
Rubio e Lavrov a Manila: l’Ucraina al centro del colloquio, ma l’Iran distoglie Washington
Il segretario di Stato americano e il ministro degli Esteri russo hanno discusso per oltre mezz’ora a margine del vertice ASEAN, mentre gli sforzi di mediazione statunitensi sono frenati dall’escalation con Teheran.
L’incontro, svoltosi giovedì mattina al Philippine International Convention Center di Manila, è durato oltre trenta minuti, secondo quanto riportato dall’agenzia russa Tass. Oltre al conflitto in Ucraina, le parti hanno affrontato questioni regionali e internazionali, inclusa la situazione nel Golfo Persico, come ha successivamente comunicato il ministero degli Esteri di Mosca. Né Rubio né Lavrov hanno risposto alle domande dei giornalisti su un eventuale sostegno russo all’Iran per colpire obiettivi statunitensi.
Il capo della diplomazia americana ha riconosciuto che la guerra in Ucraina è «passata in secondo piano» nelle priorità di Washington, assorbita dallo scontro militare con l’Iran. Rubio ha tuttavia ribadito che gli Stati Uniti restano «aperti e pronti a svolgere un ruolo costruttivo» per porre fine al conflitto, e ha ipotizzato che «forse ora esistono nuove condizioni che permettono un simile dialogo». Ha inoltre sottolineato come la guerra abbia ostacolato la capacità di Mosca e Washington di trovare intese su altri temi, pur non escludendo la ricerca di «altre possibilità di cooperazione».
Da parte russa, il ministro Lavrov ha riaffermato «la disponibilità della Russia a una soluzione politica e diplomatica del conflitto» e ha dichiarato che Mosca resta impegnata sulle proposte emerse dall’incontro tra i presidenti Trump e Putin in Alaska nell’agosto 2025. Secondo fonti russe, Lavrov intendeva chiedere a Rubio chiarimenti sulle recenti dichiarazioni di Trump, che in occasione del vertice NATO di Ankara aveva previsto una «soluzione a breve» per la guerra in Ucraina.
L’incontro – il quarto faccia a faccia tra i due ministri – si inserisce in un quadro di stallo dei negoziati di pace, che non registrano progressi significativi dallo scorso febbraio. La promessa elettorale di Trump di chiudere il conflitto in ventiquattr’ore è ormai lontana oltre cinquecento giorni dall’inizio del suo secondo mandato. Gli osservatori nutrono scarse aspettative su una svolta immediata: il dossier ucraino resta subordinato alla crisi iraniana, e la ripresa di un canale di mediazione appare, al momento, incerta.
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
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| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
| Stampa del Golfo arabo | −0.30 | critical |
L'incontro tra Rubio e Lavrov viene visto come un normale scambio diplomatico, senza grandi aspettative di svolta. L'attenzione resta sulla guerra in Ucraina e sulle dinamiche di potere globali, con un tono distaccato ma consapevole delle tensioni.
Il colloquio Rubio-Lavrov viene inquadrato con realismo: un passo necessario ma insufficiente per risolvere il conflitto ucraino. Prevale la cautela, senza entusiasmo né allarmismo.
L'incontro è letto come un ennesimo esempio di egemonia delle superpotenze che decidono i destini altrui. Il Golfo teme ripercussioni sul conflitto in Medio Oriente e sulla stabilità energetica.
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