
Addio a Dick Parry, il sax che rese eterni i Pink Floyd
L'annuncio di David Gilmour chiude il capitolo di un suono inconfondibile, che da Londra a Mosca ha plasmato l'identità sonora di un'epoca e lascia un'eredità incisa nella memoria collettiva europea.
La notizia è arrivata come un accordo minore, improvviso e profondo. David Gilmour ha affidato ai social il congedo da Dick Parry, il sassofonista che con i suoi assoli aveva trasformato la ricerca sonora dei Pink Floyd in un linguaggio universale. Parry si è spento a ottantatré anni, e con lui scompare non un semplice turnista di lusso, ma l'artigiano di quelle melodie di sax che in "Money", "Us and Them" e "Shine On You Crazy Diamond" hanno scolpito l'immaginario rock del tardo Novecento. La notizia, rilanciata dalle principali testate italiane e internazionali, testimonia un cordoglio che valica le generazioni, unendo l'ammirazione degli specialisti alla malinconia di milioni di ascoltatori che in quelle note hanno riconosciuto una colonna sonora esistenziale.
Ciò che colpisce, ripercorrendo le cronache di queste ore, è la coralità del ricordo. Dalla stampa spagnola, che ha raccolto l'omaggio del cantautore Graham Nash al "timbro inconfondibile" di Parry, al quotidiano economico russo Kommersant, che ha rievocato l'immagine del musicista con due sassofoni appesi al collo per passare d'impeto dal baritono al tenore durante "Shine On", emerge il profilo di un interprete capace di farsi architettura timbrica. Non era solo il sassofonista di The Dark Side of the Moon, Wish You Were Here e The Division Bell: come ha ricordato lo stesso Gilmour, Parry era l'amico di adolescenza con cui aveva condiviso la gavetta nelle prime band, e che aveva ritrovato per incidere quei solchi che oggi appartengono alla memoria del patrimonio culturale europeo.
Per chi osserva dall'Italia, la perdita assume un valore quasi domestico. I Pink Floyd sono stati tra i protagonisti di un dialogo mai interrotto con la sensibilità musicale italiana – dal leggendario concerto a Pompei fino all'influenza sul progressive rock nostrano – e il sax di Parry rappresentava la componente più calda e umanistica di un suono altrimenti algido e visionario. Analisti culturali di Bruxelles leggerebbero in questo cordoglio diffuso il segno di come il rock britannico abbia funzionato da collante emotivo per l'Europa del secondo dopoguerra, creando mitologie sonore capaci di resistere alla frammentazione delle scene nazionali. Gli assoli di Parry, in quest'ottica, sono stati una lingua franca che ha parlato a Londra come a Roma o Mosca, senza bisogno di traduzioni.
La scomparsa del sassofonista chiude un cerchio già segnato dallo scioglimento di fatto della band. Il suo contributo al Live 8 del 2005, ultima riunione del quartetto storico, resta il sigillo di una parabola irripetibile. Oggi, mentre il mondo musicale si interroga su quali figure possano ancora incarnare una simile sintesi tra tecnica e anima, resta la consapevolezza che il suono di Parry è fissato per sempre in quelle incisioni. Non sarà più replicato dal vivo, e forse è giusto così: i miti, quando sono veri, non hanno bisogno di sostituti, ma soltanto di un ascolto che continui a rinnovarne la presenza.
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La scomparsa di Dick Parry, sassofonista storico dei Pink Floyd, viene riportata con tono descrittivo e sobrio. Si sottolinea il suo contributo a brani iconici come 'Money' e 'Us and Them', ma senza eccessiva enfasi emotiva. La notizia è presentata come un fatto di cronaca musicale, con un focus sulla carriera e le collaborazioni.
La morte di Dick Parry viene ricordata con rispetto e una certa nostalgia, evidenziando il suo ruolo nel rendere immortali i successi dei Pink Floyd. Si menziona l'annuncio di David Gilmour e si sottolinea l'importanza dei suoi assoli di sax nella storia del rock. Il tono è misurato, con un focus sulla carriera e l'eredità musicale.
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