
Mondiale 2026, tre cerimonie d’apertura: il calcio diventa un festival globale
Per la prima volta ogni paese ospitante avrà il suo show. Da Mexico City a Los Angeles, star mondiali e un tributo ai debuttanti.
La FIFA ha rotto con la tradizione: per il Mondiale 2026, il più grande della storia con quarantotto squadre e tre paesi organizzatori, non ci sarà una sola cerimonia d’apertura bensì tre, una per ogni nazione ospitante. La decisione, annunciata a poco più di un mese dal fischio d’inizio, trasforma il torneo in una festa continentale diffusa, dove lo spettacolo fuori dal campo si moltiplica insieme all’attesa. Da Città del Messico, dove l’11 giugno lo Stadio Azteca – già teatro di due finali mondiali – ospiterà il match inaugurale tra Messico e Sudafrica, gli organizzatori puntano su un cast latino di prim’ordine: Maná, Alejandro Fernández, Belinda e il colombiano J Balvin, con la sudafricana Tyla a simboleggiare l’incontro tra continenti.
Il giorno dopo tocca a Toronto, con Alanis Morissette e Michael Bublé a celebrare la canadese multiculturalità prima del debutto contro la Bosnia, e a Los Angeles, dove Katy Perry, Future, Anitta e la star del K‑pop Lisa daranno il benvenuto agli Stati Uniti contro il Paraguay. Tre spettacoli distinti, uniti dal tema comune «One Pulse», voluto dal presidente della FIFA Gianni Infantino per raccontare il ritmo del gioco e la passione dei tifosi. A questa novità si aggiunge un dettaglio che farà la gioia dei collezionisti: ogni giocatore alla sua prima Coppa del Mondo porterà sul petto un patch speciale con la scritta «Debut», un riconoscimento simbolico che trasforma le maglie in cimeli.
L’impatto sull’Europa, e sull’Italia in particolare, non è secondario. L’assenza degli azzurri dal tabellone non impedisce al Vecchio Continente di osservare con attenzione l’evoluzione del format: secondo gli analisti di Bruxelles, la moltiplicazione delle cerimonie è il segno di un Mondiale che vuole ibridarsi sempre più con l’industria dell’intrattenimento globale, sull’esempio del Superbowl. Pechino invece guarda con interesse alla presenza di star asiatiche come Lisa, segnale di un mercato che la FIFA corteggia da anni.
In prospettiva, la scelta di triplicare l’apertura potrebbe diventare il modello per future edizioni multipaese, spostando il baricentro del calcio da spettacolo sportivo a evento culturale diffuso, con rischi e opportunità: lo show non deve mai rubare la scena al gioco, ma in un’era di attenzione frammentata forse è l’unico modo per tenere il mondo incollato allo schermo.
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