
Bruxelles vara il ventesimo pacchetto sanzioni, Mosca promette ritorsioni dure e l’Europa si prepara al ventunesimo
Il ventesimo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia è stato approvato giovedì a Bruxelles dopo settimane di tensioni interne, segnando la misura più ampia degli ultimi due anni. Slovacchia e Ungheria avevano a lungo bloccato l’intesa, ritirando il veto solo dopo la ripresa dei flussi lungo l’oleodotto Družba, segno di quanto la dipendenza energetica continui a dettare l’agenda del Vecchio continente. Le nuove restrizioni colpiscono venti istituti bancari russi, il trasporto di gas naturale liquefatto, le piattaforme crittografiche e una quarantina di navi aggiunte alla lista nera.
A Mosca la reazione è stata immediata e severa. Maria Zacharova, portavoce del ministero degli Esteri, ha dichiarato che il Cremlino risponderà con misure “dure”, elaborate e attuate esclusivamente in funzione degli interessi russi. La diplomazia russa ha poi calato la metafora del boomerang: ogni sanzione, ha fatto sapere la rappresentanza permanente presso l’Unione europea, finirà per ritorcersi contro chi l’ha scagliata, mentre l’economia russa disporrebbe di un “enorme margine di resistenza”.
Secondo l’ottica di Pechino, che in queste settimane ha rafforzato la cooperazione con Mosca, il nuovo pacchetto rappresenta un’ulteriore prova dell’unilateralismo occidentale, destinato a indebolire la sicurezza alimentare ed energetica dei paesi in via di sviluppo, già messi in ginocchio dall’impennata dei prezzi delle materie prime. Da Bruxelles, però, la linea non accenna a cambiare. La responsabile della diplomazia europea, Kaja Kallas, ha sollecitato un ripensamento delle cosiddette “linee rosse” che finora hanno frenato sanzioni più incisive, annunciando che i lavori per il ventunesimo pacchetto sono già in corso.
La sfida per l’Europa rimane duplice: da un lato colpire le entrate russe senza innescare una crisi energetica interna, dall’altro tenere unito un fronte che mostra crepe sempre più evidenti. Per l’Italia, paese storicamente esposto alle forniture di gas russo e ora al centro del dibattito sul futuro del Green Deal, l’escalation sanzionatoria impone una riflessione urgente. Se da un lato Roma ha sostenuto le decisioni continentali, dall’altro l’ipotesi di un ventunesimo pacchetto rischia di acuire le tensioni con quei partner, dentro e fuori l’Unione, che già oggi pagano il conto più salato di una guerra economica destinata a durare.
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