
Record di rimborsi in Brasile: 16 miliardi restituiti, e il mondo osserva
Il fisco brasiliano paga il più grande lotto di rimborsi della storia mentre milioni di contribuenti ancora non hanno presentato la dichiarazione. Uno sguardo globale su pressione fiscale e digitalizzazione.
Oggi in Brasile scatta la scadenza per la dichiarazione dei redditi 2026, ma l’Agenzia delle Entrate (Receita Federal) anticipa un gesto senza precedenti: il pagamento del primo lotto di rimborsi più cospicuo della storia, 16 miliardi di reais destinati a quasi 8,7 milioni di contribuenti. Mentre alle 23:59 di venerdì 29 maggio si chiuderà la finestra di consegna, circa 5,1 milioni di brasiliani non hanno ancora inviato la propria dichiarazione – l’11,5% del totale atteso di 44 milioni.
La mole di rimborsi, che copre il 40% di quanto sarà restituito nell’intero anno, segnala un’amministrazione fiscale sempre più efficiente, favorita anche dall’uso della dichiarazione pre-compilata. Chi non rispetta la scadenza rischia una multa minima di 165,74 reais, fino al 20% dell’imposta dovuta. Per i prossimi lotti, il secondo è atteso per fine giugno.
Mentre il Brasile vive il suo “tax day”, altre realtà offrono spunti di riflessione. In Messico, secondo i dati del SAT, le entrate tributarie del primo quadrimestre sono cresciute nominalmente di 50,5 miliardi di pesos, ma in termini reali sono calate dell’1,6% a causa dell’inflazione, erodendo il potere d’acquisto reale dello Stato. Un monito per i paesi che, come l’Italia, fanno i conti con dinamiche simili di carovita e gettito fiscale.
Di diverso tenore le riflessioni che giungono dall’Iran, dove l’agenzia delle entrate rivela un forte squilibrio: i dipendenti del settore privato versano il 42,2% del gettito da imposte sul reddito, contro il 18,2% dei lavoratori pubblici, a fronte di un prelievo totale sull’imposta sul reddito di 272.400 miliardi di toman. Un dato che riaccende il dibattito sull’equità fiscale, non solo a Teheran ma in tutta la regione.
Intanto in Svezia, un lieve aumento dell’occupazione (+0,6% a marzo) getta le basi per una base imponibile più solida, anche se il cuneo fiscale rimane elevato: oltre la metà della bolletta elettrica svedese, ad esempio, è composta da tasse. In un mondo che accelera sulla digitalizzazione dei fiscali – dal modello pre-compilato brasiliano alle piattaforme europee – la vera sfida resta conciliare efficienza, equità e crescita.
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