
Washington annuncia un’intesa su Hormuz “in poche ore”, ma Teheran nega trattative dirette
Il segretario al Tesoro Bessent ipotizza un accordo entro mercoledì per la libertà di navigazione, mentre l’Iran ribadisce di discutere solo con l’Oman e il petrolio scende sotto gli 80 dollari.
L’amministrazione statunitense ha alimentato martedì le attese di una rapida riapertura dello Stretto di Hormuz, con il segretario al Tesoro Scott Bessent che in un’intervista alla CNBC ha parlato della possibilità di un accordo “oggi o domani” per garantire la libertà di transito. Le dichiarazioni, cui ha fatto eco il segretario di Stato Marco Rubio nel confermare “progressi” nei colloqui che coinvolgono Oman e Iran, hanno innescato un immediato crollo dei prezzi del greggio: il Brent è sceso di oltre il 5% portandosi sotto la soglia degli 80 dollari al barile, toccando i minimi da metà luglio. Secondo fonti del Tesoro americano, centinaia di navi sono in attesa di lasciare l’area e la normalizzazione del traffico avrebbe un effetto calmierante sui mercati energetici globali, con ricadute positive anche per l’Europa.
Teheran ha tuttavia smentito con nettezza l’esistenza di negoziati diretti con Washington. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha precisato che gli unici colloqui in corso sono quelli bilaterali con Mascate per definire un meccanismo di gestione del traffico marittimo, e ha avvertito che un’intesa sulla sicurezza della navigazione non equivale a una riapertura incondizionata dello Stretto. Fonti vicine al dossier, citate da Reuters e Bloomberg, indicano che l’Iran punta a mantenere il controllo sulle navi in entrata e un diritto di supervisione su quelle in uscita, con l’eventuale introduzione di una “tassa di servizio” per coprire costi ambientali e di sicurezza, ipotesi che gli Stati Uniti respingono in nome della piena libertà di movimento.
La mediazione è affidata a un formato che comprende Qatar, Oman e Pakistan. Doha ha fatto sapere che le bozze di un’intesa stanno circolando e che i contatti diplomatici sono in una fase “molto avanzata”, pur in assenza di colloqui diretti tra americani e iraniani. Il presidente Donald Trump, dopo aver sospeso nel fine settimana nuovi attacchi su larga scala, ha definito la finestra attuale “l’ultima possibilità prima della decapitazione” e ha collocato la riapertura dello Stretto come primo passo di un percorso che dovrebbe poi affrontare la denuclearizzazione dell’Iran. La leadership iraniana, da parte sua, continua a rivendicare il diritto di regolare il transito in acque che considera vitali per la propria sovranità, mentre sul piano militare la tensione resta alta: un mercantile è stato colpito da un proiettile non identificato al largo dell’Oman e un’unità indiana è affondata nel Mar Rosso dopo un attacco non rivendicato.
Il dossier Hormuz si inserisce in un conflitto che dal 28 febbraio ha ripetutamente infranto tregue e accordi preliminari, con un blocco navale statunitense e la chiusura di fatto dello Stretto da parte iraniana. Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è duplice: da un lato la stabilizzazione dei prezzi energetici, dall’altro la possibilità che un’eventuale missione europea di sminamento – ipotesi che secondo fonti diplomatiche Teheran starebbe valutando con minore rigidità – possa offrire una garanzia indipendente di sicurezza alla navigazione. Al momento, tuttavia, non esiste alcuna intesa definitiva e i negoziati restano concentrati sul tentativo di conciliare la richiesta americana di libertà di transito con l’esigenza iraniana di un riconoscimento del proprio ruolo nella gestione del braccio di mare da cui transita un quinto del petrolio mondiale.
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.30 | critical |
| Stampa russa e CSI | −0.20 | neutral |
| Stampa del Golfo arabo | +0.30 | aligned |
Washington proietta un accordo imminente per riaprire lo Stretto di Hormuz, puntando sulla diplomazia per una rapida vittoria che calmi i mercati.
Enfatizzando le dichiarazioni di un alto funzionario e l'immediata reazione del mercato petrolifero, crea l'impressione di un accordo quasi certo, minimizzando le smentite iraniane.
Tace sul fatto che l'Iran nega qualsiasi trattativa diretta con gli Stati Uniti, e che le uniche discussioni in corso sono con l'Oman per rotte sicure.
Teheran respinge le dichiarazioni americane come infondate, ribadendo che i negoziati con l'Oman per la gestione del traffico marittimo sono l'unico canale attivo.
Ripetendo la smentita ufficiale e riconducendo ogni progresso ai soli colloqui bilaterali con l'Oman, il blocco iraniano costruisce una narrazione di sovranità e autonomia, negando la legittimità delle affermazioni statunitensi.
Tace sul fatto che il Qatar e altri mediatori confermano l'esistenza di un accordo in fase di circolazione tra le parti, il che suggerirebbe un coinvolgimento indiretto degli Stati Uniti.
Mosca registra i progressi nei colloqui tra Iran e Oman, ma sottolinea che non c'è ancora una decisione finale, mettendo in dubbio l'ottimismo americano.
Citando fonti ufficiali americane (Rubio) e iraniane (Baghaei) in modo equilibrato, il blocco russo adotta una posizione di osservatore cauto, evidenziando l'assenza di un accordo definitivo per smorzare le aspettative.
Non menziona la reazione immediata dei mercati petroliferi e l'ottimismo degli Stati Uniti, che pure sono elementi centrali della notizia.
Il Qatar, mediatore chiave, annuncia che le bozze di accordo circolano e i negoziati sono in fase molto avanzata, rafforzando la prospettiva di una riapertura.
Enfatizzando il proprio ruolo di mediazione e il progresso concreto (bozze, dichiarazioni di progresso), il blocco del Golfo accredita la propria efficacia diplomatica e mantiene viva la speranza di una soluzione, senza però annunciare un accordo definitivo.
Tace sulle persistenti smentite iraniane riguardo ai negoziati diretti con gli Stati Uniti, e sulla possibilità che l'accordo possa essere solo una tregua temporanea.
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