
Ungheria, la siccità ferma la centrale nucleare di Paks: il Danubio ai minimi storici
Il primo ministro ungherese annuncia la chiusura dell’unico impianto nucleare del Paese a causa del livello record del fiume, mentre il Reno e il Po aggravano l’allarme industriale e agricolo in Europa.
L’annuncio è arrivato nel pomeriggio da Budapest: la centrale nucleare di Paks, che da sola fornisce circa il 40 per cento del consumo annuo di elettricità dell’Ungheria, sarà spenta la prossima settimana. Il primo ministro Peter Magyar ha spiegato che il livello del Danubio, da cui l’impianto preleva l’acqua di raffreddamento, è sceso a valori che impongono l’arresto secondo i protocolli di sicurezza. «Secondo i calcoli attuali, potrebbe accadere martedì o mercoledì», ha dichiarato, precisando che la procedura non comporta alcuna minaccia nucleare e che il reattore è progettato per resistere alla portata minima attesa una volta ogni diecimila anni.
La decisione ungherese è il punto più acuto di una crisi idrica che da settimane sta svuotando i grandi fiumi europei. A Budapest il Danubio è sceso di un decimetro sotto il precedente minimo del 2018, ritirandosi di quindici-venti metri dalla riva e azzerando la stagione delle escursioni in barca. In Romania un reattore è già stato fermato per lo stesso motivo e un secondo seguirà a breve. Più a monte, il Reno a Kaub ha toccato brevemente il minimo storico del 2018, mentre a Düsseldorf si prevede un nuovo record di 21 centimetri, due in meno dell’ottobre di quell’anno. Nei Paesi Bassi le autorità hanno registrato il livello più basso mai misurato al confine con la Germania.
La portata ridotta delle vie d’acqua sta comprimendo la capacità di trasporto delle merci proprio nella fase di raccolto. Secondo la stampa tedesca, molte chiatte sul Reno possono caricare solo il 15-20 per cento del volume abituale per paura di incagliarsi, facendo crollare l’offerta e lievitare i prezzi. «Il grosso dei volumi è costituito da materie prime, petrolio, minerale di ferro, carbone e cereali», ha osservato Johan Woxenius, professore di economia dei trasporti marittimi all’Università di Göteborg. La federazione tedesca delle costruzioni ha avvertito che il Reno è «sempre più spinto al limite della propria capacità» e ha chiesto investimenti urgenti per rendere le vie navigabili resilienti ai cambiamenti climatici. Intanto in Italia le autorità hanno innalzato ad «alto» il livello di allerta per la siccità nella Pianura Padana, attraversata dal Po.
La sequenza di estati secche – 2018, 2022 e ora il 2026 – sta diventando un dato strutturale. «È difficile ignorare che questi eventi si ripetono a intervalli sempre più ravvicinati», ha aggiunto Woxenius, sottolineando la difficoltà di ammortizzare investimenti in alternative di trasporto per una crisi che resta stagionale. A Budapest il fotografo Gábor Kertész, documentando i piloni del Ponte Margherita ormai all’asciutto, ha parlato di uno shock visivo «innescato dai cambiamenti climatici».
Le previsioni idrologiche per i prossimi giorni non lasciano margini all’ottimismo. Il premier ungherese ha avvertito che «le proiezioni austriache e slovacche non sono affatto positive» e che la chiusura potrebbe prolungarsi. Per riavviare gradualmente Paks servirà che il livello del Danubio risalga sopra i -133 centimetri. Nel frattempo il governo ha invitato le imprese a ridurre i consumi elettrici, ha vietato i fuochi all’aperto e spento le luci decorative degli edifici pubblici. L’Europa centrale attende ora il picco dell’ondata di calore, con temperature che in Austria hanno già raggiunto i 40,3 gradi, mentre la Slovenia allerta per il rischio estremo di incendi boschivi.
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
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| Stampa arabo levante-Maghreb | 0.00 | neutral |
La stagione estiva è già finita per le gite in barca, la siccità colpisce turismo e trasporti, e i reattori nucleari sono costretti a fermarsi.
Concentrandosi sul racconto personale di un proprietario di casa galleggiante e sull'analisi economica di un professore, la narrazione rende un evento climatico astratto immediato e concreto.
Non vengono riportate le rassicurazioni ufficiali del governo ungherese sulla sicurezza della chiusura della centrale.
Il primo ministro ungherese annuncia la chiusura della centrale nucleare di Paks la prossima settimana a causa del basso livello del Danubio, assicurando che non c'è alcun rischio nucleare.
La narrazione si affida esclusivamente alle dichiarazioni ufficiali del governo ungherese, presentando l'evento come una misura tecnica controllata e priva di allarmismi.
Non vengono menzionati gli effetti su turismo e trasporti, né la più ampia crisi idrica in altri paesi.
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