
Record di affluenza in India tra entusiasmo e dubbi: il voto in Bengala e Tamil Nadu
Il 23 aprile l'India ha registrato un'affluenza record nelle elezioni del Bengala Occidentale e del Tamil Nadu, con punte superiori al 92 per cento nel primo caso e all'85 nel secondo. Un risultato che in superficie celebra la vitalità democratica del subcontinente, ma che nasconde crepe profonde, specialmente in Bengala, dove la campagna elettorale è stata segnata da polemiche sulla cancellazione di milioni di elettori dalle liste. Secondo gli analisti di Nuova Delhi, l'alta partecipazione sarebbe il segnale di un elettorato che vuole punire il governo uscente del Trinamool Congress, mentre a Kolkata la premier Mamata Banerjee interpreta quei numeri come una prova di forza. La verità, però, è più complessa: il dato percentuale è gonfiato da una revisione straordinaria delle liste che ha ridotto di oltre un quarto il corpo elettorale in alcuni distretti, come denunciato da osservatori internazionali. A Chennai la situazione è diversa: l'affluenza è cresciuta in termini relativi, ma in valori assoluti è calata, segno di un elettorato che si restringe per ragioni demografiche, non per epurazioni politiche.
Il clima politico è incandescente. Il ministro dell'Interno Amit Shah ha annunciato che il Bharatiya Janata Party vincerà più di centodieci seggi nella prima fase, promettendo un capo del governo di lingua bengalese. Il premier Narendra Modi, dopo un giro in barca sull'Hooghly, ha parlato di «fine della giungla di TMC». Episodi di violenza hanno segnato la giornata: un candidato BJP è stato schiaffeggiato, bombe rudimentali sono esplose in alcuni seggi, ma anche gesti di umanità, come quando attivisti del TMC hanno soccorso un avversario ferito dalla caduta di un albero. La Corte Suprema, pur lodando la partecipazione, ha sollecitato il rispetto dei diritti degli esclusi dal voto.
Lo sguardo è ora al 4 maggio, data dello spoglio. Una vittoria del BJP in Bengala, dopo Assam e Odisha, ridisegnerebbe la mappa politica dell'India orientale e rafforzerebbe la prospettiva di un'egemonia del partito di Modi. Per l'Europa, che osserva con attenzione le tensioni sullo stato di diritto in India, il caso delle liste elettorali rappresenta un banco di prova: se un'elezione con oltre l'80 per cento di affluenza può essere considerata libera e corretta quando un ottavo degli aventi diritto è stato cancellato, allora il dibattito sulla salute della democrazia indiana è destinato a intensificarsi. Il voto di primavera, in fondo, non è solo una questione locale: è un termometro per la tenuta delle istituzioni nel paese più popoloso del mondo.
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