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Geopolitica e Politicagiovedì 25 giugno 2026

Un giudice federale blocca l’ordine esecutivo di Trump sul voto per corrispondenza

La Corte distrettuale del Massachusetts sospende la creazione di una lista federale degli elettori e le restrizioni postali, rinviando lo scontro alla vigilia delle elezioni di midterm.

Un giudice federale di Boston ha sospeso giovedì le disposizioni centrali dell’ordine esecutivo con cui il presidente Donald Trump intendeva ridefinire le regole del voto per corrispondenza. La decisione impedisce all’amministrazione di creare una lista nazionale di cittadini abilitati al voto e di imporre al Servizio postale (USPS) di recapitare le schede soltanto agli elettori iscritti in quell’elenco. La sospensione arriva dopo che il direttore generale delle Poste, David Steiner, aveva confermato in un’audizione al Senato che, in base alla proposta di regolamento già pubblicata, l’USPS non avrebbe consegnato le schede negli Stati che si fossero rifiutati di trasmettere al governo federale i propri registri degli elettori assenteisti.

Secondo la giudice Indira Talwani, nominata alla Corte distrettuale del Massachusetts dall’allora presidente Barack Obama, la Costituzione non attribuisce al presidente alcun potere specifico in materia elettorale. «Né il ramo esecutivo né il Congresso possono interferire con questo potere», ha scritto, ricordando che la determinazione dell’eleggibilità spetta esclusivamente agli Stati. L’amministrazione Trump, attraverso una portavoce della Casa Bianca, ha replicato che l’ordine esecutivo «protegge legalmente le nostre elezioni» e che si attende un appello. Dal fronte degli Stati democratici e del District of Columbia, che hanno promosso la causa insieme a organizzazioni per i diritti di voto, si sottolinea invece che l’iniziativa presidenziale avrebbe generato confusione e disincentivato la partecipazione, scaricando costi e incertezze sulle amministrazioni locali a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato del novembre 2026.

L’ordine esecutivo, firmato da Trump nel marzo 2025, si inserisce in una più ampia offensiva dell’amministrazione per inasprire i controlli sull’identità degli elettori, con l’obiettivo dichiarato di prevenire il voto dei non cittadini. Il provvedimento incaricava il Dipartimento per la Sicurezza interna di compilare, attingendo alle banche dati federali, una lista di cittadini confermati da trasmettere agli Stati, e imponeva all’USPS di utilizzare quella lista come unico riferimento per la spedizione delle schede. La proposta di regolamento postale, pubblicata a giugno, traduceva queste indicazioni in un meccanismo operativo: gli Stati avrebbero dovuto notificare all’USPS i nominativi e i codici a barre associati a ciascun elettore, e l’agenzia avrebbe compilato una «lista di partecipazione» statale. Steiner ha difeso il sistema come uno strumento per «far corrispondere le schede che uno Stato ritiene di spedire con quelle effettivamente spedite», ma i senatori democratici lo hanno definito un ricatto che subordina l’esercizio del voto alla consegna di dati sensibili al governo federale.

La decisione di Boston è il terzo intervento giudiziario in una settimana a frenare l’agenda elettorale dell’amministrazione. Lunedì un altro giudice federale aveva bloccato un database governativo per lo screening degli elettori, e mercoledì un terzo magistrato aveva dichiarato incostituzionale l’obbligo di prova documentale della cittadinanza per la registrazione. Secondo gli analisti di Washington, la sequenza di pronunce disegna un conflitto di attribuzioni destinato a salire fino alla Corte Suprema, mentre il Congresso resta diviso sul Safeguard American Voter Eligibility (SAVE) Act, il progetto di legge che Trump ha posto come condizione per firmare altri provvedimenti legislativi. La sospensione attuale non cancella l’intero ordine esecutivo, ma congela le sezioni impugnate in attesa del giudizio di merito. Il periodo di commento pubblico sulla proposta di regolamento postale scade il 2 luglio, ma la Casa Bianca non ha ancora indicato se intende ritirarla o modificarla alla luce della pronuncia.

Divergenza — chi la racconta come
5%Bassa
2 blocchi · posizioni da −0.40 a −0.30
CriticoFavorevole
ATLIND
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera−0.40critical
Stampa indiana e sudasiatica−0.30critical
Le testate direttamente coinvolte (amministrazione Trump e tribunale) non sono rappresentate tra i blocchi analizzati.
Stampa atlantica / anglosfera−0.40
Voce

Il tribunale federale blocca l'ennesimo tentativo di Trump di limitare il voto per corrispondenza, ribadendo che il presidente non ha l'autorità di creare liste elettorali nazionali.

Meccanismogiudizializzazione

La narrazione si basa sulla ripetuta menzione di 'terza volta in una settimana' per creare un senso di sconfitta sistematica dell'amministrazione Trump, rafforzando l'idea di un controllo giudiziario legittimo.

ScetticismoUrgenzaVoci divise
Stampa indiana e sudasiatica−0.30
Voce

Il giudice federale dichiara incostituzionale l'ordine di Trump, ribadendo che il presidente ha superato i limiti del suo potere secondo la Costituzione.

Meccanismocostituzionalizzazione

La narrazione si concentra sulla violazione della separazione dei poteri, utilizzando un linguaggio giuridico preciso per legittimare la decisione del tribunale come difesa della Costituzione.

Omissione

Non viene menzionato che l'ordine esecutivo era motivato dalla prevenzione del voto dei non cittadini, un argomento chiave dei sostenitori di Trump.

ScetticismoDistacco
Ultim'ora
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giovedì 25 giugno 2026

Un giudice federale blocca l’ordine esecutivo di Trump sul voto per corrispondenza

La Corte distrettuale del Massachusetts sospende la creazione di una lista federale degli elettori e le restrizioni postali, rinviando lo scontro alla vigilia delle elezioni di midterm.

Un giudice federale di Boston ha sospeso giovedì le disposizioni centrali dell’ordine esecutivo con cui il presidente Donald Trump intendeva ridefinire le regole del voto per corrispondenza. La decisione impedisce all’amministrazione di creare una lista nazionale di cittadini abilitati al voto e di imporre al Servizio postale (USPS) di recapitare le schede soltanto agli elettori iscritti in quell’elenco. La sospensione arriva dopo che il direttore generale delle Poste, David Steiner, aveva confermato in un’audizione al Senato che, in base alla proposta di regolamento già pubblicata, l’USPS non avrebbe consegnato le schede negli Stati che si fossero rifiutati di trasmettere al governo federale i propri registri degli elettori assenteisti.

Secondo la giudice Indira Talwani, nominata alla Corte distrettuale del Massachusetts dall’allora presidente Barack Obama, la Costituzione non attribuisce al presidente alcun potere specifico in materia elettorale. «Né il ramo esecutivo né il Congresso possono interferire con questo potere», ha scritto, ricordando che la determinazione dell’eleggibilità spetta esclusivamente agli Stati. L’amministrazione Trump, attraverso una portavoce della Casa Bianca, ha replicato che l’ordine esecutivo «protegge legalmente le nostre elezioni» e che si attende un appello. Dal fronte degli Stati democratici e del District of Columbia, che hanno promosso la causa insieme a organizzazioni per i diritti di voto, si sottolinea invece che l’iniziativa presidenziale avrebbe generato confusione e disincentivato la partecipazione, scaricando costi e incertezze sulle amministrazioni locali a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato del novembre 2026.

L’ordine esecutivo, firmato da Trump nel marzo 2025, si inserisce in una più ampia offensiva dell’amministrazione per inasprire i controlli sull’identità degli elettori, con l’obiettivo dichiarato di prevenire il voto dei non cittadini. Il provvedimento incaricava il Dipartimento per la Sicurezza interna di compilare, attingendo alle banche dati federali, una lista di cittadini confermati da trasmettere agli Stati, e imponeva all’USPS di utilizzare quella lista come unico riferimento per la spedizione delle schede. La proposta di regolamento postale, pubblicata a giugno, traduceva queste indicazioni in un meccanismo operativo: gli Stati avrebbero dovuto notificare all’USPS i nominativi e i codici a barre associati a ciascun elettore, e l’agenzia avrebbe compilato una «lista di partecipazione» statale. Steiner ha difeso il sistema come uno strumento per «far corrispondere le schede che uno Stato ritiene di spedire con quelle effettivamente spedite», ma i senatori democratici lo hanno definito un ricatto che subordina l’esercizio del voto alla consegna di dati sensibili al governo federale.

La decisione di Boston è il terzo intervento giudiziario in una settimana a frenare l’agenda elettorale dell’amministrazione. Lunedì un altro giudice federale aveva bloccato un database governativo per lo screening degli elettori, e mercoledì un terzo magistrato aveva dichiarato incostituzionale l’obbligo di prova documentale della cittadinanza per la registrazione. Secondo gli analisti di Washington, la sequenza di pronunce disegna un conflitto di attribuzioni destinato a salire fino alla Corte Suprema, mentre il Congresso resta diviso sul Safeguard American Voter Eligibility (SAVE) Act, il progetto di legge che Trump ha posto come condizione per firmare altri provvedimenti legislativi. La sospensione attuale non cancella l’intero ordine esecutivo, ma congela le sezioni impugnate in attesa del giudizio di merito. Il periodo di commento pubblico sulla proposta di regolamento postale scade il 2 luglio, ma la Casa Bianca non ha ancora indicato se intende ritirarla o modificarla alla luce della pronuncia.

Divergenza — chi la racconta come
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2 blocchi · posizioni da −0.40 a −0.30
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Divergenza tra blocchi di stampa
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Stampa atlantica / anglosfera−0.40
Voce

Il tribunale federale blocca l'ennesimo tentativo di Trump di limitare il voto per corrispondenza, ribadendo che il presidente non ha l'autorità di creare liste elettorali nazionali.

Meccanismogiudizializzazione

La narrazione si basa sulla ripetuta menzione di 'terza volta in una settimana' per creare un senso di sconfitta sistematica dell'amministrazione Trump, rafforzando l'idea di un controllo giudiziario legittimo.

ScetticismoUrgenzaVoci divise
Stampa indiana e sudasiatica−0.30
Voce

Il giudice federale dichiara incostituzionale l'ordine di Trump, ribadendo che il presidente ha superato i limiti del suo potere secondo la Costituzione.

Meccanismocostituzionalizzazione

La narrazione si concentra sulla violazione della separazione dei poteri, utilizzando un linguaggio giuridico preciso per legittimare la decisione del tribunale come difesa della Costituzione.

Omissione

Non viene menzionato che l'ordine esecutivo era motivato dalla prevenzione del voto dei non cittadini, un argomento chiave dei sostenitori di Trump.

ScetticismoDistacco

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