
Usa, sospeso il deposito di 15mila dollari per i tifosi del Mondiale 2026
L’amministrazione Trump rinuncia alla cauzione per i possessori di biglietti dei Mondiali. Restano escluse le nazionali di cinque paesi africani.
A meno di un mese dal fischio d’inizio del Mondiale 2026, l’amministrazione Trump ha compiuto una brusca inversione di rotta. Il Dipartimento di Stato ha annunciato la sospensione dell’obbligo di versare un deposito cauzionale fino a quindicimila dollari per i cittadini di cinquanta paesi in via di sviluppo che intendevano richiedere un visto turistico. Una misura, introdotta lo scorso anno nell’ambito della stretta immigratoria voluta dalla Casa Bianca, che aveva suscitato vive proteste tra le nazioni interessate, molte delle quali qualificate per la Coppa del Mondo.
La decisione è arrivata dopo che l’obbligo, considerato discriminatorio, era finito sotto la lente delle diplomazie di Algeri, Capo Verde, Costa d’Avorio, Senegal e Tunisia, le cinque nazionali africane incluse nell’elenco delle cinquanta nazioni soggette alla cauzione. Secondo gli analisti di Rabat, la mossa americana appare tardiva e insufficiente: il deposito resta in vigore per i tifosi sprovvisti di biglietto, creando di fatto un doppio binario. Da New York, fonti del Dipartimento di Stato hanno precisato che l’esonero vale solo per i possessori di tagliandi validi e per i membri delle squadre, mentre per gli altri cittadini dei paesi a rischio la cauzione rimane un ostacolo concreto.
Il dietrofront americano si inserisce in un clima di crescente tensione attorno ai costi del torneo. Mentre la Fifa ha rivendicato la volontà di garantire un “accesso equo” allo spettacolo calcistico, il sistema di biglietteria a stelle e stelle – dove il bagarinaggio è legale – ha fatto schizzare i prezzi dei tagliandi a migliaia di dollari, ben oltre i sessanta dollari dei biglietti messi in vendita diretta. Per l’Europa, che conterà decine di migliaia di tifosi in viaggio verso gli Stati Uniti, il Messico e il Canada, il nodo non è solo diplomatico ma logistico: il confine tra agevolazione e privilegio, in un’edizione dei Mondiali che si annuncia già la più cara di sempre, rischia di allargare il divario tra chi potrà viverla sugli spalti e chi resterà a casa.
| Stampa iraniana e affini | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | +0.10 | neutral |
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
Il Dipartimento di Stato americano ha fatto marcia indietro sul controverso piano di cauzioni per visti, che imponeva fino a 15.000 dollari ai tifosi provenienti da paesi in via di sviluppo. La retromarcia, arrivata a ridosso del Mondiale, viene presentata come una vittoria per i tifosi e una prova dell'ipocrisia delle politiche migratorie statunitensi.
L'amministrazione Trump ha sospeso l'obbligo di cauzione per i visti per i possessori di biglietti del Mondiale, una mossa pragmatica per agevolare il torneo. La notizia viene data in modo neutro, elencando i cinque paesi africani interessati, senza commenti di condanna.
Il Dipartimento di Stato ha annunciato la sospensione della cauzione di 15.000 dollari per i visti dei tifosi con biglietti del Mondiale, in vista del torneo. La cronaca è fattuale, basata su fonti d'agenzia, e si concentra sulla decisione amministrativa senza inquadrarla politicamente.
Gli Stati Uniti allentano le regole sui visti per i tifosi del Mondiale, facendo un'eccezione alla severa politica di cauzione migratoria di Trump che colpiva i paesi in via di sviluppo. La mossa è riportata con scetticismo verso la norma originaria, sottolineando che cinque nazioni africane qualificate erano coinvolte, e inquadrando l'esenzione come una concessione pragmatica ma tardiva.
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