Accedi
Edizione delle 16:00 CETlunedì 10 agosto 2026
320 testate · 17 lingue854 briefing oggi
venerdì 24 aprile 2026

Reza Pahlavi a Berlino: «L’Occidente smetta di blandire Teheran, il cambio di regime è inevitabile»

L’erede al trono dell’ultimo scià di Persia ha scelto Berlino per lanciare un appello che non lascia spazio a mediazioni. Reza Pahlavi, 65 anni, ha accusato i governi europei di complicità con la repressione in Iran, definendo «appeasement» qualsiasi tentativo di negoziato con la leadership clericale. «La domanda non è se il cambiamento arriverà – ha dichiarato durante una conferenza stampa – ma quante vite costerà l’inerzia delle democrazie occidentali». Un monito che arriva mentre gli Stati Uniti e Israele conducono operazioni militari contro la Repubblica islamica, ma che ha trovato la Germania – e con essa gran parte dell’Unione – riluttante a rompere ogni canale diplomatico.

L’incontro che Pahlavi sollecitava con il governo federale non è avvenuto, e la decisione di Berlino di non riceverlo è stata da lui definita frutto di «pressioni indebite da parte di chi pratica l’estorsione politica». L’incidente che ha segnato la fine del suo intervento – un getto di liquido rosso, poi rivelatosi succo di pomodoro, lanciato da una contestatrice nei pressi della sede della conferenza stampa – non ha scalfito la determinazione del principe. La polizia tedesca ha fermato la donna, ma l’episodio ha ricordato quanto sia divisiva, anche in diaspora, la figura di un uomo che incarna la restaurazione monarchica.

Se da un lato gli analisti di Bruxelles sottolineano il rischio di legittimare una narrazione militarista, dall’altro il fronte dei dissidenti iraniani guarda a Pahlavi come a un catalizzatore possibile delle proteste di piazza che lo scorso autunno hanno scosso il paese. L’ottica di Pechino e Mosca, che sostengono economicamente Teheran, vede invece con favore l’impasse europea. Il vero nodo, per l’Italia e per l’Europa, resta la duplice esigenza di non alimentare un’escalation incontrollata e di non apparire sorde al grido di una società civile che chiede libertà.

Pahlavi ha esortato i governi a espellere gli ambasciatori iraniani e a sostenere l’accesso a internet aggirando i blocchi di Teheran, misure che non implicano un intervento militare ma che Bruxelles fatica ad adottare per timore di rappresaglie diplomatiche e di una nuova ondata migratoria. La sua visita si chiude con un’impressione netta: il fronte dell’opposizione in esilio preme per una rottura definitiva, mentre le cancellerie europee restano in bilico, consapevoli che il tempo della pazienza strategica potrebbe essere scaduto.

Ultim'ora
Filippine, almeno tredici morti per le piogge monsoniche a Luzon·Moldova richiama l’ambasciatore a Mosca dopo la caduta di un drone al confine con l’Ucraina·Manchester City supera l'Atletico 3-1: doppietta di Marmoush e debutto di Lee Kang-in·Multitasking tra mito e realtà: cervello, abitudini e nuove ossessioni di produttività·La visita di Zelensky a Belgrado e l’allarme di Vučić su una guerra più ampia·Sydney, sfiorata collisione in pista tra un A320 Jetstar e un Boeing 777 Qatar Airways·Maxi sequestro di ketamina: 1,3 tonnellate intercettate al largo di Kepulauan Riau·Rezaei alla guida del Consiglio supremo di sicurezza: la scelta della Guida iraniana·Filippine, almeno tredici morti per le piogge monsoniche a Luzon·Moldova richiama l’ambasciatore a Mosca dopo la caduta di un drone al confine con l’Ucraina·Manchester City supera l'Atletico 3-1: doppietta di Marmoush e debutto di Lee Kang-in·Multitasking tra mito e realtà: cervello, abitudini e nuove ossessioni di produttività·La visita di Zelensky a Belgrado e l’allarme di Vučić su una guerra più ampia·Sydney, sfiorata collisione in pista tra un A320 Jetstar e un Boeing 777 Qatar Airways·Maxi sequestro di ketamina: 1,3 tonnellate intercettate al largo di Kepulauan Riau·Rezaei alla guida del Consiglio supremo di sicurezza: la scelta della Guida iraniana·
Agg. 05:142 lingue · 5 testate
5 testate|2 lingue|2 min lettura
venerdì 24 aprile 2026

Reza Pahlavi a Berlino: «L’Occidente smetta di blandire Teheran, il cambio di regime è inevitabile»

L’erede al trono dell’ultimo scià di Persia ha scelto Berlino per lanciare un appello che non lascia spazio a mediazioni. Reza Pahlavi, 65 anni, ha accusato i governi europei di complicità con la repressione in Iran, definendo «appeasement» qualsiasi tentativo di negoziato con la leadership clericale. «La domanda non è se il cambiamento arriverà – ha dichiarato durante una conferenza stampa – ma quante vite costerà l’inerzia delle democrazie occidentali». Un monito che arriva mentre gli Stati Uniti e Israele conducono operazioni militari contro la Repubblica islamica, ma che ha trovato la Germania – e con essa gran parte dell’Unione – riluttante a rompere ogni canale diplomatico.

L’incontro che Pahlavi sollecitava con il governo federale non è avvenuto, e la decisione di Berlino di non riceverlo è stata da lui definita frutto di «pressioni indebite da parte di chi pratica l’estorsione politica». L’incidente che ha segnato la fine del suo intervento – un getto di liquido rosso, poi rivelatosi succo di pomodoro, lanciato da una contestatrice nei pressi della sede della conferenza stampa – non ha scalfito la determinazione del principe. La polizia tedesca ha fermato la donna, ma l’episodio ha ricordato quanto sia divisiva, anche in diaspora, la figura di un uomo che incarna la restaurazione monarchica.

Se da un lato gli analisti di Bruxelles sottolineano il rischio di legittimare una narrazione militarista, dall’altro il fronte dei dissidenti iraniani guarda a Pahlavi come a un catalizzatore possibile delle proteste di piazza che lo scorso autunno hanno scosso il paese. L’ottica di Pechino e Mosca, che sostengono economicamente Teheran, vede invece con favore l’impasse europea. Il vero nodo, per l’Italia e per l’Europa, resta la duplice esigenza di non alimentare un’escalation incontrollata e di non apparire sorde al grido di una società civile che chiede libertà.

Pahlavi ha esortato i governi a espellere gli ambasciatori iraniani e a sostenere l’accesso a internet aggirando i blocchi di Teheran, misure che non implicano un intervento militare ma che Bruxelles fatica ad adottare per timore di rappresaglie diplomatiche e di una nuova ondata migratoria. La sua visita si chiude con un’impressione netta: il fronte dell’opposizione in esilio preme per una rottura definitiva, mentre le cancellerie europee restano in bilico, consapevoli che il tempo della pazienza strategica potrebbe essere scaduto.

Divergenza delle fonti

— · 5 testate · 2 lingue

0%Bassa

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Questa notizia è apparsa su

5 testate · 2 lingue

Allarga lo sguardo

Da Geopolitics & Politics

Il Senato Usa approva sanzioni dure contro Mosca e Teheran, ora la Camera

2 lingue · 36 testate

Da Economy & Markets

Inflazione a luglio: Cina rallenta, Argentina accelera, pressioni su rupia e toman

4 lingue · 8 testate

Da Technology

In Malesia l'e-wallet conquista tutte le età: l'adozione sale all'81%

3 lingue · 10 testate

Leggi di più