
Sostanze proibite, dal podio al set: la stretta globale che travolge campioni e celebrità
Dalla squalifica della maratoneta etiope Gudaf Tsegay ai test coatti per gli attori turchi, fino al record negato a una saltatrice russa: il controllo sulle sostanze ridefinisce confini tra sport, politica e costume.
Due vicende parallele, unite da una medesima ossessione securitaria, stanno ridefinendo il perimetro della tolleranza verso le sostanze proibite, dentro e fuori le piste di atletica. La più clamorosa arriva dall’Etiopia, dove l’ex campionessa mondiale Gudaf Tsegay, bronzo olimpico a Tokyo e primatista indoor dei 1500 metri, si è vista infliggere quattro mesi di sospensione per una positività al Letrozolo – farmaco anti-estrogenico usato nella cura del tumore al seno – riscontrata in un test fuori competizione lo scorso dicembre. L’Unità per l’Integrità dell’Atletica (AIU) ha chiarito che l’atleta aveva documentato la propria condizione medica e ottenuto l’approvazione retroattiva di World Athletics, ma l’Agenzia mondiale antidoping (WADA) ha respinto la richiesta, bloccando di fatto la stagione agonistica della fondista. Un cortocircuito tra esigenze terapeutiche e rigore normativo che solleva interrogativi sul bilanciamento tra salute e repressione.
Ankara, nel frattempo, ha scelto la via della spettacolarizzazione giudiziaria: l’11 giugno le forze di sicurezza hanno fermato oltre venti volti noti dello star system turco – tra cui l’attrice Beren Saat, protagonista del sequel della serie “Il secolo magnifico”, il cantante Kenan Doğulu, già rappresentante nazionale all’Eurovision, e l’ex Miss Turchia Ayşe Hatun Önal – sottoponendoli a test tossicologici obbligatori. Nove indagati sono finiti in custodia cautelare; i nomi più celebri, liberati con divieto di espatrio, restano sotto controllo giudiziario. Non è un episodio isolato: da settimane la magistratura turca sta colpendo influencer, musicisti e attori in una campagna che, secondo osservatori mediorientali, mira a disciplinare il mondo della cultura e a proiettare un’immagine di tolleranza zero verso ogni forma di consumo, in linea con la svolta conservatrice del governo.
L’irrigidimento non risparmia nemmeno l’ombra lunga dello scandalo doping russo. La saltatrice con l’asta Polina Knoroz, pluricampionessa nazionale, ha visto il proprio record realizzato a Mosca non omologato da World Athletics per un vizio di certificazione della pedana, un cavillo tecnico che negli ambienti sportivi di Mosca viene letto come l’ennesima penalizzazione politica. Dal 2016, quando l’intera federazione fu sospesa per doping di Stato, gli atleti russi competono come neutrali o restano esclusi, e ogni passo verso la reintegrazione si scontra con diffidenze e inadempienze burocratiche. Se per Tsegay l’applicazione della norma è stata inflessibile ma circoscritta, per i russi il sospetto sistemico prolunga un isolamento che travalica il merito sportivo.
Queste tre vicende, lette in controluce, compongono un quadro in cui il confine tra prevenzione, terapia e punizione diventa sempre più labile. In Europa occidentale, dove il dibattito sulle politiche delle droghe si orienta da anni verso la riduzione del danno, la durezza esibita da Ankara e la rigidità dei tribunali antidoping suscitano perplessità, ma trovano sponda in un clima globale di crescente intolleranza verso qualsiasi alterazione chimica della performance o del comportamento. Il caso Tsegay dimostra come anche una documentata necessità medica possa soccombere di fronte a codici pensati per smascherare frodi; la retata di Istanbul rivela invece quanto il controllo sui corpi delle celebrità sia diventato strumento di pedagogia politica.
Guardando avanti, è probabile che la tensione tra diritto alla cura e imperativo della regola continui a inasprirsi. La WADA e le federazioni internazionali dovranno trovare meccanismi più agili per distinguere l’uso terapeutico dall’abuso, mentre la Turchia potrebbe incontrare resistenze legali crescenti da parte di personaggi dotati di visibilità e mezzi. Per la Russia, la strada verso il pieno rientro nelle competizioni rimane lastricata di adempimenti tecnici e di uno scetticismo che solo una riforma credibile del sistema sportivo potrà scalfire. In tutti e tre i casi, la sostanza proibita è ormai il reagente che mette a nudo le fragilità di modelli di controllo sempre più globali e contestati.
| Stampa africana subsahariana | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.70 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa cinese | −0.20 | neutral |
La mezzofondista etiope Gudaf Tsegay ha ricevuto una squalifica di quattro mesi dopo essere risultata positiva a un inibitore dell'aromatasi vietato. Ha ammesso la violazione e ha richiesto un'esenzione terapeutica retroattiva, respinta dalla WADA. Il caso evidenzia il principio di responsabilità oggettiva nelle norme antidoping.
Il record della campionessa russa di salto con l'asta Polina Knoroz non è stato omologato dalla World Athletics perché la pedana non era certificata. L'atleta considera la decisione parte di un più ampio schema discriminatorio contro gli sportivi russi. Knoroz aveva già accusato il presidente della federazione Sebastian Coe di animosità personale verso i russi, alimentando le accuse di motivazioni politiche.
La mezzofondista etiope Gudaf Tsegay ha ricevuto una squalifica di quattro mesi per positività al Letrozolo, sostanza proibita dalla WADA. In un caso separato, World Athletics ha rifiutato di omologare un record russo di salto con l'asta a causa di attrezzatura non certificata, un requisito tecnico di routine. Entrambi gli episodi illustrano l'applicazione standard delle norme antidoping e tecniche nell'atletica internazionale.
La sospensione per doping dell'atleta etiope Tsegay riflette l'applicazione rigorosa delle regole antidoping globali. Tuttavia, la decisione di invalidare un record russo per motivi tecnici ha sollevato interrogativi sulla coerenza. Alcuni osservatori sostengono che tali sentenze possano apparire selettive, minando potenzialmente la fiducia nella governance sportiva internazionale.
Allarga lo sguardo
Trump annuncia un accordo per il disarmo di Hamas, ma Israele resta scettico
4 lingue · 103 testate
Da Economy & MarketsIl Messico rimbalza dell’1,5% nel secondo trimestre, il miglior dato in oltre cinque anni
1 lingua · 18 testate
Da TechnologyGIIAS 2026: Chery lancia la Q con prenotazione solo online, 6.000 ordini in poche settimane
1 lingua · 15 testate