
Sudan, il mercenariato globale: colombiani al servizio delle RSF con il sostegno di Emirati e Libia
La guerra civile in Sudan ha assunto una dimensione internazionale e inquietante, con la rivelazione che mercenari colombiani, finanziati dagli Emirati Arabi Uniti e trasferiti attraverso la Libia, hanno svolto un ruolo decisivo nella caduta di el-Fasher, città simbolo del Darfur. Secondo un'inchiesta basata sul tracciamento di telefoni cellulari e confermata da un rapporto delle Nazioni Unite, questo network ha fornito alle paramilitari Forze di Supporto Rapido (RSF) il supporto logistico e operativo necessario per conquistare l'importante avamposto, in uno dei capitoli più brutali di un conflitto che ha già creato la peggiore crisi umanitaria al mondo.
Il contesto è quello di una guerra che, dal suo esordio tre anni fa, ha causato decine di migliaia di morti e milioni di sfollati, destabilizzando l'intero Corno d'Africa. L'ingresso in scena di combattenti stranieri, però, segna un pericoloso salto di qualità, trasformando uno scontro interno in un proxy war dove si intrecciano gli interessi di potenze regionali. Da Abu Dhabi si continua a negare qualsiasi coinvolgimento a sostegno delle RSF, nonostante le evidenze emerse dalle analisi di sicurezza. Parallelamente, l'ottica di Tripoli, attraverso il battaglione Subul al-Salam legato al generale Khalifa Hifter, rivela una regia attiva nel facilitare il transito di uomini, armi e carburante attraverso il confine libico-sudanese.
Per l'Europa, e in particolare per l'Italia, questa escalation non è un fatto distante. L'instabilità cronica in Sudan rischia di ripercuotersi direttamente sulla sponda sud del Mediterraneo, influenzando le rotte migratorie e minacciando la sicurezza regionale. Roma, con i suoi storici legami e interessi energetici in Nord Africa, osserva con apprensione il caos che potrebbe tradursi in un aumento degli sbarchi e in un'ulteriore erosione della già fragile architettura di sicurezza nel Sahel. Secondo gli analisti di Bruxelles, il conflitto sudanese rappresenta ormai una minaccia multidimensionale, che unisce terrorismo, traffici illeciti e crisi umanitarie.
In prospettiva, l'internazionalizzazione del conflitto rende sempre più evanescente la possibilità di una soluzione negoziata. La presenza di mercenari colombiani – veterani di conflitti come quello contro le FARC – introduce nel teatro sudanese una professionalità bellica che alimenta la spirale di violenza. La comunità internazionale si trova davanti a una sfida complessa: come limitare il flusso di combattenti e armi senza essere percepita come parte in causa, e come alleviare le sofferenze della popolazione civile. Senza un intervento coordinato che coinvolga anche le potenze regionali, il Sudan rischia di sprofondare in una guerra perpetua, con conseguenze imprevedibili per l'intera area mediterranea.
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