
Spagna e Germania resistono allo choc iraniano: Pil oltre le attese nel primo trimestre
L’economia europea ha mostrato una resilienza inattesa nei primi tre mesi dell’anno, sfidando le turbolenze geopolitiche legate al conflitto in Iran e il rallentamento della domanda globale. Il dato più significativo arriva da Madrid: il Pil spagnolo è cresciuto dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, solo due decimi in meno rispetto al finale del 2025, ma ben al di sopra delle stime più pessimistiche, che si fermavano allo 0,3% secondo la Autoridad Independiente de Responsabilidad Fiscal. A sostenere l’attività sono stati il consumo delle famiglie e un mercato del lavoro ancora vivace, anche se il turismo ha pagato il maltempo dei primi due mesi. L’elemento che preoccupa gli osservatori di Barcellona e Madrid è invece il brusco rallentamento degli investimenti, segnale di un’incertezza crescente tra le imprese di fronte a uno scenario internazionale frammentato.
Se la penisola iberica ha rallentato meno del previsto, la Germania ha sorpreso gli analisti di Francoforte con un incremento dello 0,3% del Pil, superiore allo 0,2% atteso dalla media degli economisti. L’Ufficio federale di statistica di Wiesbaden attribuisce il risultato al sostegno dei consumi privati e della spesa pubblica, oltre a un lieve aumento delle esportazioni. Un dato che assume rilievo perché arriva dopo un 2025 chiuso con un modesto 0,2% e in piena escalation bellica in Medio Oriente. Tuttavia, secondo la lettura di Berlino, la crescita si è concentrata nel periodo precedente allo scoppio del conflitto iraniano, e già si intravedono i primi effetti dell’aumento dei prezzi energetici sulle prospettive future.
Per Bruxelles, questi numeri offrono un quadro contrastante: da un lato, la capacità di tenuta delle due maggiori economie dell’eurozona dimostra che il tessuto produttivo europeo ha assorbito meglio del previsto gli shock esterni; dall’altro, la frenata degli investimenti in Spagna e l’incognita dell’inflazione in Germania indicano che la congiuntura resta fragile. L’Italia, che presenterà i suoi dati nelle prossime settimane, osserva con cautela: l’export manifatturiero del Nord risente già delle interruzioni nelle catene di fornitura, mentre il turismo potrebbe beneficiare del parziale dirottamento dei flussi dal Medio Oriente verso il Mediterraneo.
Guardando avanti, gli analisti di Parigi e di Bruxelles concordano nel ritenere che il secondo trimestre sarà più duro: l’effetto ritardato dei rincari delle materie prime e l’incertezza sulle rotte commerciali potrebbero comprimere i margini delle imprese. La Banca centrale europea, nel suo ultimo bollettino, ha ammonito che la crescita resterà modesta e che il rischio di una recessione tecnica non è scongiurato, soprattutto se il conflitto iraniano dovesse allargarsi. Per ora, però, l’Europa tiene: il 2026 si apre con un piccolo ma significativo segnale di resistenza.
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