
Seul si scusa: due caccia F-15K si scontrarono per un selfie dei piloti
L’aeronautica militare sudcoreana ha presentato pubbliche scuse per un incidente che, a quasi tre anni di distanza, continua a suscitare imbarazzo e interrogativi: il 22 aprile l’ente statale di audit ha stabilito che la collisione tra due caccia F-15K avvenuta nel dicembre 2021 nei cieli di Daegu fu causata dall’ossessione dei piloti per selfie e videoriprese durante il volo. Un verdetto che ha costretto i vertici delle forze armate a un mea culpa ufficiale, con il portavoce che ha riferito di severe misure disciplinari, la sospensione dal servizio di volo per uno degli aviatori e il suo successivo congedo dall’esercito. A renderlo noto, in un briefing trasmesso dalle agenzie internazionali, è stato lo stesso dicastero della Difesa, mentre le autorità di controllo hanno quantificato in circa 880 milioni di won – l’equivalente di 440mila sterline – i danni provocati dall’impatto, per fortuna senza vittime né feriti tra i piloti.
Il rapporto dell’ufficio di audit ha ricostruito la dinamica con precisione: l’ufficiale a bordo del velivolo di scorta, intenzionato a immortalare il suo ultimo volo prima di lasciare la vita militare, aveva iniziato manovre non autorizzate per ottenere l’inquadratura perfetta, mentre il pilota del caccia capofila era a sua volta distratto dall’obiettivo. Le due macchine, entrambe F-15K della flotta di Seul, entrarono in rotta di collisione in un istante, trasformando un’esercitazione di routine in un episodio che ora appare emblematico dei rischi connessi all’uso di dispositivi personali in ambienti ad alta tensione operativa. Dalla prospettiva degli analisti di Bruxelles, l’accaduto solleva un tema che riguarda da vicino anche le forze aeree europee, dove l’integrazione di smartphone e social media nelle attività di volo è oggetto di dibattito da anni: il confine tra la registrazione di un ricordo e la compromissione della sicurezza è sottile, e Paesi come l’Italia, che schierano caccia di ultima generazione in missioni NATO, monitorano con attenzione l’evoluzione delle procedure disciplinari sudcoreane.
Nella regione indo-pacifica, l’incidente alimenta inoltre una riflessione più ampia sulla modernizzazione degli eserciti asiatici, spesso criticati per una cultura gerarchica che può incentivare comportamenti spericolati pur di ottenere visibilità. E mentre il Pentagono ha già da tempo introdotto linee guida restrittive sull’uso di dispositivi elettronici a bordo, la lezione di Daegu sembra destinata a tradursi in un inasprimento dei regolamenti anche a Seul, dove l’opinione pubblica, abituata a standard tecnologici elevati, chiede conto di episodi che minano la fiducia nelle istituzioni militari. In un quadro geopolitico segnato da tensioni nella penisola coreana, la notizia di due caccia da combattimento distratti da un selfie appare quasi grottesca, ma è proprio questa apparente banalità a renderla un monito universale: la sicurezza nei cieli non può cedere il passo alla vanità, né alla nostalgia per l’ultima missione.
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