
Rublo forte ma fragile: Mosca perde 100 miliardi al mese, Brasile in tensione
Il rublo si rafforza sui massimi da oltre un anno, ma l’economia russa paga il conto. In Brasile, dollaro sopra i 5 real e Borsa in calo per timori politici e globali.
Il rublo ha raggiunto quota 69,92 contro il dollaro, un livello che non si vedeva dal dicembre 2023, salvo poi assestarsi poco sopra i 70 rubli. La Banca centrale russa ha di conseguenza fissato il tasso ufficiale a 70,95 rubli per dollaro, il più basso dal febbraio 2023. All’origine del rafforzamento, secondo gli analisti di Mosca, c’è l’impennata del prezzo del petrolio Urals, balzato con l’escalation in Medio Oriente. Le maggiori entrate in valuta hanno spinto il rublo in testa alla classifica mondiale delle performance valutarie da aprile, con un guadagno del 12% secondo Bloomberg. Eppure, a San Pietroburgo come a Mosca, non si festeggia: ogni rublo di apprezzamento oltre la soglia prevista in bilancio costa all’erario oltre 100 miliardi di rubli al mese, come sottolineano fonti vicine al ministero delle Finanze. L’export, già penalizzato dalle sanzioni, diventa meno competitivo, e il budget perde una fetta vitale di entrate petrolifere.
La dinamica del rublo non è lineare. Sul mercato dei cambi, il ribasso del petrolio ha innescato una correzione: il dollaro è risalito e lo yuan cinese, dopo aver toccato minimi da gennaio 2023 a 10,29 rubli, è tornato a 10,46 rubli. La correzione è stata parzialmente attutita dalla consueta pressione fiscale di fine mese, quando gli esportatori devono convertire valuta per pagare le imposte. L’ottica di Pechino segue con attenzione queste oscillazioni: il cambio con lo yuan è un termometro dei flussi commerciali bilaterali, sempre più strategici per Mosca.
A migliaia di chilometri di distanza, il Brasile vive una fase opposta. La Borsa di San Paolo è scivolata al livello più basso da gennaio, con l’Ibovespa in calo dell’1,52% a 174.279 punti, mentre il dollaro ha superato la soglia psicologica dei 5 real. Il clima di avversione al rischio, alimentato dalle tensioni in Medio Oriente e dalla prospettiva di tassi americani elevati più a lungo, si somma alle incertezze politiche interne. Per gli osservatori di Brasília, il real fragile riflette una fiducia vacillante nelle riforme, mentre l’inflazione importata dal petrolio caro comprime i margini delle imprese.
Per l’Europa e per l’Italia, queste due traiettorie divergenti hanno conseguenze opposte. Un rublo forte riduce il costo delle importazioni energetiche, ma proprio per questo il Cremlino potrebbe essere tentato di intervenire per indebolire la propria valuta, magari allentando i controlli sui capitali. Nel frattempo, la volatilità brasiliana apre spiragli per gli investitori europei alla ricerca di rendimenti, ma accresce l’incertezza sui mercati emergenti. La Banca centrale europea, nell’imminenza di una decisione sui tassi, osserva con cautela: il prezzo del petrolio resta il vero ago della bilancia tra le economie dell’Est e quelle del Sud del mondo.
| Stampa russa e CSI | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
Nonostante l'apparente rafforzamento del rublo, l'economia russa perde oltre 100 miliardi al mese a causa del cambio sfavorevole. Il budget statale è messo a rischio, e gli esperti lanciano l'allarme sulle conseguenze a medio termine.
Il corso ufficiale del dollaro è sceso sotto i 71 rubli per la prima volta da febbraio 2023, con la Banca centrale che ha fissato il tasso a 70,95 rubli. Si tratta di un dato puramente tecnico, senza implicazioni politiche o economiche immediate.
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