
Belgrano nella leggenda: primo titolo ribaltando il River
In una finale drammatica, il Belgrano supera il River Plate 3-2 e conquista il suo primo trofeo di massima serie, scatenando festeggiamenti a Córdoba e furibonde polemiche arbitrali.
Il Belgrano di Córdoba ha scritto una pagina indelebile del calcio argentino, conquistando il suo primo titolo nazionale in 121 anni di storia. La vittoria per 3-2 sul River Plate nella finale del Torneo Apertura 2026, disputata nello stadio Mario Alberto Kempes stracolmo di tifosi, è arrivata con una rimonta tanto emozionante quanto controversa. Dopo essersi trovato due volte in svantaggio, il “Pirata” ha trovato nel finale la forza di ribaltare il risultato, grazie a una doppietta di Nicolás “Uvita” Fernández, entrato nella ripresa, che ha trasformato un rigore concesso dopo revisione VAR e, tre minuti dopo, ha insaccato il gol della vittoria allo scadere. Come osservano i cronisti di Córdoba, si tratta di un’impresa che va oltre lo sport: è il riscatto di una provincia spesso ai margini del potere calcistico della capitale.
La partita era stata dominata a tratti dal River, che aveva risposto colpo su colpo: al vantaggio iniziale di Facundo Colidio, il Belgrano aveva già pareggiato con un colpo di testa di Leonardo Morales su corner di Lucas Zelarayán. Nella ripresa, Tomás Galván aveva riportato avanti il “Millonario”, illudendo i tifosi arrivati da Buenos Aires. Ma la svolta arriva al 78’, quando l’arbitro Yael Falcón Pérez, inizialmente non convinto, viene richiamato dal VAR per un tocco di braccio di Lautaro Rivero in area. Dopo il review, il penalty viene assegnato tra le proteste vehementi della panchina del River. Come ricostruito dalla stampa di Buenos Aires, il tecnico Eduardo Coudet ha perso il controllo, apostrofando il direttore di gara con insulti e venendo espulso, per poi disertare la cerimonia di premiazione.
La scelta di Falcón Pérez ha acceso il dibattito sull’uso del VAR in episodi decisivi. Se per gli analisti della capitale il tocco era “dubbio” e andava interpretato come involontario, i commentatori di Córdoba sottolineano come il braccio fosse largo e l’intervento tecnologico abbia solo corretto un errore evidente. Fatto sta che l’episodio ha innescato la debâcle del River, già provato da un semestre tormentato. Dopo il rigore trasformato da Fernández, il Belgrano ha spinto sull’onda emotiva e ha trovato il 3-2 con una zampata del solito “Uvita” in mischia. Un finale che ha ricordato la storica promozione del 2011, quando sempre il Belgrano, con lo stesso allenatore Ricardo Zielinski e con alcuni reduci, aveva condannato il River alla retrocessione.
Il trionfo del Belgrano non è solo sportivo. Ha innescato festeggiamenti di massa a Córdoba, con migliaia di tifosi riversati in strada, e ha coinvolto la politica locale: il governatore Martín Llaryora ha parlato di “pagina di riscatto dell’Argentina profonda”. Non a caso, la vittoria è caduta nell’anniversario della nascita di Rodrigo Bueno, icona del cuarteto e noto tifoso pirata, alimentando narrazioni quasi mistiche. Con questo titolo, il Belgrano ottiene un posto nella fase a gironi della Copa Libertadores 2027 e si candida come nuova forza del calcio argentino, mentre il River deve leccarsi le ferite e concentrarsi sulla Copa Sudamericana, ultima chance per salvare una stagione fin qui deludente. La sconfitta lascia aperti interrogativi sulla gestione Coudet e sulla tenuta mentale di un gruppo che, come nota la stampa europea che segue il calcio sudamericano, sembra ancora schiacciato dall’eredità di Marcelo Gallardo.
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