa Belousov e del presidente della Duma Volodin – indicano che Mosca e Pyongyang stanno trasformando le dichiarazioni di intenti in meccanismi operativi. Il Cremlino ha fatto sapere che Putin ha incaricato la ministra di portare a Kim «i più calorosi saluti», mentre la Corea del Nord ha definito il presidente russo «l’amico più caro e vicino». Il prossimo passaggio atteso è l’attuazione delle clausole di mutua difesa, che potrebbe tradursi in un ulteriore dispiegamento di forze nordcoreane o in esercitazioni congiunte, con conseguenze che i governi europei, Italia compresa, osservano con crescente preoccupazione.
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La Russia celebra il rafforzamento dell'asse militare con la Corea del Nord, presentando il ringraziamento di Putin come un gesto di leadership e solidarietà. L'invio di soldati nordcoreani a Kursk è inquadrato come una legittima cooperazione difensiva contro le minacce occidentali. La narrazione sottolinea la vittoria diplomatica e militare dell'alleanza.
L'Iran vede nell'asse Russia-Corea del Nord un modello di resistenza contro l'imperialismo americano. Il ringraziamento di Putin è interpretato come un segnale di unità tra le potenze anti-occidentali. La storia è inserita in una cornice di lungo termine di sfida all'ordine globale.
I media europei condannano l'alleanza tra Russia e Corea del Nord, definendola una minaccia alla sicurezza internazionale. Il ringraziamento di Putin per i soldati nordcoreani a Kursk è visto come una violazione delle sanzioni e un'escalation del conflitto. L'enfasi è posta sulle conseguenze destabilizzanti per l'Europa e l'Ucraina.
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