
Trapianto di polmoni per Mette-Marit: successo medico e sfide per la corona norvegese
L'intervento, riuscito, corona un anno di scandali per la casa reale norvegese e rilancia il dibattito sulle donazioni di organi, mentre in Marocco e nel Nord Europa altre storie simili attendono un lieto fine.
Il 17 giugno la principessa ereditaria di Norvegia Mette-Marit ha ricevuto un trapianto di entrambi i polmoni in un ospedale di Oslo. La Casa reale ha confermato il buon esito dell'operazione, che arriva dopo mesi di rapido peggioramento della fibrosi polmonare idiopatica diagnosticata nel 2018. La regina Sonja, prima a parlare pubblicamente, ha definito “assolutamente fantastico” il successo dell'intervento.
La fibrosi polmonare idiopatica è una malattia progressiva e incurabile in cui il tessuto polmonare si cicatrizza, irrigidendo l'organo e compromettendo gli scambi gassosi. Nelle fasi avanzate, il trapianto resta l'unica opzione. Secondo lo pneumologo brasiliano Jefferson Fontinele, consultato dalla stampa sudamericana, la condizione può aggravarsi rapidamente con infezioni respiratorie e colpisce spesso persone sopra i cinquant'anni, a volte legata al fumo o a esposizioni ambientali. Mette-Marit, 52 anni, appariva ormai in pubblico con le cannule per l'ossigeno; a dicembre 2025 aveva annunciato di essere in lista d'attesa per un donatore.
L'annuncio di dicembre ebbe un effetto immediato nel Paese: il giorno dopo 930 norvegesi si iscrissero al registro dei donatori – dieci volte il dato abituale – e nei giorni successivi le adesioni rimasero elevate. Un'ondata di solidarietà che contrastava con le ombre accumulate dalla principessa negli ultimi anni: nel gennaio 2026 la sua corrispondenza con il finanziere e predatore sessuale Jeffrey Epstein, emersa nei documenti giudiziari, aveva indotto il 44% dei norvegesi a ritenerla non adatta al ruolo di futura regina. A ciò si aggiungeva il procedimento penale contro il figlio Marius Borg Høiby, accusato di violenze e stupro.
La vicenda di Mette-Marit non è isolata. In Marocco, la giovane Salma è in attesa di un trapianto di polmone a Parigi grazie all'intervento personale di re Mohammed VI, che ha disposto la copertura totale delle spese mediche e logistiche. In Svezia e Finlandia, due pazienti – Alf Svenfelt e Stina Tupeli – convivono da anni con nuovi polmoni dopo estenuanti attese e rinvii: Svenfelt ha dovuto affrontare due falsi allarmi e un sospetto di cancro prima di ricevere l'organo giusto il primo giorno del 2024. Le loro storie testimoniano la complessità e la precarietà delle liste d'attesa per gli organi solidi, dove la compatibilità tissutale e la tempestività del donatore restano cruciali.
Per la principessa ereditaria si apre ora un periodo di convalescenza e riabilitazione: il successo a lungo termine del trapianto dipende dalla prevenzione del rigetto e delle infezioni in un paziente immunodepresso. L'intervento ha comunque già avuto un impatto culturale immediato in Norvegia, rilanciando il dibattito sulla donazione di organi. In Italia, dove la legge prevede il silenzio-assenso, le adesioni effettive restano basse: secondo i dati del Centro Nazionale Trapianti, nel 2026 solo il 60% dei potenziali donatori si è espresso positivamente. L'auspicio di molti osservatori nordici è che il caso reale possa tradursi in una maggiore consapevolezza anche oltre i confini scandinavi.
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