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lunedì 27 aprile 2026

Rocchi si autosospende, l'Inter respinge: il calcio italiano affonda nelle sue contraddizioni

La decisione è arrivata nel pomeriggio di sabato, con un messaggio asciutto nella chat della Commissione Arbitri Nazionale: Gianluca Rocchi, designatore di Serie A e B, ha scelto la via dell'autosospensione immediata dopo aver ricevuto dalla Procura di Milano un avviso di garanzia per concorso in frode sportiva. Una mossa sofferta, l'ha definita lui stesso, concordata con l'Associazione Italiana Arbitri per «garantire la massima serenità al gruppo CAN», come ha scritto in un commiato che lascia trasparire la gravità del momento senza indulgere in drammatizzazioni. Insieme a lui si è fatto da parte Andrea Gervasoni, supervisore del Var, anch'egli raggiunto da un invito a comparire fissato per il 30 aprile, in quella che si preannuncia come una delle più delicate inchieste sportive degli ultimi due decenni.

L'indagine, coordinata dal pm Maurizio Ascione, ruota attorno a due nuclei principali: da un lato presunte designazioni arbitrali orientate a favorire l'Inter in almeno tre partite tra campionato e Coppa Italia durante la stagione 2024-25 – con l'arbitro Andrea Colombo indicato come particolarmente «gradito» ai nerazzurri –, dall'altro pressioni esercitate sulla sala Var di Lissone durante alcune gare. Tra gli atti figura anche un episodio divenuto virale: un misterioso bussare alla finestra della sala Var, quasi un'eco del passato che rimanda alle ombre lunghe di Calciopoli. L'ex arbitro Claudio Gavillucci, da anni voce scomoda e trasferitosi poi in Inghilterra per tornare a fischiare tra i dilettanti, non ha usato mezze misure: «Il meccanismo ricorda quello di Calciopoli», ha dichiarato, sottolineando come la classe arbitrale non abbia mai goduto di piena autonomia tecnica. Un giudizio che pesa come un macigno su un sistema già fragile, privato della guida del presidente Aia Antonio Zappi, squalificato per tredici mesi, e dilaniato da faide interne che hanno reso il terreno fertilissimo per sospetti e veleni.

Interpellato a caldo, prima della partita contro il Torino, il presidente dell'Inter Giuseppe Marotta ha rotto il silenzio davanti alle telecamere con parole misurate ma ferme: «Siamo estranei, oggi come in futuro. Non abbiamo arbitri graditi o sgraditi, abbiamo sempre agito nella massima correttezza». Ha poi ricordato che nella scorsa stagione il club aveva sollevato contestazioni per rigori non assegnati, incluso un episodio in Inter-Roma acclarato come errore dagli stessi vertici arbitrali. L'Inter, va precisato, non risulta formalmente indagata: nessun tesserato nerazzurro è stato iscritto nel registro degli indagati, e dal punto di vista della giustizia sportiva il club non rischia sanzioni immediate. Eppure nell'ottica di Milano – quella giudiziaria – l'inchiesta potrebbe allargarsi ulteriormente: gli inquirenti stanno esaminando decine di partite e tra gli indagati figurerebbero anche l'arbitro Luigi Nasca e l'assistente Rodolfo Di Vuolo, per episodi risalenti già alla stagione 2023-24.

A gettare benzina sul fuoco è stato l'esposto dell'ex guardalinee Domenico Rocca, un documento dettagliato che elenca partite sospette e denuncia un sistema in cui «si sapeva di violare le regole». La Procura federale lo aveva inizialmente archiviato, ma ora il procuratore della Figc Giuseppe Chinè parla di «ricostruzioni fantasiose» apparse sulla stampa, confermando tuttavia di aver ricevuto la segnalazione e di averla trasmessa per competenza. Un cortocircuito istituzionale che ricorda le giornate più buie del pallone italiano e che ha spinto la Lega Serie A a chiedere «un pieno rinnovamento e figure nuove».

Secondo gli analisti di Bruxelles il caso rischia di avere ripercussioni sulla credibilità internazionale del calcio italiano, già fiaccata dalla terza esclusione consecutiva della Nazionale dai Mondiali e dall'uscita precoce dei club dalle coppe europee. Da Monaco di Baviera, dove la vicenda è rimbalzata con un certo stupore, si osserva il ripetersi di copioni che si credevano archiviati. Nell'ottica di Pechino e di Mosca, i mercati televisivi su cui la Serie A ha investito per la propria espansione globale, l'immagine che arriva è quella di un prodotto avvelenato dall'incapacità di darsi regole credibili.

Il campionato si avvia verso una conclusione segnata dalle ombre del sospetto, con l'Inter attesa da un finale di stagione in cui ogni decisione arbitrale sarà passata al microscopio. La vera partita, ora, si gioca sulla trasparenza e sulla capacità di ricostruire un impianto di regole che restituisca fiducia a un movimento intero, dai tifosi fino agli osservatori internazionali. Le incrostazioni del passato, tuttavia, appaiono più tenaci del previsto.

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lunedì 27 aprile 2026

Rocchi si autosospende, l'Inter respinge: il calcio italiano affonda nelle sue contraddizioni

La decisione è arrivata nel pomeriggio di sabato, con un messaggio asciutto nella chat della Commissione Arbitri Nazionale: Gianluca Rocchi, designatore di Serie A e B, ha scelto la via dell'autosospensione immediata dopo aver ricevuto dalla Procura di Milano un avviso di garanzia per concorso in frode sportiva. Una mossa sofferta, l'ha definita lui stesso, concordata con l'Associazione Italiana Arbitri per «garantire la massima serenità al gruppo CAN», come ha scritto in un commiato che lascia trasparire la gravità del momento senza indulgere in drammatizzazioni. Insieme a lui si è fatto da parte Andrea Gervasoni, supervisore del Var, anch'egli raggiunto da un invito a comparire fissato per il 30 aprile, in quella che si preannuncia come una delle più delicate inchieste sportive degli ultimi due decenni.

L'indagine, coordinata dal pm Maurizio Ascione, ruota attorno a due nuclei principali: da un lato presunte designazioni arbitrali orientate a favorire l'Inter in almeno tre partite tra campionato e Coppa Italia durante la stagione 2024-25 – con l'arbitro Andrea Colombo indicato come particolarmente «gradito» ai nerazzurri –, dall'altro pressioni esercitate sulla sala Var di Lissone durante alcune gare. Tra gli atti figura anche un episodio divenuto virale: un misterioso bussare alla finestra della sala Var, quasi un'eco del passato che rimanda alle ombre lunghe di Calciopoli. L'ex arbitro Claudio Gavillucci, da anni voce scomoda e trasferitosi poi in Inghilterra per tornare a fischiare tra i dilettanti, non ha usato mezze misure: «Il meccanismo ricorda quello di Calciopoli», ha dichiarato, sottolineando come la classe arbitrale non abbia mai goduto di piena autonomia tecnica. Un giudizio che pesa come un macigno su un sistema già fragile, privato della guida del presidente Aia Antonio Zappi, squalificato per tredici mesi, e dilaniato da faide interne che hanno reso il terreno fertilissimo per sospetti e veleni.

Interpellato a caldo, prima della partita contro il Torino, il presidente dell'Inter Giuseppe Marotta ha rotto il silenzio davanti alle telecamere con parole misurate ma ferme: «Siamo estranei, oggi come in futuro. Non abbiamo arbitri graditi o sgraditi, abbiamo sempre agito nella massima correttezza». Ha poi ricordato che nella scorsa stagione il club aveva sollevato contestazioni per rigori non assegnati, incluso un episodio in Inter-Roma acclarato come errore dagli stessi vertici arbitrali. L'Inter, va precisato, non risulta formalmente indagata: nessun tesserato nerazzurro è stato iscritto nel registro degli indagati, e dal punto di vista della giustizia sportiva il club non rischia sanzioni immediate. Eppure nell'ottica di Milano – quella giudiziaria – l'inchiesta potrebbe allargarsi ulteriormente: gli inquirenti stanno esaminando decine di partite e tra gli indagati figurerebbero anche l'arbitro Luigi Nasca e l'assistente Rodolfo Di Vuolo, per episodi risalenti già alla stagione 2023-24.

A gettare benzina sul fuoco è stato l'esposto dell'ex guardalinee Domenico Rocca, un documento dettagliato che elenca partite sospette e denuncia un sistema in cui «si sapeva di violare le regole». La Procura federale lo aveva inizialmente archiviato, ma ora il procuratore della Figc Giuseppe Chinè parla di «ricostruzioni fantasiose» apparse sulla stampa, confermando tuttavia di aver ricevuto la segnalazione e di averla trasmessa per competenza. Un cortocircuito istituzionale che ricorda le giornate più buie del pallone italiano e che ha spinto la Lega Serie A a chiedere «un pieno rinnovamento e figure nuove».

Secondo gli analisti di Bruxelles il caso rischia di avere ripercussioni sulla credibilità internazionale del calcio italiano, già fiaccata dalla terza esclusione consecutiva della Nazionale dai Mondiali e dall'uscita precoce dei club dalle coppe europee. Da Monaco di Baviera, dove la vicenda è rimbalzata con un certo stupore, si osserva il ripetersi di copioni che si credevano archiviati. Nell'ottica di Pechino e di Mosca, i mercati televisivi su cui la Serie A ha investito per la propria espansione globale, l'immagine che arriva è quella di un prodotto avvelenato dall'incapacità di darsi regole credibili.

Il campionato si avvia verso una conclusione segnata dalle ombre del sospetto, con l'Inter attesa da un finale di stagione in cui ogni decisione arbitrale sarà passata al microscopio. La vera partita, ora, si gioca sulla trasparenza e sulla capacità di ricostruire un impianto di regole che restituisca fiducia a un movimento intero, dai tifosi fino agli osservatori internazionali. Le incrostazioni del passato, tuttavia, appaiono più tenaci del previsto.

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