
Valditara vuole superare la distinzione tra licei e istituti tecnici: una riforma che divide l'Italia
Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha lanciato una proposta destinata a ridisegnare il volto della scuola secondaria superiore italiana: superare la storica divisione tra licei e istituti tecnici e professionali, per arrivare a un unico percorso formativo articolato in indirizzi, dal liceo chimico a quello agrario. L’annuncio, arrivato durante il Premio Maestro del Made in Italy e rilanciato in apertura della consultazione pubblica sui nuovi programmi, rappresenta una delle svolte più radicali mai tentate nel sistema scolastico italiano. Secondo il ministro, ispirandosi ad Aristotele e Teofrasto, il liceo classico già includeva saperi tecnici e scientifici, e oggi sarebbe anacronistico considerare l’istruzione tecnica come una scelta di serie B.
Ma la riforma, che punta a entrare in vigore nel 2027 dopo un lungo percorso di ascolto, si inserisce in un contesto europeo dove la distinzione tra formazione generale e professionalizzante resta ancora molto netta, sebbene con eccezioni importanti come il sistema duale tedesco. Dall’Italia, intanto, arrivano segnali contrastanti. La visita di Valditara all’istituto tecnico Galileo Galilei di Roma è stata accolta da una contestazione degli studenti, che lo hanno accolto con uno striscione e hanno denunciato di essere stati chiusi fuori dall’edificio senza poter riprendere i propri zaini.
Un episodio che testimonia la distanza tra la visione del ministro e la percezione di chi ogni giorno vive la scuola. Se a Roma si discute di superare le barriere tra licei e tecnici, a migliaia di chilometri di distanza, in Canada, il Québec ha preso una strada opposta. La legge 94, approvata lo scorso ottobre per rafforzare la laicità nel sistema educativo, ha già cominciato a produrre i suoi primi effetti: i centri di servizio scolastico stanno cercando di quantificare il numero di insegnanti e educatrici che hanno lasciato il lavoro a causa del divieto di indossare simboli religiosi.
Secondo l’ottica canadese, la separazione tra sapere laico e identità religiosa è considerata un presidio di neutralità, mentre in Italia il dibattito si concentra piuttosto sul valore formativo del lavoro manuale e sulla necessità di superare lo stigma culturale che grava sugli istituti tecnici. La prospettiva europea guarda con interesse a questa possibile riforma italiana, perché potrebbe anticipare un movimento più ampio verso l’ibridazione dei percorsi di studio, in un continente alle prese con la transizione digitale e la carenza di competenze tecniche. Ma gli ostacoli non mancano: il rischio è che una uniformazione forzata cancelli le specificità dei diversi indirizzi senza riuscire a garantire una reale parità di dignità.
La sfida, per Valditara e per il sistema scolastico italiano, sarà dimostrare che si può costruire un liceo per tutti senza sacrificare la qualità della preparazione né il diritto degli studenti a scegliere percorsi diversi, ma ugualmente validi.
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