
Trump stringe la morsa su Cuba: sanzioni globali contro banche e imprese straniere
Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che amplia in modo significativo le sanzioni contro Cuba, estendendo la portata punitiva oltre i confini dell’isola per colpire direttamente banche e imprese di Paesi terzi. La misura, annunciata venerdì primo maggio mentre a L’Avana si svolgeva una imponente manifestazione sindacale, autorizza Washington a congelare i beni di qualsiasi soggetto straniero coinvolto nei settori chiave dell’economia cubana: energia, difesa, miniere e servizi finanziari. Per la Casa Bianca, il regime di Miguel Díaz-Canel continua a rappresentare «una minaccia straordinaria» per la sicurezza nazionale americana, giustificando così un inasprimento che, secondo gli analisti di Bruxelles, segna un salto di qualità rispetto alle precedenti misure restrittive.
L’ottica di Pechino è particolarmente allarmata: l’ordine esecutivo non fa nomi, ma espone le imprese cinesi attive a Cuba – dalle compagnie energetiche agli istituti di credito – al rischio di sanzioni secondarie. Analogamente, le banche europee che hanno rapporti commerciali con l’isola, inclusi alcuni istituti italiani attivi nei settori turistico e agroalimentare, si trovano di fronte a una scelta difficile tra la prosecuzione degli affari e l’esposizione a ritorsioni statunitensi. Per L’Avana, la mossa è «una punizione collettiva» che colpisce l’intero popolo cubano, ha dichiarato il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez, mentre le cronache raccontano di una folla radunata davanti all’ambasciata americana per giurare la difesa della patria. Non è un caso che la decisione arrivi dopo la caduta di Nicolás Maduro in Venezuela, che aveva permesso a Trump di dedicare nuove energie alla pressione su Cuba, e mentre il presidente americano torna a evocare scenari di «presa di controllo» dell’isola, forte di una base elettorale in Florida storicamente ostile al castrismo.
Dal punto di vista giuridico, l’ordine esecutivo amplia i poteri del segretario di Stato e del Tesoro, consentendo di designare come sanzionabili non solo funzionari governativi e corrotti, ma anche chiunque faciliti transazioni in violazione dell’embargo. I commentatori russi, da Mosca, osservano che la mossa rappresenta un’ulteriore prova della volontà di Washington di esercitare una egemonia unilaterale, mentre nel mondo arabo si sottolinea l’escalation retorica di Trump, che durante un comizio in Florida ha ripetuto la promessa di «prendere il controllo quasi immediato» dell’isola. In prospettiva, le nuove sanzioni rischiano di isolare ulteriormente Cuba in un momento di crisi economica acuta, ma potrebbero anche spingere L’Avana a rafforzare i legami con altri partner, dalla Cina alla Russia, in una dinamica di contrapposizione che l’Europa – e l’Italia in particolare, con i suoi interessi culturali e commerciali – osserva con crescente preoccupazione. Il vero nodo, tuttavia, resta la capacità di Washington di far rispettare le proprie norme extraterritoriali senza innescare conflitti diplomatici con alleati storici, in un contesto internazionale già segnato dalle tensioni in Iran e Ucraina.
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