
Colombia al ballottaggio: lo scontro tra Cepeda e De la Espriella scuote anche Roma e Washington
L’interferenza di Trump e Meloni infuria Petro, mentre i candidati si contendono la presidenza su pace, Amazzonia e futuro energetico.
Al culmine di una campagna già segnata da tensioni, il presidente colombiano Gustavo Petro ha scatenato un duro attacco contro Donald Trump e Giorgia Meloni, accusandoli di interferire nelle elezioni del suo paese. Da Montería, Petro ha denunciato la rottura di un presunto patto di non ingerenza dopo che l’ex presidente statunitense ha pubblicamente appoggiato il candidato della destra, Abelardo de la Espriella [A1]. Poche ore prima, era emersa una conversazione telefonica tra la premier italiana e lo stesso De la Espriella, che ha fatto infuriare Petro al punto da evocare lo spettro di Mussolini e le camicie rosse di Garibaldi: «Noi siamo le camicie rosse di Garibaldi», ha dichiarato, secondo quanto riportato dalla stampa italiana, in un’escalation verbale che allarma gli osservatori europei [A12]. L’endorsement di Trump, unito all’interessamento di settori repubblicani statunitensi vicini a Marco Rubio, ha trasformato il ballottaggio colombiano in un campo di battaglia simbolico tra due visioni del mondo.
In vista del 21 giugno, i due contendenti si stanno riposizionando. Iván Cepeda, senatore del Pacto Histórico e fedele alleato di Petro, punta sull’eredità del governo uscente e sulla mobilitazione digitale, ma ha incontrato difficoltà nell’organizzare un dibattito televisivo con l’avversario [A3, A5]. De la Espriella, avvocato e outsider che ha ottenuto il maggior numero di voti al primo turno, rifiuta di concordare regole precise per il confronto, accusando Cepeda di volerlo evitare. Intanto, il Partito Liberale, pur lasciando libertà di voto, ha dichiarato una sintonia di fondo con le proposte del candidato conservatore, specie sulla difesa della Costituzione del 1991, ma De la Espriella ha respinto quell’appoggio definendo il partito «un’appendice del petrismo» [A4, A13]. Sul fronte organizzativo, il Consiglio Nazionale Elettorale ha aperto la piattaforma per l’accreditamento dei testimoni elettorali, mentre le autorità di sicurezza si preparano a blindare un voto che coinvolgerà oltre 41 milioni di colombiani [A2, A7].
Il confronto non è solo tattico. I profili dei candidati delineano due destini opposti per la Colombia. De la Espriella, con il suo appello alla «derrota del narcoterrorismo» senza negoziati di pace e il rifiuto di ogni concessione ai gruppi armati, incarna una linea di rottura rispetto ai processi di dialogo avviati da Petro [A8, A10]. Cepeda, invece, è il garante della continuità di un progetto progressista che ha fatto della transizione energetica e della protezione dell’Amazzonia una bandiera. Proprio l’Amazzonia è al centro delle preoccupazioni internazionali: secondo analisti statunitensi, una vittoria di De la Espriella potrebbe accelerare lo sfruttamento dei combustibili fossili e ridurre le tutele per le comunità indigene, con ripercussioni dirette sugli impegni climatici globali [A11]. Per Bruxelles, e in particolare per l’Italia, che con la Colombia intrattiene rapporti economici e diplomatici consolidati, l’esito del voto misurerà la tenuta della sinistra latinoamericana e la capacità dell’Unione di esercitare una influenza moderatrice in una regione contesa tra Washington e nuove potenze.
Mentre il paese si avvicina al ballottaggio, il braccio di ferro tra i due modelli si fa sempre più aspro, e lo sguardo del mondo resta puntato su Bogotà. La posta in gioco va oltre i confini colombiani: dalle foreste pluviali agli equilibri geopolitici, il responso delle urne ridisegnerà le alleanze di un continente in bilico.
| Stampa latinoamericana | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.50 | critical |
In Colombia il ballottaggio tra il progressista Iván Cepeda e il conservatore Abelardo de la Espriella si svolge in un clima di scetticismo. Il Partito Liberale dà un cauto appoggio a de la Espriella ma lascia libertà di voto, mentre infuriano le polemiche sui dibattiti e sull'uso dell'intelligenza artificiale per costruire l'immagine del candidato conservatore. Il presidente uscente Petro attacca Trump per aver espresso sostegno all'avversario.
La telefonata della premier italiana Giorgia Meloni al candidato conservatore colombiano Abelardo de la Espriella scatena la furia del presidente uscente Gustavo Petro, che evoca Mussolini e le camicie rosse di Garibaldi. L'episodio viene letto come l'ennesima interferenza della destra europea nelle elezioni latinoamericane, con un tono tra l'ironico e il paternalistico verso lo scontro retorico. La vicenda trasforma il ballottaggio colombiano in uno scontro a distanza tra sovranismi contrapposti.
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