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Zvjagintsev torna a Cannes con 'Minotauro', allegoria della Russia in guerra

Dopo nove anni di silenzio, Andrej Zvjagintsev presenta a Cannes 'Minotauro', tra dramma coniugale e feroce critica al regime di Putin. Accoglienza trionfale.

Il regista russo Andrej Zvjagintsev è tornato al Festival di Cannes dopo quasi un decennio di assenza forzata, presentando in concorso 'Minotauro', un film che ha immediatamente catalizzato l'attenzione della critica e del pubblico. Con una standing ovation di dieci minuti al termine della proiezione, la pellicola si candida come uno dei favoriti per la Palma d'Oro, segnando un ritorno tanto atteso quanto sofferto. Zvjagintsev, che nel 2021 aveva contratto una forma grave di Covid-19, finendo in coma e trascorrendo quasi un anno in riabilitazione in Germania, ha scelto l'esilio dopo l'invasione russa dell'Ucraina, girando il film a Riga con una troupe composta da collaboratori sparsi per il mondo.

La pellicola, liberamente ispirata a 'La donna infedele' di Claude Chabrol, segue la storia di Gleb, un uomo che scopre il tradimento della moglie e uccide l'amante. Ma, come sottolineano gli osservatori europei, la trama gialla è solo un pretesto per un'analisi spietata della Russia contemporanea. Secondo i critici indipendenti russi, 'Minotauro' è il primo lungometraggio a raccontare in modo diretto l'era della 'operazione speciale', trasformando il dramma coniugale in un'allegoria del regime putiniano: la coppia borghese rappresenta la nazione apparentemente normale, mentre la guerra e la mobilitazione incombono come un mostro dentro il labirinto. Dal punto di vista arabo, il film viene letto come una denuncia della complicità silenziosa delle élite, capaci di vivere nella finzione di un'esistenza privilegiata mentre il paese sprofonda nel conflitto.

Il regista, visibilmente commosso, ha ringraziato i produttori di Francia, Germania e Lettonia, che hanno reso possibile un film in lingua russa fuori dalla Russia. La sua presenza a Cannes è stata accolta come un atto di resistenza culturale. I media nordici hanno definito la pellicola 'un calcio nei testicoli a Putin', mentre la stampa francese ne ha lodato la tensione morale e la regia chirurgica. Se la giuria, presieduta da Park Chan-wook, deciderà di premiare la dimensione politica, 'Minotauro' potrebbe diventare la seconda Palma d'Oro per Zvjagintsev, dopo il Leone d'oro per 'Il ritorno' nel 2003.

Con questo film, il regista non solo rompe un silenzio durato quasi dieci anni, ma rilancia un dibattito sull'arte in esilio e sulla capacità del cinema di parlare al proprio paese anche da lontano. Mentre la Russia ufficiale continua a ignorare le voci dissidenti, 'Minotauro' si pone come un documento della coscienza critica di un'intera generazione, destinato a lasciare un segno nella storia del cinema e nella memoria collettiva del conflitto.

Divergenza — chi la racconta come
41%Media
3 blocchi · posizioni da −0.20 a +0.80
CriticoFavorevole
EURALMRUS
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa europea continentale+0.40aligned
Stampa arabo levante-Maghreb−0.20neutral
Stampa russa e CSI+0.80aligned
Stampa europea continentale+0.40

La stampa europea continentale sottolinea il trionfale ritorno di Zvyagintsev a Cannes dopo una grave malattia e l'esilio, inquadrando il film come un'allegoria politica che denuncia la Russia di Putin. L'enfasi è sul coraggio del regista e sul successo critico del film, oltre al messaggio anti-regime.

TrionfoIndignazione
Stampa arabo levante-Maghreb−0.20

La stampa arabo-levantina e maghrebina affronta il film con scetticismo e distacco, concentrandosi sulla sua esposizione allegorica della società russa sotto Putin. La copertura è analitica, nota l'esilio del regista ma mantiene una distanza critica dal tono celebrativo dei media occidentali.

ScetticismoDistacco
Stampa russa e CSI+0.80

La stampa russa celebra il ritorno di Zvyagintsev a Cannes come un trionfo personale e artistico, enfatizzando la sua miracolosa guarigione e l'ovazione per il film. La copertura minimizza le interpretazioni politiche, concentrandosi invece sulla resilienza del regista e sull'orgoglio nazionale di un cineasta russo che ha successo sulla scena mondiale.

TrionfoVittimismo
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giovedì 21 maggio 2026

Zvjagintsev torna a Cannes con 'Minotauro', allegoria della Russia in guerra

Dopo nove anni di silenzio, Andrej Zvjagintsev presenta a Cannes 'Minotauro', tra dramma coniugale e feroce critica al regime di Putin. Accoglienza trionfale.

Il regista russo Andrej Zvjagintsev è tornato al Festival di Cannes dopo quasi un decennio di assenza forzata, presentando in concorso 'Minotauro', un film che ha immediatamente catalizzato l'attenzione della critica e del pubblico. Con una standing ovation di dieci minuti al termine della proiezione, la pellicola si candida come uno dei favoriti per la Palma d'Oro, segnando un ritorno tanto atteso quanto sofferto. Zvjagintsev, che nel 2021 aveva contratto una forma grave di Covid-19, finendo in coma e trascorrendo quasi un anno in riabilitazione in Germania, ha scelto l'esilio dopo l'invasione russa dell'Ucraina, girando il film a Riga con una troupe composta da collaboratori sparsi per il mondo.

La pellicola, liberamente ispirata a 'La donna infedele' di Claude Chabrol, segue la storia di Gleb, un uomo che scopre il tradimento della moglie e uccide l'amante. Ma, come sottolineano gli osservatori europei, la trama gialla è solo un pretesto per un'analisi spietata della Russia contemporanea. Secondo i critici indipendenti russi, 'Minotauro' è il primo lungometraggio a raccontare in modo diretto l'era della 'operazione speciale', trasformando il dramma coniugale in un'allegoria del regime putiniano: la coppia borghese rappresenta la nazione apparentemente normale, mentre la guerra e la mobilitazione incombono come un mostro dentro il labirinto. Dal punto di vista arabo, il film viene letto come una denuncia della complicità silenziosa delle élite, capaci di vivere nella finzione di un'esistenza privilegiata mentre il paese sprofonda nel conflitto.

Il regista, visibilmente commosso, ha ringraziato i produttori di Francia, Germania e Lettonia, che hanno reso possibile un film in lingua russa fuori dalla Russia. La sua presenza a Cannes è stata accolta come un atto di resistenza culturale. I media nordici hanno definito la pellicola 'un calcio nei testicoli a Putin', mentre la stampa francese ne ha lodato la tensione morale e la regia chirurgica. Se la giuria, presieduta da Park Chan-wook, deciderà di premiare la dimensione politica, 'Minotauro' potrebbe diventare la seconda Palma d'Oro per Zvjagintsev, dopo il Leone d'oro per 'Il ritorno' nel 2003.

Con questo film, il regista non solo rompe un silenzio durato quasi dieci anni, ma rilancia un dibattito sull'arte in esilio e sulla capacità del cinema di parlare al proprio paese anche da lontano. Mentre la Russia ufficiale continua a ignorare le voci dissidenti, 'Minotauro' si pone come un documento della coscienza critica di un'intera generazione, destinato a lasciare un segno nella storia del cinema e nella memoria collettiva del conflitto.

Divergenza — chi la racconta come
41%Media
3 blocchi · posizioni da −0.20 a +0.80
CriticoFavorevole
EURALMRUS
Divergenza tra blocchi di stampa
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Stampa europea continentale+0.40

La stampa europea continentale sottolinea il trionfale ritorno di Zvyagintsev a Cannes dopo una grave malattia e l'esilio, inquadrando il film come un'allegoria politica che denuncia la Russia di Putin. L'enfasi è sul coraggio del regista e sul successo critico del film, oltre al messaggio anti-regime.

TrionfoIndignazione
Stampa arabo levante-Maghreb−0.20

La stampa arabo-levantina e maghrebina affronta il film con scetticismo e distacco, concentrandosi sulla sua esposizione allegorica della società russa sotto Putin. La copertura è analitica, nota l'esilio del regista ma mantiene una distanza critica dal tono celebrativo dei media occidentali.

ScetticismoDistacco
Stampa russa e CSI+0.80

La stampa russa celebra il ritorno di Zvyagintsev a Cannes come un trionfo personale e artistico, enfatizzando la sua miracolosa guarigione e l'ovazione per il film. La copertura minimizza le interpretazioni politiche, concentrandosi invece sulla resilienza del regista e sull'orgoglio nazionale di un cineasta russo che ha successo sulla scena mondiale.

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