
Concacaf respinge il piano Infantino: no alla privatizzazione del Mondiale
Le 41 federazioni continentali bocciano all’unanimità la proposta di vendere quote a fondi privati, mentre la UEFA minaccia il boicottaggio.
Giovedì 30 luglio, la Concacaf – la confederazione che riunisce le federazioni calcistiche del Nord e Centro America e dei Caraibi – ha respinto all’unanimità il progetto del presidente della FIFA, Gianni Infantino, di aprire il capitale commerciale della Coppa del Mondo a investitori privati. Una decisione maturata al termine di una riunione straordinaria dei presidenti delle 41 associazioni affiliate, che segna un nuovo e pesante fronte di opposizione dopo l’annuncio, solo poche ore prima, del boicottaggio decretato dalla UEFA.
Nel comunicato diffuso dopo l’incontro, la Concacaf ha elencato le ragioni del rifiuto: «profonda preoccupazione per la mancanza di giusto processo, la scadenza artificialmente breve imposta e l’assenza di qualsiasi revisione o approvazione da parte degli organi di governo della FIFA». I membri hanno inoltre messo in dubbio la necessità di ricorrere a capitali privati per finanziare i programmi di sviluppo FIFA Forward, dopo quello che è stato definito «il Mondiale più redditizio della storia». La confederazione ha ribadito la richiesta di maggiore trasparenza e di una governance adeguata, incaricando i propri rappresentanti nel Consiglio FIFA di valutare come utilizzare le «vaste riserve esistenti» dell’organizzazione per incrementare i fondi destinati alla regione.
La proposta di Infantino, presentata il 19 luglio, prevede la creazione di una società controllata – FIFA Forward Enterprise – che gestirebbe i diritti televisivi, gli sponsor e la vendita dei biglietti, aprendosi a soci di minoranza con l’obiettivo di raccogliere fino a 4,2 miliardi di dollari, sulla base di una valutazione complessiva di 20 miliardi. In cambio, la FIFA prometteva di aumentare i contributi alle federazioni da 8 a 20 milioni di dollari per ciclo, più un pagamento straordinario di altri 20 milioni a chi avesse accettato entro il 19 settembre. Ma la mossa ha scatenato una reazione severa e compatta: la UEFA ha annunciato che nessuna nazionale europea parteciperà a competizioni FIFA finché la proposta resterà in vigore, definendo la Coppa del Mondo «non in vendita» e denunciando «un’abdicazione del dovere di custode del calcio mondiale». Anche la Asian Football Confederation ha inviato una lettera di fuoco alle sue 47 affiliate, avvertendo che il piano non potrà mai avere successo senza il consenso di tutte le confederazioni.
La Concacaf, che include i tre paesi organizzatori dell’ultimo Mondiale – Stati Uniti, Messico e Canada – ha scelto una strada di ferma opposizione ma non ha aderito esplicitamente alla minaccia di boicottaggio. Ha invece affidato ai propri membri del Consiglio FIFA il compito di istruire il presidente Infantino affinché «qualsiasi questione segua i corretti processi di governance attraverso lo staff e il Consiglio FIFA, in conformità con gli statuti». Un messaggio chiaro: «Il futuro del calcio – e il suo patrimonio più prezioso – deve rimanere nelle mani della nostra famiglia calcistica».
Con il no delle Americhe e dell’Europa, il progetto appare ora in bilico, mentre il calcio mondiale attende di sapere se la FIFA insisterà o farà marcia indietro di fronte a una rivolta senza precedenti.
| Stampa latinoamericana | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | −0.20 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
| Stampa africana subsahariana | −0.50 | critical |
La Concacaf, custode del calcio nordamericano, respinge con forza l'intrusione di capitali privati e riafferma che il pallone appartiene alla 'famiglia del calcio'.
Il rifiuto è presentato come un atto di autodifesa collettiva contro un'imposizione esterna, enfatizzando l'unanimità e la preoccupazione per la mancanza di procedure trasparenti, quasi a evocare una minaccia alla democrazia interna.
La regione si allinea al rigetto ma senza toni accesi, limitandosi a evidenziare gli aspetti procedurali carenti.
Il resoconto sottolinea la mancanza di trasparenza ma evita di entrare nel merito politico, mantenendo una posizione equidistante quasi da osservatore.
The Atlantic press records Concacaf's rejection and compares it to UEFA's harder line, noting the divergence without taking sides.
The framing focuses on differences in reaction between confederations, highlighting Concacaf's caution versus the European boycott threat, thereby downplaying the move's significance.
Le federazioni africane solidarizzano con Concacaf, mettendo in luce il malcontento verso la governance autoritaria di Infantino e la sensazione di essere escluse dalle decisioni.
Il rifiuto è incorniciato come un sintomo di una crisi di fiducia nella leadership FIFA, personalizzando la tensione tra Infantino e le federazioni minori.
Viene omesso che la Concacaf non ha appoggiato la minaccia di boicottaggio dell'UEFA, concentrandosi invece sul dissenso interno.
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