
Sistemi sanitari in affanno: dalla Colombia all’Iran, i numeri di una crisi strutturale
In Colombia la copertura scende di oltre un milione di utenti, in Argentina il finanziamento del PMO è tre volte superiore alle risorse dei prestatori, mentre Svezia e Iran mostrano carenze di personale e squilibri nelle specializzazioni.
In Colombia, alla fine del mandato del presidente Gustavo Petro, il tasso di affiliazione al sistema sanitario è sceso al 98,23%, con una perdita netta di poco più di un milione di utenti rispetto al massimo storico del 99,61% registrato nel giugno 2022. Nello stesso periodo, i servizi ambulatoriali sono calati da 17,91 milioni di persone assistite nel primo semestre 2024 a 13,77 milioni alla chiusura del 2025. La dotazione di posti letto è scesa a 1,9 ogni mille abitanti, ben al di sotto della media OCSE di 4,2, con una contrazione del 18% dei letti per la maternità rispetto al 2021 e una concentrazione territoriale che vede Antioquia e Bogotá assorbire il 30% dell’offerta nazionale per adulti.
In Argentina, il divario tra il costo teorico della copertura obbligatoria e la capacità di spesa dei finanziatori si è allargato in modo critico: l’indice del Programma Médico Obligatorio ha raggiunto quota 67.881, mentre la canasta dei prestatori si ferma a 24.920, un dislivello che significa costi di copertura cresciuti quasi tre volte più rapidamente delle entrate di chi eroga le cure. La pressione si scarica su cliniche e professionisti, con aranceli che restano indietro rispetto all’inflazione e onorari medici che, pur superiori alla canasta dei prestatori, perdono potere d’acquisto reale. Sul fronte della salute mentale pubblica, a Mendoza i servizi psichiatrici hanno smesso di accettare nuovi pazienti per mancanza di specialisti: all’ospedale Perrupato operano solo due psichiatri, e la domanda cresce più in fretta della capacità di risposta, come ha riconosciuto il direttore provinciale Manuel Vilapriño, secondo cui “non si risolve in un anno né in una gestione”.
In Svezia, il sindacato Kommunal denuncia che il 43% del personale dell’assistenza agli anziani giudica l’organico insufficiente, con rischi per gli ospiti almeno una volta alla settimana; nella scuola dell’infanzia, il 46% degli addetti segnala carenze di personale tali da mettere a repentaglio la sicurezza dei bambini, e otto su dieci tornano a casa esausti ogni settimana. In Iran, la distribuzione delle specializzazioni mediche appare distorta: i pediatri rappresentano l’8% degli specialisti contro una media globale del 12%, gli psichiatri il 4% contro l’8%, mentre i dermatologi e chirurghi estetici sono il 6%, il doppio della media mondiale. Solo il 6% dei medici opera in aree svantaggiate, a fronte di un 30% della popolazione che vive in grandi città e un 75% in zone meno servite.
Le richieste di riforma strutturale accomunano questi scenari. In Svezia, Kommunal chiede più fondi e organici per “salvare il welfare”; in Argentina, il direttore della salute mentale di Mendoza avverte che occorreranno anni di politiche sostenute; in Colombia, l’osservatorio Así Vamos en Salud segnala che non sono stati risolti i problemi di distribuzione dell’offerta ospedaliera. Il prossimo banco di prova sarà la capacità dei nuovi esecutivi e delle amministrazioni locali di tradurre queste pressioni in interventi di medio periodo, a partire dalle leggi di bilancio e dai piani di assunzione nel settore pubblico.
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