
Vannacci lancia Futuro Nazionale: «Italia agli italiani», la sfida a Meloni parte da destra
All’assemblea costituente di Roma, tra slogan sovranisti e la preghiera dei parà francesi, l’ex generale si propone come alternativa radicale al centrodestra di governo.
L’Auditorium della Conciliazione, a pochi passi dal Vaticano, si è riempito di una folla che Roberto Vannacci ha voluto ribattezzare «la feccia, gli scarti, i figli di nessuno». L’ex generale, oggi europarlamentare dopo la rottura con la Lega, ha aperto la prima assemblea costituente di Futuro Nazionale con un’invocazione che suona come un programma: «Italia agli italiani». Poi ha letto la preghiera dei paracadutisti francesi, con i suoi «fegati spappolati a sinistra», e ha chiesto alla platea di alzarsi e pregare con lui. L’evento, blindato e segnato da caos organizzativo con giornalisti ammassati in una stanza senza uscite di sicurezza, ha mostrato un movimento che si vuole collocare alla destra di Giorgia Meloni, raccogliendo delusi della Lega, postfascisti, no vax e qualche orfano di Fratelli d’Italia.
Il messaggio al centrodestra di governo è stato duro: «Perché dovrei allearmi con questa alleanza che continua a portare avanti l’agenda Draghi?», ha tuonato Vannacci, indicando in Ursula von der Leyen e nel globalismo i veri avversari. Da Roma, osservatori politici leggono la mossa come un tentativo di occupare lo spazio sovranista che Meloni avrebbe progressivamente abbandonato in nome della governabilità europea. Non a caso il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha reagito bollando Futuro Nazionale come «la quinta colonna della sinistra», mentre analisti dell’Europa centrale notano che il partito vanta già contatti con AfD e guarda al mondo Maga, rischiando di diventare un alleato involontario dell’opposizione. Lo stesso Vannacci ha ironizzato sui sospetti di un asse con Matteo Renzi, minacciando querele ma senza dissipare del tutto le indiscrezioni su uno scambio di messaggi con l’ex premier.
Sul palco, la retorica anticasta si è mescolata a un martellante attacco alla stampa: «Il metodo Formigli», ha detto il generale, «registra di nascosto le vostre conversazioni private per farvi passare per estremisti». Ha citato per nome Gad Lerner e Sigfrido Ranucci, ha provocato la sala chiedendo «c’è qualche massone?» e ha deriso chi porta «tatuaggi o monili strani». È il rituale di una comunità che si percepisce perseguitata e che proprio nel risentimento trova la sua benzina. Da Bruxelles, l’attenzione è alta: un’Italia con una destra ulteriormente radicalizzata potrebbe rendere ancora più fragili gli equilibri parlamentari e complicare i negoziati sulle prossime manovre economiche.
Al netto della teatralità, Futuro Nazionale resta per ora un movimento personale che nei sondaggi non supera il tre per cento. Tuttavia, il generale ha dimostrato di saper intercettare un disagio profondo verso un governo accusato di aver tradito le promesse sovraniste. Se il partito riuscirà a strutturarsi sul territorio, potrebbe erodere consensi a Fratelli d’Italia e alla Lega, costringendo Meloni a rincorse identitarie oppure a subire emorragie pericolose. La vera incognita è se questa «sporca dozzina» saprà trasformare il ribellismo in un progetto politico capace di durare oltre la provocazione.
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