
Uruguay, prima eutanasia legale in America Latina: una donna di 69 anni pone fine alle sofferenze
La paziente oncologica ha ottenuto la morte assistita in base alla legge del 2025, entrata in vigore solo ad aprile. Un passaggio storico che ridisegna i confini dell’autodeterminazione nel continente e interroga l’Europa.
L’Uruguay ha varcato una soglia etica e giuridica che per decenni è parsa invalicabile in America Latina. Venerdì 23 maggio, all’ospedale della polizia di Montevideo, una donna di 69 anni affetta da un cancro al pancreas in fase terminale con metastasi polmonari e renali ha ricevuto l’eutanasia, divenendo la prima persona a morire sotto la protezione della legge 20.431, la norma che dal 2025 consente la morte medicalmente assistita nel Paese. Lo ha confermato il Collegio medico uruguaiano, chiudendo un percorso iniziato con la richiesta della paziente, firmata il mercoledì precedente dopo anni di sofferenze insopportabili.
La legge, approvata dal Parlamento di Montevideo nell’ottobre dello scorso anno, era entrata in vigore effettiva solo dopo la pubblicazione del relativo protocollo, lo scorso aprile. Il testo prevede condizioni rigide: occorre essere maggiorenni, psichicamente capaci, affetti da una patologia incurabile e irreversibile che causi una sofferenza intollerabile e comprometta gravemente la qualità di vita. In ogni momento, il paziente può ritirare il consenso. Il Sindicato Médico del Uruguay, a differenza di quanto avvenuto in altre realtà nazionali, ha appoggiato pubblicamente la regolamentazione, giudicandola in grado di offrire “condizioni sicure” e rispettose dei criteri medici. Un sostegno che ha facilitato l’applicazione concreta di una norma già di per sé pionieristica nel continente.
Dal fronte religioso, la Chiesa cattolica e i gruppi pro-life locali hanno ribadito la loro opposizione radicale, ma senza riuscire a bloccare un processo legislativo che ha fatto del piccolo Paese sudamericano un laboratorio di diritti civili, come già accaduto con la legalizzazione della cannabis e con le unioni omosessuali. Secondo gli analisti che osservano il fenomeno da Bruxelles, la scelta uruguaiana si inserisce in un trend globale che ha già toccato Spagna, Paesi Bassi e Belgio, ma che nel Nuovo Mondo resta circoscritto a pochi Stati. Per l’America Latina, la novità è epocale e potrebbe influenzare il dibattito in Paesi come Cile e Colombia, dove esistono progetti di legge analoghi.
Anche per l’Italia l’eco non è trascurabile. L’ordinamento italiano, dopo la sentenza 242/2019 della Corte costituzionale, ha depenalizzato l’aiuto al suicidio in casi estremi, ma manca una legge organica sull’eutanasia e il Parlamento resta paralizzato. L’avanzata uruguaiana rilancia le pressioni sui legislatori italiani, mentre la Chiesa cattolica mantiene una posizione granitica. Se nell’Uruguay di Yamandú Orsi la “muerte digna” è già un diritto esigibile, nel cuore del Mediterraneo il percorso appare ancora in salita. L’esperienza sudamericana, tuttavia, dimostra che anche in società profondamente segnate dal cattolicesimo è possibile costruire un perimetro giuridico che coniughi autodeterminazione e cautele. La sfida ora è osservare se il modello resisterà alle prime applicazioni e se diventerà esportabile, in un continente dove la gerarchia ecclesiastica pesa ancora molto sull’agenda politica.
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L'Uruguay ha compiuto un passo storico: la prima eutanasia legale in America Latina. Una paziente di 69 anni con cancro al pancreas terminale ha ricevuto il protocollo di morte dignitosa, dopo un iter legislativo e medico scrupoloso. I media locali sottolineano il rigore della legge e il sostegno del sindacato medico.
L'eutanasia è stata praticata per la prima volta in Uruguay, un paese che ha legalizzato la procedura nel 2025. L'agenzia di stampa francese riporta i fatti con tono neutro, evidenziando che la paziente è morta venerdì e che la legge è entrata in vigore dopo anni di dibattito. Non emerge un giudizio di valore.
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