
Trump minaccia Powell: la Fed sotto assedio e l'indipendenza delle banche centrali in pericolo
La stabilità della politica monetaria globale è scossa da un attacco senza precedenti. Il presidente americano Donald Trump ha minacciato pubblicamente di licenziare il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, se questi non lascerà l'incarico al termine del suo mandato a metà maggio. Una mossa che, secondo gli osservatori di Bruxelles, rappresenta un pericoloso tentativo di politicizzare la banca centrale più influente al mondo, con ripercussioni immediate sulla credibilità del dollaro e sulla governance economica internazionale.
Il contesto di questa escalation è duplice. Da un lato, la persistente ostilità di Trump verso Powell, accusato di non aver tagliato i tassi d'interesse con sufficiente aggressività per alleviare il costo del debito federale. Dall'altro, un'indagine penale avviata dal Dipartimento di Giustizia sui presunti sovracosti del rinnovamento della sede della Fed, un'operazione che il presidente utilizza come leva per esercitare pressioni. In questa atmosfera carica, l'irruzione a sorpresa di pubblici ministeri presso la sede della Fed, prontamente respinti, ha ulteriormente sollevato interrogativi sui metodi utilizzati.
La prospettiva da Washington rivela un quadro interno altamente conflittuale. La nomina del successore designato, Kevin Warsh, è infatti bloccata in Senato dal repubblicano Thom Tillis, che Trump ha apertamente attaccato. Questo stallo istituzionale rischia di prolungare la crisi, lasciando la Fed in una pericolosa zona grigia. Intanto, dall'Asia giunge una condanna severa: l'ex presidente della Fed Janet Yellen, parlando a Hong Kong, ha paragonato la retorica di Trump a quella di una "repubblica delle banane", sottolineando come simili interferenze minaccino le fondamenta stesse del sistema finanziario globale.
Per l'Europa, e per l'Italia in particolare, lo scenario è fonte di profonda preoccupazione. L'indipendenza della Banca Centrale Europea, pilastro della governance dell'euro, potrebbe subire pressioni indirette se l'assalto alla Fed dovesse creare un pericoloso precedente. In un momento di fragilità economica, la perdita di un faro di stabilità come la Fed rischierebbe di innescare turbolenze dei mercati e fughe verso la sicurezza, con effetti negativi sul debito pubblico italiano e sulla già complessa gestione della politica monetaria della BCE.
Guardando avanti, la posta in gioco è enorme. La determinazione di Powell a resistere, unita alla battaglia legale e politica che ne seguirà, potrebbe definire i confini del potere esecutivo sulle banche centrali per decenni. L'esito non influenzerà solo l'economia americana, ma testerà la resilienza dell'intero ordine finanziario occidentale, costringendo gli alleati a ridefinire le loro difese istituzionali contro le derive populiste.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.60 | critical |
| Stampa russa e CSI | −0.70 | critical |
| Stampa latinoamericana | −0.80 | critical |
Il presidente Trump minaccia di licenziare il presidente della Fed Powell se non lascia entro maggio, mentre un senatore repubblicano blocca la conferma del successore designato. I procuratori federali, che difendono un'indagine penale sulle ristrutturazioni, hanno tentato un accesso senza preavviso alla sede della banca centrale ma sono stati respinti. Lo scontro alimenta l'incertezza sulla leadership e l'indipendenza della Fed.
Trump ha minacciato di licenziare il presidente della Fed se resta in carica oltre maggio. I procuratori hanno fatto irruzione senza preavviso nei cantieri della sede della banca centrale, nell'ambito di un'inchiesta penale sulla ristrutturazione. La pressione dell'esecutivo sull'autorità monetaria indipendente suscita allarme per il rispetto delle istituzioni.
Trump minaccia di licenziare Powell, mentre l'ex presidente della Fed Yellen paragona la sua retorica a quella di una 'repubblica delle banane'. L'inchiesta penale e la visita senza preavviso dei procuratori alla sede della Fed sono dipinte come segni di pressione politica sulla banca centrale. I media russi sottolineano l'ironia di tali azioni in un paese che si presenta come modello di governance democratica.
La minaccia di Trump di licenziare il presidente della Fed e l'intrusione dei procuratori sono viste come un tentativo di 'cambio di regime' per asservire la banca centrale al controllo presidenziale. Il premio Nobel Paul Krugman avverte che la credibilità della Federal Reserve è a rischio e che l'indipendenza della politica monetaria viene minata. L'episodio è inquadrato come un pericoloso precedente per la stabilità economica.
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