
Caos negli stadi marocchini, Hakimi infortunato: il calcio africano tra tensioni e sogni mondiali
La decisione della Lega nazionale di calcio professionistico marocchina di vietare la trasferta dei tifosi ospiti, dopo gli scontri di Rabat tra Raja Casablanca e AS FAR, segna una svolta drastica nella gestione della sicurezza negli stadi del Regno. Le immagini della violenza nel complesso Principe Moulay Abdellah hanno spinto le autorità a chiudere gli spazi riservati ai sostenitori visitatori e a sospendere la vendita di biglietti per le squadre in trasferta, una misura che secondo gli analisti di Rabat era inevitabile per garantire la regolarità del campionato. La reazione non si è fatta attendere: il gruppo ultrà "Fatal Tigers" del Maghreb di Fes ha definito il provvedimento ingiusto, sottolineando come la tifoseria del club sia sempre stata esemplare e che le violenze restano episodi isolati. Intanto, il divieto è già stato applicato alla partita tra CODM Meknes e MAS Fes, con la società che ha offerto rimborsi ai propri tifosi per evitare nuovi disordini.
Se il panorama interno marocchino è segnato da tensioni, sul piano internazionale il Paese si conferma protagonista con i suoi campioni. Achraf Hakimi, elogiato dal tecnico del Psg Luis Enrique come «una macchina marocchina, come avere tre giocatori in uno», è purtroppo costretto ai box per un infortunio alla coscia che lo terrà fuori dal ritorno di Champions contro il Bayern Monaco. Il terzino, che nella stagione 2025-26 vanta sei assist nella massima competizione europea – a solo due lunghezze da Vinícius Júnior e Olise – era già apparso sofferente nella gara d’andata, ma la decisione di tenerlo in campo potrebbe aver aggravato il problema. Il suo recupero diventa cruciale in vista del Mondiale 2026, dove il Marocco, dopo lo storico quarto posto del 2022, sogna un nuovo exploit.
La prospettiva di un incrocio tra Marocco e Olanda già ai sedicesimi di finale, dopo il sorteggio di dicembre, tiene banco nei Paesi Bassi: l’ex giocatore e opinionista Hans Kraay jr. teme un confronto troppo precoce, auspicando fortuna per evitare la squadra nordafricana. Intanto, in casa Oranje, il centrocampista marocchino del Psv Ismael Saibari segue un programma riabilitativo speciale a Eindhoven per smaltire un fastidio muscolare, con l’obiettivo di arrivare al Mondiale in piena forma.
Dall’altra parte dell’oceano, il Sudafrica si prepara con metodo all’esordio in Messico contro il Tri: la selezione di Hugo Broos arriverà a Città del Messico con due settimane d’anticipo, stabilendo il proprio ritiro a Pachuca, città ancora più alta della capitale, per acclimatarsi ai duemila e duecento metri d’altitudine. Una strategia che dimostra quanto l’aspetto fisico e logistico sia diventato decisivo nel calcio moderno.
Sul fronte delle competizioni africane, la CAF ha ufficializzato le date dell’AFCON 2027, che si terrà dal 19 giugno al 17 luglio in Kenya, Tanzania e Uganda, anche se la sede della partita inaugurale e della finale resta da definire. Ma già si accendono polemiche: il rinvio della finale di Champions League africana tra AS FAR e una squadra sudafricana, spostata al 17 maggio con motivazioni legate a vincoli organizzativi, è stato letto da molti osservatori marocchini come una decisione iniqua che penalizza il club di Rabat in termini di recupero e viaggio.
In questo mosaico di eventi, il Marocco si conferma crocevia di contraddizioni: da un lato, le misure restrittive imposte per domare la violenza negli stadi sollevano interrogativi sulle libertà dei tifosi e sulla capacità delle istituzioni di prevenire gli scontri senza sacrificare la partecipazione popolare. Dall’altro, il talento dei suoi calciatori e la loro presenza nei grandi palcoscenici europei e mondiali proiettano il Paese come ambasciatore del calcio africano. La vera sfida, ora, è trasformare l’entusiasmo per i successi individuali in una gestione collettiva più matura del fenomeno sportivo, dentro e fuori dal rettangolo di gioco.
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