
Bruxelles stringe la morsa: il ventesimo pacchetto sanzioni colpisce petrolio, porti e propaganda russa
L’Unione europea ha varato il ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, un provvedimento che segna un ulteriore giro di vite sulle esportazioni energetiche di Mosca e sulle reti di supporto alla guerra in Ucraina. Il cuore della nuova stretta è il divieto totale di fornire servizi per il trasporto marittimo del petrolio russo, una misura che Bruxelles ha approvato ma rinviato fino a quando non vi sarà un coordinamento con il G7. L’obiettivo è chiaro: chiudere il rubinetto delle cosiddette esportazioni parallele, che hanno permesso a Mosca di aggirare il tetto al prezzo del greggio. Parallelamente, l’Unione ha messo al bando i servizi di assistenza alle navi che trasportano gas naturale liquefatto russo, mentre dal 2027 scatterà il divieto per gli impianti terminalistici di rifornire le compagnie controllate da cittadini russi. Una mossa che secondo gli analisti di Bruxelles mira a colpire la capacità di Mosca di monetizzare le sue risorse energetiche nel lungo periodo, in attesa di una transizione europea verso fonti alternative.
Il pacchetto non si limita all’energia. Sono finiti sotto sanzione due porti strategici come Murmansk, nell’Artico, e Tuapse, sul Mar Nero, insieme al terminale petrolifero indonesiano di Karimun, utilizzato per il transito di greggio russo verso i mercati asiatici. A questi si aggiungono quarantasei navi della cosiddetta flotta ombra, che con bandiere di comodo e assicurazioni opache ha permesso a Mosca di eludere le restrizioni precedenti. Dal punto di vista finanziario, l’Ue ha bloccato le transazioni con venti banche russe, mentre sul piano individuale sono state colpite personalità di rilievo: il rapper Timati, accusato di diffondere propaganda bellica e di aver espresso sostegno all’annessione della Crimea, e il direttore dell’Ermitage Mikhail Piotrovsky, considerato da Bruxelles un uomo vicino al Cremlino e coinvolto in scavi archeologici non autorizzati in Crimea. L’ottica di Mosca è di denunciare queste misure come un atto di guerra economica, mentre Pechino osserva con interesse, pronta a intercettare i flussi energetici che l’Europa sta progressivamente respingendo.
Guardando avanti, il ventesimo pacchetto rappresenta un tentativo di rendere le sanzioni più efficaci dopo mesi di erosione e aggiramento. Per l’Italia, che importa ancora una quota significativa di gas russo – sebbene in calo – la sfida è duplice: sostenere la linea di Bruxelles senza sacrificare la competitività delle proprie imprese, in particolare nel settore della raffinazione e dei servizi portuali. Il rinvio del divieto sui servizi petroliferi suggerisce che l’Ue è consapevole della necessità di non creare shock immediati sul mercato globale, ma la direzione è ormai segnata: l’Europa sta progressivamente recidendo ogni collegamento energetico con Mosca, mentre il Cremlino cerca nuovi canali verso l’Asia. Il prossimo passo, secondo gli analisti di Washington, potrebbe essere un inasprimento delle restrizioni sul gas liquefatto, settore in cui l’Italia ha ancora interessi rilevanti. La partita è aperta, e il ventesimo pacchetto è solo un capitolo di una strategia che punta a logorare la macchina bellica russa senza paralizzare l’economia europea.
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