
Trump mai così impopolare: due americani su tre bocciano la sua guerra in Iran
Il 66% degli statunitensi disapprova la gestione del conflitto. Il malcontento economico e la crisi di fiducia mettono a rischio i repubblicani a sei mesi dalle elezioni di metà mandato.
Mai come oggi la Casa Bianca appare fragile. A sei mesi dalle elezioni di medio termine, il presidente Donald Trump registra il peggior indice di gradimento dei suoi due mandati: il 62% degli americani giudica negativamente la sua amministrazione, e il 66% boccia in particolare la gestione della guerra contro l’Iran. Il dato emerge da un ampio sondaggio condotto da Ipsos per il Washington Post e Abc News, che fotografa un malessere trasversale: non solo tra i democratici, ma anche tra gli indipendenti e persino tra gli elettori della base Maga, tradizionalmente fedeli.
Il malcontento cresce perché il conflitto ha un costo diretto sulle famiglie: il 76% degli intervistati accusa il presidente dell’aumento della benzina e del carovita, mentre l’inflazione e il costo della vita ottengono rispettivamente solo il 27% e il 23% di approvazione. Il prezzo del Brent ha superato i 100 dollari al barile, un livello che non si vedeva dal 2022, con ripercussioni dirette anche per l’Europa e l’Italia, dove la dipendenza dalle importazioni energetiche rende ogni rialzo una minaccia per la ripresa economica. L’erosione della fiducia non si limita ai numeri: secondo il Pew Research Center, solo il 34% degli americani approva oggi il lavoro del presidente, mentre la percezione della sua onestà e della capacità di mantenere le promesse è in caduta libera.
Da Mosca, gli analisti osservano con attenzione la flessione del consenso trumpiano, ritenendola un sintomo di vulnerabilità politica che potrebbe ridurre la capacità di pressione americana nei negoziati internazionali. A Bruxelles, invece, si teme che la debolezza interna dell’amministrazione possa spingere Washington verso scelte unilaterali e imprevedibili, proprio mentre l’Europa cerca di coordinare una risposta comune alla crisi mediorientale. La finestra per invertire la tendenza è stretta: fra sei mesi si rinnoverà l’intera Camera e un terzo del Senato, e per ora l’elettorato democratico si mostra molto più motivato a votare rispetto a quello repubblicano.
Se il malumore dovesse consolidarsi, il partito di Trump potrebbe perdere non solo la maggioranza al Congresso, ma anche quel capitale di fiducia che finora lo aveva protetto dalle tempeste politiche.
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