
Tre frammenti di Sistema solare riscrivono la geologia dei pianeti
Dalla prima granata marziana all’oro piovuto su un cratere australiano, fino all’atmosfera salina di un pianeta rosa: tre scoperte indipendenti allargano la mappa dei processi planetari.
Per la prima volta in un meteorite proveniente da Marte è stata identificata granata del tipo andradite, un minerale che sulla Terra si forma in condizioni di calore intenso, alta pressione o alterazione per fluidi caldi. Il ritrovamento, pubblicato su Geochemical Perspectives Letters da un gruppo guidato dall’Università canadese di Brock, è avvenuto all’interno del meteorite NWA 8171, conservato al Royal Ontario Museum. I grani, grandi meno di un millimetro, erano inizialmente stati scambiati per pirosseno, un silicato comune. L’analisi spettroscopica ha invece rivelato una composizione chimica anomala, confermando la presenza di andradite. La scoperta introduce una variabile nuova nella storia geologica marziana: la granata potrebbe essersi formata per metamorfismo da impatto, per risalita di magmi profondi o per circolazione di fluidi idrotermali in superficie. Resta aperta anche l’ipotesi che il frammento non sia autoctono, ma sia arrivato su Marte con un altro meteorite.
Sempre dall’Australia arriva la conferma che un impatto meteoritico può aver generato una concentrazione d’oro economicamente rilevante. Un team di geologi dell’Università di Porto Rico ha individuato, cinquanta chilometri a nord di Kalgoorlie, una struttura circolare di oltre quattro chilometri di diametro finora sconosciuta, nascosta sotto la copertura sedimentaria. Le anomalie gravimetriche e le evidenze di fusione della roccia e deformazione dei cristalli indicano un evento risalente a oltre cento milioni di anni fa, abbastanza violento da scagliare in aria detriti auriferi. Il sito, provvisoriamente chiamato struttura d’impatto di Ora Banda, è solo il secondo cratere confermato interamente scavato in rocce verdi archeane, tra le più antiche del pianeta. La notizia, pubblicata su Meteoritics & Planetary Science, interessa anche l’industria mineraria: il distretto di Kalgoorlie è uno dei maggiori produttori d’oro al mondo e comprendere l’origine dei giacimenti può orientare l’esplorazione.
A cinquantasette anni luce dalla Terra, il James Webb Space Telescope ha permesso di leggere per la prima volta lo spettro atmosferico dell’oggetto GJ504b, noto come “pianeta rosa” per il suo colore magenta. I ricercatori della Northwestern University, in uno studio sull’Astronomical Journal, hanno identificato anidride carbonica, monossido di carbonio, acido solfidrico e ammoniaca, insieme a indizi di una copertura nuvolosa di natura salina. Solo inserendo nei modelli nubi di sale, spiegano dagli Stati Uniti, le osservazioni sono diventate coerenti con le tracce spettrali. L’abbondanza di carbonio, ossigeno e zolfo suggerisce una natura planetaria piuttosto che di nana bruna, con una massa stimata in venticinque volte quella di Giove e un’età compresa tra due miliardi e mezzo e quattro miliardi di anni, molto superiore alle stime precedenti.
Queste tre scoperte, pur indipendenti, condividono un tratto: ciascuna costringe a rivedere i cataloghi dei processi geologici e atmosferici possibili fuori dalla Terra. Per il frammento marziano, i prossimi passaggi sono analisi isotopiche per stabilire se la granata si sia formata in situ o sia esogena. In Australia, la datazione precisa del cratere di Ora Banda e la mappatura delle concentrazioni aurifere potranno chiarire il nesso causale tra impatto e mineralizzazione. Per GJ504b, il JWST continuerà a osservare l’oggetto per affinare i modelli atmosferici e risolvere la questione della sua natura planetaria. Intanto, la missione Lucy della NASA ha appena testato i suoi strumenti sull’asteroide Donaldjohanson, un corpo dalla forma “a nocciolina” che ruota su due assi e contiene argille ricche di ferro, preparandosi agli incontri con gli asteroidi troiani di Giove, previsti a partire dal 2027.
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