
Usa, il visto con cauzione fino a 20mila dollari diventa permanente per 50 Paesi
Il Dipartimento di Stato ha reso definitivo il programma pilota che impone un deposito fino a 20.000 dollari per i visti turistici e d’affari, con l’obiettivo di scoraggiare gli overstay.
A partire dal 3 agosto 2026, i cittadini di una cinquantina di Paesi – per lo più africani, ma anche asiatici, caraibici e latinoamericani – che richiedono un visto statunitense per turismo o affari (categorie B1 e B2) potranno essere obbligati a versare una cauzione fino a 20.000 dollari. Lo ha stabilito il Dipartimento di Stato con una norma pubblicata nel Registro Federale il 31 luglio, che trasforma in permanente il programma sperimentale avviato nell’agosto 2025. L’importo esatto, che può essere di 10.000, 15.000 o 20.000 dollari, sarà deciso dal funzionario consolare in base alla situazione individuale del richiedente; la somma viene restituita solo se il viaggiatore lascia gli Stati Uniti entro i termini previsti e rispetta tutte le condizioni del visto.
Secondo il Dipartimento di Stato, la misura risponde all’esigenza di ridurre il fenomeno degli overstay: nel 2024 i cinquanta Paesi coinvolti nella fase pilota avevano registrato 45.488 casi di permanenza irregolare, mentre nei primi dieci mesi del programma il numero è crollato a meno di cinquanta tra i viaggiatori soggetti a cauzione. L’amministrazione Trump, che ha inserito l’iniziativa nel quadro dell’ordine esecutivo 14159 per il contrasto all’immigrazione irregolare, considera il meccanismo della cauzione uno «strumento diplomatico» per spingere i governi stranieri a migliorare la condivisione di informazioni e la sicurezza dei documenti.
I critici, tra cui organizzazioni per i diritti dei migranti e analisti del settore, denunciano invece un effetto dissuasivo sproporzionato. Durante la fase pilota, le richieste di visto dai Paesi interessati sono calate dell’83% e quasi la metà dei circa 20.000 candidati a cui era stato chiesto il deposito ha rinunciato a pagarlo, di fatto rinunciando al viaggio. I detrattori sostengono che la cauzione crei una barriera economica che penalizza in modo particolare i cittadini di Stati a basso reddito e a maggioranza nera, scoraggiando viaggi legittimi per turismo, affari o ricongiungimenti familiari.
La lista dei Paesi soggetti alla norma – che include, tra gli altri, Nigeria, Bangladesh, Nepal, Cuba, Nicaragua e Venezuela, ma non India né Brasile – sarà pubblicata sul sito del Dipartimento di Stato e potrà essere aggiornata in futuro, con l’aggiunta di nuovi Stati comunicata almeno quindici giorni prima dell’entrata in vigore. La cauzione, che nella fase pilota aveva fruttato circa 115 milioni di dollari, non garantisce di per sé il rilascio del visto e viene incamerata in caso di violazione delle condizioni di soggiorno, compresa la richiesta di asilo politico.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa cinese | −0.80 | critical |
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
| Stampa latinoamericana | −0.70 | critical |
L'Occidente atlantico denuncia la tassa come un ennesimo attacco all'immigrazione legale e alla mobilità studentesca.
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Inquadrando la proposta come un 'ennesimo' passo, si suggerisce una continuità di politiche repressive e si mobilita l'indignazione.
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