
Scuola, la priorità dimenticata: il paradosso argentino e l’allarme globale
In Argentina solo il 5% considera l’istruzione un’emergenza, nonostante l’insoddisfazione. Brasile e Buenos Aires intervengono sui docenti, mentre in Svezia cresce l’assenteismo.
In Argentina l’istruzione soffre di un paradosso che ne rivela la fragilità politica: appena il 5% dei cittadini la considera il problema più urgente del Paese, eppure sette su dieci esprimono insoddisfazione per le politiche educative, con un tasso di disapprovazione che sfiora il 49%. Lo rivela un rapporto di Argentinos por la Educación, che colloca la scuola al settimo posto nella gerarchia delle preoccupazioni nazionali, dopo economia, disoccupazione, insicurezza e corruzione. In America Latina la distanza è ancora più marcata: la media scende al 3,4%, segno di un’emergenza silenziosa che attraversa l’intera regione.
Mentre in Argentina il dibattito langue, alcuni Paesi provano a incidere sulla qualità dell’insegnamento. Il Ministero dell’Educazione brasiliano ha prorogato al 17 giugno il termine per aderire alla Prova Nacional Docente, un esame volontario per selezionare i maestri della scuola di base, con l’obiettivo di innalzare gli standard di ingresso nella professione. A Buenos Aires, il programma “Ser Docente” ha invece messo a nudo le fragilità della formazione: il 29% degli aspiranti insegnanti non ha raggiunto il punteggio minimo nella prova di comprensione del testo, mentre il sistema di formazione docente argentino appare frammentato in oltre 1300 istituti e 70 università, spesso scollegati dalle politiche ministeriali.
Anche l’Europa non è immune da segnali di disimpegno scolastico. A Motala, in Svezia, il liceo Platengymnasiet registra tassi di assenteismo elevati: gli studenti interpellati indicano stress, lavori extra e un diffuso senso di non appartenenza come le cause principali. È un campanello d’allarme che mostra come, anche in economie avanzate, il legame tra giovani e istituzione scolastica si stia logorando, con ripercussioni a lungo termine sulla coesione sociale e la produttività.
La bassa domanda sociale di cambiamento resta forse l’ostacolo più insidioso. Se l’istruzione non è percepita come leva per il futuro, le riforme rischiano di rimanere sospese tra buone intenzioni e scarsi investimenti. L’Europa, che pure destina quote significative del PIL all’istruzione, dovrebbe leggere in questi segnali un monito: la qualità dell’apprendimento si costruisce ascoltando le aspettative di chi apprende, prima ancora che con le politiche dei governi.
| Stampa latinoamericana | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.15 | neutral |
In Argentina l'istruzione è intrappolata in un paradosso: oltre il 70% è insoddisfatto delle politiche educative, ma solo il 5% la considera il problema principale. Parallelamente, una valutazione diagnostica per i nuovi docenti di Buenos Aires ha mostrato che il 29% non raggiunge il punteggio minimo di comprensione del testo. In Brasile, il ministero ha prorogato i termini per l'adesione delle reti scolastiche a un esame nazionale per insegnanti, cercando di elevare gli standard professionali.
Nelle scuole svedesi quasi 9 alunni su 10 si sentono al sicuro, ma persistono problemi di disturbo in classe e un alto tasso di assenze. Gli studenti spiegano le assenze con stress, lavori part-time e la percezione che la scuola non sia sempre la priorità assoluta. I responsabili comunali riconoscono la necessità di migliorare e monitorano i risultati con sondaggi annuali.
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