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Edizione delle 20:00 CETmartedì 4 agosto 2026
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sabato 25 luglio 2026

Trump non decide su nuovi raid massicci contro l’Iran, mentre i colloqui proseguono

Il presidente americano valuta un’operazione su larga scala ma per ora trattiene l’offensiva, mentre Teheran mostra maggiore serietà nei negoziati e il conflitto si allarga allo Yemen con attacchi sauditi agli Houthi.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato venerdì di non aver ancora preso una decisione su nuovi attacchi di grande portata contro l’Iran, precisando che Washington e Teheran sono in contatto e che la controparte «sta diventando sempre più seria, forse per una ragione ovvia». Parlando ai giornalisti nello Studio Ovale, Trump ha delineato due possibili vie d’uscita dal conflitto: «un’uscita militare, in cui continuiamo come stiamo facendo e possiamo anche aumentare la dose, eliminando tutto ciò che hanno», oppure «una strategia più intelligente, quella di raggiungere un accordo». Il presidente ha aggiunto che le forze armate sono «pronte a partire» («locked and loaded»), ma che finché si parla non vi è una decisione immediata. Secondo fonti di stampa americane, Trump aveva incontrato in mattinata i principali consiglieri per discutere un’operazione su larga scala, dopo che il cessate il fuoco provvisorio è collassato due settimane fa.

Sul terreno, gli Stati Uniti hanno condotto per tredici notti consecutive attacchi contro obiettivi militari iraniani, con l’obiettivo dichiarato di impedire a Teheran di chiudere lo Stretto di Hormuz, via cruciale per il trasporto globale di petrolio. L’Iran ha risposto colpendo basi americane in diversi Paesi della regione – tra cui Kuwait, Bahrein, Giordania e Iraq – e secondo fonti del Pentagono quattro militari statunitensi sono rimasti uccisi. I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno rivendicato attacchi contro infrastrutture militari americane, incluso un centro di sorveglianza della Quinta Flotta in Bahrein. Il conflitto si è nel frattempo allargato allo Yemen: i ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno dichiarato un blocco navale contro l’Arabia Saudita e attaccato petroliere nel Mar Rosso, provocando una risposta militare saudita su obiettivi Houthi a Hodeida. La combinazione del blocco iraniano di Hormuz e di quello Houthi nel Mar Rosso minaccia le forniture energetiche globali, con il greggio Brent che ha superato brevemente i 100 dollari al barile e i prezzi della benzina negli Stati Uniti oltre i 4 dollari al gallone, alimentando timori di inflazione.

Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha incontrato l’omologo iraniano Abbas Araghchi in Kirghizistan, chiedendo – secondo l’agenzia Xinhua – la ripresa immediata dei negoziati e l’attuazione del memorandum d’intesa volto a ridurre le tensioni nel Golfo. Araghchi ha a sua volta avuto colloqui con i ministri di Russia e Oman, ribadendo che l’attuale insicurezza nello Stretto di Hormuz è conseguenza della violazione statunitense degli impegni presi. Trump ha escluso che Russia e Cina stiano armando l’Iran, affermando di fidarsi delle assicurazioni ricevute da Xi Jinping e Vladimir Putin. Il ministro degli Esteri iraniano ha tuttavia respinto ogni pressione, dichiarando che Teheran «non si piegherà al bullismo americano» e non risponderà al linguaggio della forza. È attesa per martedì la visita a Washington del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha già incontrato Trump sei volte nello Studio Ovale dall’inizio del mandato.

La guerra, che Trump aveva previsto sarebbe durata quattro o cinque settimane, si avvicina ormai al quinto mese e pesa sulla popolarità del Partito Repubblicano in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Il presidente ha indicato come linea rossa la possibilità che l’Iran si avvicini allo sviluppo di un’arma nucleare, ma non ha fissato una soglia precisa per un’eventuale escalation. Il dossier resta aperto tra la minaccia di un «attacco massiccio» e la ricerca di un’intesa, mentre i combattimenti continuano e le cancellerie internazionali osservano con preoccupazione l’impatto sui mercati energetici e sulla stabilità del Medio Oriente.

Divergenza — chi la racconta come
34%Media
3 blocchi · posizioni da 0.00 a +0.50
CriticoFavorevole
ATLALMLAT
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera0.00neutral
Stampa arabo levante-Maghreb+0.50aligned
Stampa latinoamericana+0.40aligned
Stampa atlantica / anglosfera0.00

I media atlantici riportano che Trump ha ordinato una sospensione di ulteriori attacchi contro l'Iran dopo un iniziale bombardamento esteso, indicando uno spostamento verso sforzi diplomatici. La copertura si concentra sulla portata dell'operazione militare e sulla natura condizionale della pausa, segnalando che l'azione militare potrebbe riprendere se la diplomazia fallisce.

AllarmeDistacco
Stampa arabo levante-Maghreb+0.50

I media arabi evidenziano la decisione di Trump di fermare gli attacchi come una vittoria per la diplomazia, inquadrandola come una mossa saggia che apre la porta a negoziati e de-escalation nella regione. La narrazione enfatizza il potenziale per una risoluzione pacifica e minimizza le azioni militari precedenti.

PragmatismoTrionfo
Stampa latinoamericana+0.40

I media latinoamericani inquadrano la mossa di Trump come parte di una strategia più ampia per mediare una pace storica tra Israele e Arabia Saudita, collegando la questione nucleare iraniana alla normalizzazione regionale. La narrazione ritrae Trump come un abile negoziatore che usa la pressione militare per ottenere svolte diplomatiche.

PragmatismoTrionfo
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Trump non decide su nuovi raid massicci contro l’Iran, mentre i colloqui proseguono

Il presidente americano valuta un’operazione su larga scala ma per ora trattiene l’offensiva, mentre Teheran mostra maggiore serietà nei negoziati e il conflitto si allarga allo Yemen con attacchi sauditi agli Houthi.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato venerdì di non aver ancora preso una decisione su nuovi attacchi di grande portata contro l’Iran, precisando che Washington e Teheran sono in contatto e che la controparte «sta diventando sempre più seria, forse per una ragione ovvia». Parlando ai giornalisti nello Studio Ovale, Trump ha delineato due possibili vie d’uscita dal conflitto: «un’uscita militare, in cui continuiamo come stiamo facendo e possiamo anche aumentare la dose, eliminando tutto ciò che hanno», oppure «una strategia più intelligente, quella di raggiungere un accordo». Il presidente ha aggiunto che le forze armate sono «pronte a partire» («locked and loaded»), ma che finché si parla non vi è una decisione immediata. Secondo fonti di stampa americane, Trump aveva incontrato in mattinata i principali consiglieri per discutere un’operazione su larga scala, dopo che il cessate il fuoco provvisorio è collassato due settimane fa.

Sul terreno, gli Stati Uniti hanno condotto per tredici notti consecutive attacchi contro obiettivi militari iraniani, con l’obiettivo dichiarato di impedire a Teheran di chiudere lo Stretto di Hormuz, via cruciale per il trasporto globale di petrolio. L’Iran ha risposto colpendo basi americane in diversi Paesi della regione – tra cui Kuwait, Bahrein, Giordania e Iraq – e secondo fonti del Pentagono quattro militari statunitensi sono rimasti uccisi. I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno rivendicato attacchi contro infrastrutture militari americane, incluso un centro di sorveglianza della Quinta Flotta in Bahrein. Il conflitto si è nel frattempo allargato allo Yemen: i ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno dichiarato un blocco navale contro l’Arabia Saudita e attaccato petroliere nel Mar Rosso, provocando una risposta militare saudita su obiettivi Houthi a Hodeida. La combinazione del blocco iraniano di Hormuz e di quello Houthi nel Mar Rosso minaccia le forniture energetiche globali, con il greggio Brent che ha superato brevemente i 100 dollari al barile e i prezzi della benzina negli Stati Uniti oltre i 4 dollari al gallone, alimentando timori di inflazione.

Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha incontrato l’omologo iraniano Abbas Araghchi in Kirghizistan, chiedendo – secondo l’agenzia Xinhua – la ripresa immediata dei negoziati e l’attuazione del memorandum d’intesa volto a ridurre le tensioni nel Golfo. Araghchi ha a sua volta avuto colloqui con i ministri di Russia e Oman, ribadendo che l’attuale insicurezza nello Stretto di Hormuz è conseguenza della violazione statunitense degli impegni presi. Trump ha escluso che Russia e Cina stiano armando l’Iran, affermando di fidarsi delle assicurazioni ricevute da Xi Jinping e Vladimir Putin. Il ministro degli Esteri iraniano ha tuttavia respinto ogni pressione, dichiarando che Teheran «non si piegherà al bullismo americano» e non risponderà al linguaggio della forza. È attesa per martedì la visita a Washington del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha già incontrato Trump sei volte nello Studio Ovale dall’inizio del mandato.

La guerra, che Trump aveva previsto sarebbe durata quattro o cinque settimane, si avvicina ormai al quinto mese e pesa sulla popolarità del Partito Repubblicano in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. Il presidente ha indicato come linea rossa la possibilità che l’Iran si avvicini allo sviluppo di un’arma nucleare, ma non ha fissato una soglia precisa per un’eventuale escalation. Il dossier resta aperto tra la minaccia di un «attacco massiccio» e la ricerca di un’intesa, mentre i combattimenti continuano e le cancellerie internazionali osservano con preoccupazione l’impatto sui mercati energetici e sulla stabilità del Medio Oriente.

Divergenza — chi la racconta come
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I media atlantici riportano che Trump ha ordinato una sospensione di ulteriori attacchi contro l'Iran dopo un iniziale bombardamento esteso, indicando uno spostamento verso sforzi diplomatici. La copertura si concentra sulla portata dell'operazione militare e sulla natura condizionale della pausa, segnalando che l'azione militare potrebbe riprendere se la diplomazia fallisce.

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I media arabi evidenziano la decisione di Trump di fermare gli attacchi come una vittoria per la diplomazia, inquadrandola come una mossa saggia che apre la porta a negoziati e de-escalation nella regione. La narrazione enfatizza il potenziale per una risoluzione pacifica e minimizza le azioni militari precedenti.

PragmatismoTrionfo
Stampa latinoamericana+0.40

I media latinoamericani inquadrano la mossa di Trump come parte di una strategia più ampia per mediare una pace storica tra Israele e Arabia Saudita, collegando la questione nucleare iraniana alla normalizzazione regionale. La narrazione ritrae Trump come un abile negoziatore che usa la pressione militare per ottenere svolte diplomatiche.

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