
Dazio Ue sui piccoli pacchi, rincaro visti in Giappone: la raffica di tariffe che ridisegna consumi e mobilità
Dal 1° luglio 2026 scattano nuove imposte doganali per gli acquisti online extra-Ue (5 euro in Italia) e Tokyo quintuplica i costi dei visti dopo 48 anni. L’Iran riforma i buoni alimentari.
Dal 1° luglio 2026, ogni pacco di modico valore spedito da paesi extra-Ue verso l’Italia sarà gravato da un’imposta di 5 euro: 3 euro di dazio comunitario e 2 euro di contributo nazionale, quest’ultimo introdotto dall’ultima legge di bilancio e dopo un rinvio tecnico ora in scadenza. La norma europea colpisce tutte le merci sotto i 150 euro e nasce per contrastare rischi sanitari, violazioni della proprietà intellettuale e l’enorme flusso di prodotti a basso costo, in prevalenza dai colossi cinesi dell’e-commerce come Temu e Shein. Nel 2025, gli italiani hanno ordinato 396 milioni di articoli extra-Ue, il 98% dei quali dalla Cina; un quarto sono capi d’abbigliamento.
Le associazioni della logistica e del commercio italiane — Confetra e Aice Confcommercio — calcolano che l’onere combinato farà crollare almeno il 50% dei traffici mercantili, con una perdita per l’erario stimata in 25 milioni di euro. Chiedono la cancellazione o un ulteriore differimento del balzello nazionale, che il ministero dell’Economia aveva posticipato al 30 giugno 2026 per adeguare i sistemi informativi doganali. Un esperto svedese di diritto dei consumi sottolinea inoltre che la tassa si applica anche agli ordini inoltrati prima dell’entrata in vigore, se la merce giunge dopo, e non è rimborsabile in caso di reso per ripensamento: un deterrente all’acquisto impulsivo, ma anche un costo nascosto per il cliente.
In una mossa parallela, il Giappone rivoluziona dopo quasi cinque decenni le proprie tariffe d’ingresso: dal 1° luglio 2026 il visto a singolo ingresso passa da 3.000 a 15.000 yen (circa 100 euro), quello multi-ingresso da 6.000 a 30.000 yen, mentre i diritti per i permessi di soggiorno schizzano fino a 300.000 yen per la residenza permanente. Tokyo giustifica l’adeguamento con l’inflazione e le oscillazioni valutarie e si dice fiduciosa che il turismo non ne risenta. Allo stesso tempo, l’Iran rivede il sistema di buoni alimentari (kala-berg): il ministero del Welfare esclude tagli generalizzati ai ceti medi, ma è pronta una revisione per i nuclei più abbienti — auto sopra i 5 miliardi di toman o immobili sopra i 50 miliardi — mentre l’esecutivo rafforza il credito per i decili a basso reddito. Il riassetto segue la svalutazione del rial e i costi di trasporto di guerra, con un container dall’India passato da 2.000 a 6.000 dollari.
Lo scenario del luglio 2026 tratteggia così un protezionismo diffuso ma selettivo: l’Europa cerca di arginare l’invasione dei pacchetti low cost, Roma e Stoccolma valutano il confine tra tutela dei consumatori e freno al commercio, mentre in Asia si ricalibrano visti e welfare. L’esito immediato per gli acquirenti italiani sarà una filiera più cara per gli acquisti transfrontalieri, con la decisione finale sul contributo da 2 euro attesa a brevissimo termine.
| Stampa iraniana e affini | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | +0.20 | neutral |
L'Iran denuncia l'aumento delle tasse come un atto ostile delle potenze straniere contro la sua sovranità.
La ripetizione del termine 'coordinato' crea l'immagine di un complotto internazionale.
Non menziona che l'aumento delle tasse è parte di una tendenza globale di adeguamento amministrativo.
L'UE presenta gli aumenti come un passo tecnico verso l'armonizzazione globale.
Usa un linguaggio burocratico per normalizzare la decisione.
Non evidenzia l'impatto sproporzionato sui cittadini iraniani.
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