
Paris Saint-Germain conferma il dominio europeo: secondo trionfo consecutivo in Champions
Ai rigori contro un Arsenal stoico, il PSG di Luis Enrique si impone 4-3 dopo l'1-1 dei supplementari, eguagliando l'impresa del Real Madrid nell'era moderna. Un successo che ridisegna gli equilibri del calcio continentale.
È con un tiro dagli undici metri, ancora una volta, che il Paris Saint-Germain ha scolpito il proprio nome nell’albo d’oro del calcio europeo. Nella serata afosa di Budapest, davanti a oltre sessantamila spettatori, i parigini hanno difeso la corona continentale battendo l’Arsenal ai calci di rigore (4-3), dopo che i tempi regolamentari e supplementari si erano chiusi sull’1-1. Un copione che molti osservatori, soprattutto oltremanica, definiscono crudele per i Gunners: in vantaggio dopo appena sei minuti con un guizzo di Kai Havertz, gli uomini di Mikel Arteta avevano retto l’assedio avversario con una difesa granitica, salvo cedere nella ripresa al rigore trasformato da Ousmane Dembélé. Poi, dal dischetto, gli errori di Eberechi Eze e di Gabriel Magalhães – il brasiliano che ha calciato alle stelle l’ultimo penalty – hanno consegnato al PSG il secondo trionfo consecutivo, impresa che nell’era moderna della Champions (dal 1992) era riuscita soltanto al Real Madrid.
La finale ha messo a confronto due filosofie opposte, entrambe plasmate da tecnici spagnoli. Luis Enrique, artista del possesso e della pressione, ha costruito un PSG capace di logorare l’avversario con un dominio territoriale quasi assoluto (il 68% di possesso palla e undici conclusioni verso lo specchio, secondo le statistiche diffuse dalla UEFA), pur senza la brillantezza offensiva che un anno fa aveva travolto l’Inter. Mikel Arteta, cresciuto alla scuola di Guardiola, ha invece imbrigliato i campioni in carica con un catenaccio moderno, fatto di linee strette e ripartenze fulminee. “È stato un assedio, ma abbiamo resistito fino alla fine”, avrebbe confidato Arteta a caldo, mentre dalla sponda francese si esaltava la resilienza di una squadra che, anche quando ha perso elementi chiave per infortunio, non ha mai smesso di attaccare. Secondo gli analisti iberici, la vittoria segna l’apoteosi del “luisenzismo”, un calcio corale che non dipende dai nomi ma dalla geometria dei movimenti.
L’eco del successo parigino risuona con forza anche in Italia. L’Inter, umiliata 5-0 nella finale del 2025, osserva con apprensione il consolidarsi di una nuova gerarchia continentale che vede i club di Premier League e Ligue 1 contendersi lo scettro, mentre le squadre di Serie A faticano a tenere il passo. “Il gap economico e tecnico si sta allargando”, commentano da Milano gli addetti ai lavori, ricordando che proprio il PSG, sostenuto dai capitali qatarioti, incarna il modello di crescita che i club italiani non riescono a replicare. A Bruxelles, negli ambienti vicini alla UEFA, si sottolinea come la doppietta del PSG possa accelerare il dibattito sulla sostenibilità finanziaria del sistema-calcio, anche se per ora prevale la celebrazione di un duello che ha visto francesi e inglesi darsi battaglia fino all’ultimo respiro.
Guardando avanti, il calcio europeo si prepara a una pausa forzata per il Mondiale 2026, che inizierà tra poche settimane e priverà i club di molti protagonisti. Ma la domanda che già circola tra gli addetti ai lavori è se questo PSG possa ambire a un tris consecutivo, impresa mai riuscita nel calcio moderno. L’Arsenal, dal canto suo, esce dalla finale con l’amaro in bocca ma con la consapevolezza di aver ritrovato una dimensione europea che mancava da vent’anni. La notte di Budapest, insomma, non ha consegnato solo un trofeo: ha mostrato che il vertice del calcio europeo è oggi più affollato che mai, e che la battaglia per la supremazia passa per Budapest, Parigi, Londra, e forse domani anche per Milano o Madrid.
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | +0.20 | neutral |
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
| Stampa iraniana e affini | +0.10 | neutral |
La finale si trasforma in una maxi-operazione di sicurezza per Parigi, con ottomila agenti mobilitati per prevenire disordini come quelli esplosi l'anno scorso dopo il trionfo del PSG. Mentre la città si prepara a un weekend eccezionale tra concerti e calcio, lo scontro con l'Arsenal mette a nudo anche il crescente divario economico tra la Premier League e il resto d'Europa, incarnato dal club londinese amato dai tifosi francesi per il suo romanticismo.
La finale di Budapest consacra la scuola spagnola erede di Guardiola: con Luis Enrique e Arteta in panchina, sarà il nono titolo per un tecnico iberico in Champions League in questo secolo. Dietro lo spettacolo, il vero affare è il business: due rose tra le più ricche del pianeta si contendono il trofeo e il PSG cerca di bissare il successo mentre l'Arsenal, fresco campione d'Inghilterra, punta alla prima Coppa dei Campioni della sua storia.
Parigi Saint-Germain e Arsenal si affrontano con i numeri dalla loro: sette precedenti, due vittorie a testa e tre pareggi. I parigini cercano di prolungare la serie positiva contro club inglesi e battere il record di gol in una singola Champions League, mentre i Gunners sognano di entrare per la prima volta nell'albo d'oro.
Nessuno mette in dubbio che il PSG sia la squadra più completa degli ultimi due anni, ma novanta minuti di gioco possono far vincere anche una squadra con minori probabilità. L'Arsenal può battere i parigini sfruttando i suoi punti di forza: 19 gol da calcio d'angolo in stagione, la pressione alta e una difesa disperata fino all'ultimo istante.
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