
Australia, il bando ai social per under 16 non ferma i ragazzi: otto su dieci ancora online
A tre mesi dall'entrata in vigore della legge, l'81,5% dei minori di 16 anni continua a usare le piattaforme, secondo il rapporto dell'autorità di regolamentazione eSafety.
A tre mesi dall'entrata in vigore del divieto australiano di accesso ai social media per gli under 16, la stragrande maggioranza dei ragazzi continua a utilizzare le piattaforme. Secondo il rapporto pubblicato venerdì 31 luglio dall'autorità di regolamentazione eSafety, l'81,5% dei minori di 16 anni ha dichiarato di usare almeno un social network a marzo, contro l'85,9% registrato prima del bando, entrato in vigore il 10 dicembre. Il calo è quindi di poco superiore a quattro punti percentuali. Il rapporto, basato su un campione di oltre quattromila bambini e famiglie, è il primo di uno studio biennale volto a valutare gli effetti della misura.
La ragione principale della persistenza dell'uso, secondo eSafety, è la mancata implementazione di efficaci sistemi di verifica dell'età da parte delle piattaforme. Circa la metà dei ragazzi che hanno mantenuto l'accesso ha dichiarato che i social non hanno controllato la loro età. Altri hanno riferito che i loro account li indicavano come maggiorenni o che i sistemi di verifica li avevano erroneamente considerati tali. L'autorità ha annunciato a marzo di aver avviato indagini per possibile inosservanza nei confronti di cinque piattaforme: Facebook e Instagram di Meta, Snapchat, TikTok e YouTube di Google. A giugno il governo australiano ha annunciato il raddoppio della sanzione massima per le aziende che violano il divieto, portandola a 99 milioni di dollari australiani (circa 70 milioni di dollari statunitensi), e il rafforzamento dei poteri di raccolta informazioni di eSafety.
Il rapporto evidenzia che, nonostante un calo statisticamente significativo nella proprietà di account su YouTube, Snapchat e TikTok, la frequenza d'uso tra i ragazzi di 10-15 anni è rimasta pressoché invariata. Circa il 58% degli adolescenti ha dichiarato di usare i social media quotidianamente o più spesso, rispetto al 60% precedente al bando. eSafety ha sottolineato che è ancora troppo presto per valutare se gli obiettivi della politica siano stati raggiunti. La legge australiana, la prima al mondo di questo tipo, è stata introdotta per le preoccupazioni sull'impatto dei social sulla salute mentale e fisica dei giovani, e la sua attuazione è seguita con attenzione da molti paesi che stanno valutando misure simili.
In parallelo, anche lo stato di New York ha varato una propria normativa per limitare l'accesso dei minori ai social media. La governatrice Kathy Hochul ha annunciato il 28 luglio le regole finali per l'attuazione della legge SAFE for Kids, che entrerà in vigore all'inizio del 2027. La legge newyorkese impone alle piattaforme di bloccare per default i feed personalizzati algoritmicamente e le notifiche notturne per gli utenti sotto i 18 anni, a meno che non ottengano il consenso esplicito dei genitori, che dovranno a loro volta superare una verifica dell'età. La normativa richiede inoltre che le aziende offrano almeno un metodo di verifica dell'età che non richieda un documento d'identità governativo, e che i dati raccolti per la verifica siano minimi e cancellati immediatamente dopo l'uso. Il prossimo passo per l'Australia sarà la prosecuzione dello studio biennale, mentre le indagini di eSafety sulle cinque piattaforme sono in corso.
| Stampa sud-est asiatica | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.50 | critical |
| Stampa giapponese-coreana | 0.00 | neutral |
Il divieto australiano sui social media sta fallendo perché manca di una verifica dell'età adeguata, e il piccolo calo nell'uso è un colpo alla sua credibilità.
Presentando la diminuzione percentuale come marginale e sottolineando la mancanza di controlli efficaci sull'età, la narrazione inquadra il divieto come mal progettato e inefficace.
L'annuncio del governo di raddoppiare le sanzioni per le aziende tecnologiche non conformi è omesso, il che mostrerebbe una risposta proattiva ai risultati.
Gli adolescenti stanno apertamente sfidando il divieto, e la risposta del governo di raddoppiare le multe è troppo poco e troppo tardi.
Usando la parola 'eludere' e sottolineando l'aumento delle sanzioni, si crea una narrazione di fallimento e misure reattive, implicando che il divieto sia stato mal applicato fin dall'inizio.
Il contesto che il divieto è stato approvato nonostante le diffuse preoccupazioni sul suo disegno è omesso, il che fornirebbe una giustificazione per la mancanza di controlli sull'età.
I dati mostrano che il divieto non ha cambiato il comportamento degli adolescenti, evidenziando la difficoltà di applicare tali restrizioni.
Semplicemente riportando i numeri senza commenti, la narrazione implica l'inefficacia del divieto attraverso il contrasto fattuale, lasciando al lettore trarre la conclusione.
La risposta del governo di raddoppiare le sanzioni e il contesto delle preoccupazioni sul disegno della legge sono omessi, il che aggiungerebbe strati di responsabilità politica.
Allarga lo sguardo
Washington annuncia un’intesa su Hormuz “in poche ore”, ma Teheran nega trattative dirette
9 lingue · 52 testate
Da Economy & MarketsI giganti del petrolio incassano utili record sulla guerra in Iran, Trump accusa le major americane
3 lingue · 21 testate
Da TechnologyGli Emirati Arabi Uniti adottano Aani e Jaywan per i pagamenti federali
1 lingua · 8 testate