
Trump apre a una tregua nucleare con l'Iran: vent'anni di congelamento
Il presidente Usa accetta una sospensione ventennale del programma atomico iraniano. Teheran diffida, ma si dice aperta alla mediazione cinese. Il conflitto resta in stallo.
Dal cielo di Pechino, a bordo dell’Air Force One, Donald Trump ha gettato un’ancora di salvezza verso Teheran. Il presidente statunitense ha dichiarato di poter accettare una sospensione del programma nucleare iraniano della durata di vent’anni, purché accompagnata da garanzie «reali» e verificabili. Una svolta retorica significativa, che segna un allontanamento dalla precedente richiesta di una rinuncia totale e permanente all’arricchimento dell’uranio. Ma lo stesso Trump ha subito aggiunto che la sua pazienza è «quasi esaurita» e che l’ultima proposta iraniana – un piano in quattordici punti – è stata respinta perché la prima frase era «inaccettabile». Il gesto, compiuto al termine di un vertice con Xi Jinping in cui si è cercato di minimizzare le divergenze tra le due superpotenze, ha il sapore di un tentativo di mediazione a distanza, più che di una reale apertura diplomatica.
A Teheran, il segnale è stato accolto con cautela e sospetto. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, in visita a Nuova Delhi, ha ribadito che la Repubblica islamica «non ha mai cercato armi nucleari» e che «messaggi contraddittori» da Washington alimentano la sfiducia. Le trattative, mediate dal Pakistan, non sono naufragate ma sono in difficoltà, ha spiegato il capo della diplomazia iraniana, che però si è detto aperto a una soluzione proposta dalla Cina. L’ombra di Pechino si allunga sull’intero processo: Xi Jinping ha un interesse diretto a stabilizzare il Golfo e a preservare l’approvvigionamento energetico, mentre per Trump il confronto con l’Iran si intreccia con la necessità di mostrare risultati prima delle elezioni di midterm. Intanto, il fragile cessate il fuoco in vigore da marzo – dopo i massicci bombardamenti congiunti di Stati Uniti e Israele del 28 febbraio – tiene, ma non spegne le scintille: nei giorni scorsi l’aviazione israeliana ha colpito obiettivi nella Striscia di Gaza, dove sarebbe stato eliminato uno degli architetti degli attentati del 7 ottobre, mentre il Mossad avrebbe intensificato viaggi segreti negli Emirati Arabi per convincere Abu Dhabi a unirsi a un eventuale nuovo attacco.
L’apertura di Trump, per quanto condizionata, rappresenta una finestra che l’Europa – e l’Italia in particolare – osserva con attenzione. Roma, legata a Teheran da storici rapporti commerciali e dalla dipendenza energetica (ancora il 5% del gas italiano passa attraverso forniture iraniane indirette), teme che un escalation militare possa tradursi in una nuova crisi migratoria e in un’impennata del prezzo del greggio. A Bruxelles, gli analisti sottolineano che la proposta ventennale è un espediente per rimandare il problema invece di risolverlo, ma anche l’unico ponte possibile per evitare un conflitto generalizzato. La vera partita, tuttavia, si gioca tra le righe delle dichiarazioni di Trump: le sue parole sulla possibilità di tornare in Iran per fare «un po’ di pulizie» – riferite durante il volo di rientro – rivelano la fragile linea rossa tra diplomazia e minaccia. Il prossimo atto potrebbe decidersi a Vienna o a Ginevra, ma solo se Washington e Teheran smetteranno di leggersi reciprocamente la prima frase.
| Stampa israeliana | −0.50 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.40 | critical |
La stampa israeliana osserva con forte scetticismo l'apertura di Trump a un congelamento ventennale del programma nucleare iraniano, sottolineando la mancanza di fiducia in Teheran e il pericolo di un accordo che consentirebbe all'Iran di riprendere in seguito le attività. Il ruolo del presidente cinese Xi come mediatore viene visto con sospetto, dato l'allineamento storico di Pechino con l'Iran. L'enfasi è sulla necessità che qualsiasi impegno sia 'reale' e verificabile, mentre le dichiarazioni del ministro degli esteri iraniano vengono presentate come una prova della doppiezza di Teheran.
I media latinoamericani riportano l'apertura di Trump alla sospensione ventennale del programma nucleare iraniano in tono descrittivo e neutrale, senza giudizi espliciti. L'enfasi è sulla flessibilità del presidente statunitense e sulla possibilità che l'Iran possa riprendere l'arricchimento in futuro, presentando l'annuncio come un passo verso la fine del conflitto. La mediazione cinese viene menzionata come un elemento di contesto, senza particolare enfasi polemica.
La stampa europea continentale descrive la posizione di Trump come schizofrenica, alternando aperture a minacce, e giudica la proposta dei 20 anni una mossa tattica più che una soluzione duratura. Viene evidenziata la contraddizione tra il suo tono conciliante e la mancanza di fiducia da parte iraniana, mentre il ruolo di Xi è analizzato nel contesto di un fragile vertice USA-Cina che ha prodotto pochi cambiamenti concreti. L'atmosfera è di ironico distacco, con un accenno alle implicazioni strategiche a lungo termine e ai viaggi segreti del Mossad.
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