
Tra hockey e basket, il sogno canadese si infrange a Buffalo e a New York volano i Knicks
Montreal perde gara 1 contro Buffalo. New York sale 2-0 su Philadelphia, San Antonio pareggia con Minnesota. Una notte di svolte nei playoff nordamericani.
La notte dei playoff nordamericani ha regalato svolte nette e conferme inattese. A Buffalo, i Montreal Canadiens sono caduti con un secco 4-2 nel primo atto della semifinale dell’Est, interrompendo bruscamente l’entusiasmo di un Canada che sperava di riportare la Stanley Cup a casa dopo trent’anni. I Sabres, al debutto nei playoff dopo quindici stagioni di digiuno, hanno mostrato una profondità che gli esperti di Toronto e di Montreal descrivono come il fattore decisivo: diversamente dalla moderna Ferrari rappresentata dai campioni in carica di Tampa Bay, la squadra di Buffalo è un monster truck solido e poco appariscente, capace di segnare quattro reti sui primi nove tiri e di capitalizzare due occasioni su tre in superiorità numerica. Il portiere Alex Lyon, che non aveva nemmeno iniziato la serie contro Boston, ha fermato ventisei conclusioni, mentre Jakub Dobes, eroe del turno precedente, ha vacillato. Le voci da Edmonton e da Vancouver raccontano di tifosi che, nonostante le fedeltà territoriali, stavano facendo il tifo per l’ultima canadese rimasta in corsa: l’auspicio è che il secondo match, sempre a Buffalo, possa invertire una tendenza che pare già segnata dalla stanchezza accumulata nella battaglia di sette partite contro il Lightning.
Sulla costa atlantica, intanto, il basket offre un copione altrettanto avvincente. A New York, i Knicks hanno superato Philadelphia 108-102 portandosi sul 2-0 nella semifinale dell’Est, nonostante l’assenza di Joel Embiid, tenuto a riposo per un problema fisico dopo la serie massacrante contro Boston. I Sixers, abituati a giocare senza il loro centro, hanno lottato punto a punto in una partita che ha registrato venticinque cambi di leadership, il massimo dal 2015 nei playoff NBA. L’ultimo sorpasso, firmato da Jalen Brunson a cinque minuti dalla fine, ha sigillato una vittoria che gli analisti di Philadelphia considerano dolorosa ma non definitiva: la squadra di Doc Rivers è già rimontata da uno svantaggio di 3-1 in passato. Più a ovest, San Antonio ha pareggiato la serie con Minnesota (1-1) grazie a una prestazione dominante di Victor Wembanyama, il rookie francese che continua a stupire per la capacità di alterare il gioco in difesa e in attacco. L’ottica di Minneapolis è preoccupata: i Timberwolves, mai capaci di superare le finali di Conference, rischiano di sprecare il fattore campo conquistato con fatica.
Guardando avanti, il panorama dei playoff nordamericani si fa sempre più intricato. Per Montreal, la serie con Buffalo è un test di resistenza mentale: se la profondità dei Sabres terrà, il sogno canadese potrebbe spegnersi presto. Per i Knicks, il 2-0 rappresenta una posizione di forza, ma l’assenza di Embiid potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio se il centro tornerà in forma. Quanto a San Antonio e Minnesota, il pareggio riapre ogni discorso, con Wembanyama che incarna la nuova frontiera del basket globale, seguito con attenzione anche in Europa e in Italia, dove la sua ascesa alimenta il dibattito sul futuro dello sport. L’equilibrio regna sovrano: ogni passo in avanti è una scommessa, ogni caduta un’occasione per rialzarsi.
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