
Ucraina colpisce nel cuore della Russia: Perm sotto attacco per due giorni, Putin cerca un canale con Trump
L’offensiva ucraina segna un salto di qualità che nessuna capitale europea può più ignorare. Per due notti consecutive, i droni di Kiev hanno centrato obiettivi industriali a Perm, a oltre millecinquecento chilometri dalla linea del fronte, nella regione degli Urali. Il fumo nero che si è levato sulla città – con fiamme visibili e un acre odore di chimici segnalato dai residenti – racconta una guerra che ormai bussa alle porte della Siberia.
Il governatore locale, Dmitrij Machonin, si è limitato a poche righe su Telegram: nessuna vittima, nessun pericolo chimico, eppure le immagini satellitari della Nasa mostrano colonne di fumo che smentiscono la retorica rassicurante. A Perm le sirene hanno suonato due volte, le scuole e le università sono state chiuse e la popolazione è stata invitata a non pubblicare video delle esplosioni per non “aiutare il nemico”. La reazione del Cremlino, secondo gli analisti di Bruxelles, rivela un nervosismo crescente: Mosca ha dovuto ridimensionare la parata del 9 maggio e Vladimir Putin ha afferrato il telefono per chiamare Donald Trump, cercando un canale diplomatico che finora sembrava improbabile.
Dal punto di vista militare, la scelta di colpire Perm non è casuale. Gli obiettivi – una stazione di pompaggio del sistema di oleodotti Transneft e la raffineria di Lukoil – fanno parte dell’architettura energetica russa. Secondo l’ottica di Pechino, questi attacchi dimostrano che Kiev dispone di droni a lungo raggio capaci di minacciare le infrastrutture critiche della Federazione, un tema che preoccupa anche i partner europei dell’Italia, sempre più sensibili alla sicurezza delle forniture.
L’impatto sull’Europa è duplice: da un lato si teme un’escalation che potrebbe portare a una risposta russa fuori scala, dall’altro si misura la crescente vulnerabilità del sistema energetico russo, già messo sotto pressione. Mentre a Bruxelles si discute di un nuovo pacchetto di sanzioni, l’attacco a Perm lascia intravedere uno scenario in cui la guerra non è più confinata all’Ucraina orientale, ma si estende verso Est, trasformando ogni deposito di carburante in un potenziale bersaglio. La domanda che resta aperta, e che divide gli osservatori tra Washington e Pechino, è se questa strategia di “logoramento a distanza” possa portare Kiev al tavolo dei negoziati da una posizione di forza, o se invece spingerà Mosca a cercare una prova di forza ancora più letale.
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